Una citazione al giorno

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mercoledì 2 maggio 2012

Scuola-famiglia: quando il rapporto è distruttivo

Le istituzioni dello Stato insistono nel porre in stretta relazione la scuola e la famiglia al fine di migliorare l'educazione degli studenti. In linea di principio è corretto, anzi auspicabile, necessario per l'educazione delle persone, infatti tutte le scuole libertarie adottano tale principio. Il problema però è sempre quello: quale famiglia e quale scuola? Quali sono i modelli familiari dominanti? E quali quelli della scuola? Ambedue le realtà rispondono ad un medesimo fine occulto, ma generalmente sia i genitori, sia i docenti non conoscono questo fine.
Ad un'osservazione superficiale, ognuno di noi, pensando all'educazione che ha avuto e guardando la famiglia in cui si trova, metterebbe la mano sul fuoco sulla propria incrollabile moralità e capacità educativa. Ciò perché la maggior parte delle persone intende l'educazione (in famiglia e a scuola) come una sorta di palestra dove è giusto che si debbano seguire norme ed esercizi precisi. E anche qui dovremmo domandarci qualcosa: quale tipo di norme e quali esercizi? Quale natura hanno? Naturalmente quelli della famiglia e anche quelli della scuola sono norme ed esercizi di stampo autoritario, borghese, moralistico-cattoliche, gerarchizzanti, cioè norme ed esercizi che, comunque la si pensi, vanno a sostituire la parte umana e pura della persona con una regolamentazione che è assolutamente artificiale, normalizzante, omologante, coercitiva, autoritaria. L'insieme di queste norme formano la morale alternativa e predominante in cui tutti siamo calati.
A partire da questa morale artificiale imposta per tradizione e codificata dal pensiero borghese autoritario, ognuno tende a valutare il proprio metodo educativo per i figli secondo criteri ritenuti corretti e che hanno come fine l'annientamento della fiducia dell'educando e la sua conseguente e futura dipendenza ad un'autorità, e come mezzo la paura costante di sbagliare, di infrangere la norma, di non essere all'altezza di, di essere inferiore a. Più i figli accettano le norme borghesi e le rispettano, cioè più il figlio si annienta in termini di fiducia in se stesso, di pensiero critico e di autodeterminazione, più gli adulti tendono a valutare positivamente l'effetto dell'educazione impartita e il metodo educativo stesso. Anche da queste cose ci si può rendere conto di come tutto l'impianto pedagogico tradizionale sia antiumano e profondamente sbagliato, sia a scuola, sia in famiglia.
Se le istituzioni vogliono che vi sia uno stretto rapporto tra famiglia e scuola non è certo un caso. In questo modo, infatti, l'effetto del metodo educativo autoritario familio-scolastico si raddoppia e si autoalimenta in un circolo vizioso, secondo cui da una parte la scuola interviene nel rapporto figli-genitori, dall'altra parte i genitori intervengono sulla 'buona condotta' scolastica del figlio, agendo coercitivamente su di lui, spronandolo (con punizioni o premi) nella disciplina voluta da tutto il sistema, non solo da quello scolastico e familiare. Un cane che si morde la coda. E tutti, anche i figli costretti in questo circolo vizioso, sono convinti che questo sia il metodo educativo migliore, anzi l'unico e giusto.
Ed è anche qui la chiave per comprendere come la maggior parte degli individui pensi che la gestione sociale di cui soffriamo, condotta dalle mani dello Stato (di cui i governi sono la sua imago operativa), sia l'unica possibile, l'unica esistente e giusta. Crescendo nel e col modello educativo tradizionale, normato dall'alto, e non sapendo o non volendo approfondire, studiare, conoscere altre pedagogie, altri modelli umani, rispettosi delle esigenze individuali, difficilmente le persone riusciranno a trovare -e persino ad accettare- un'altra concezione di gestione sociale. Sembrerà loro di non aver più il terreno sotto i piedi.
Non è neppure un caso che il fascismo abbia adottato come slogan: dio, patria, famiglia. A queste tre paroline, le istituzioni 'democratiche' e 'repubblicane' ne hanno aggiunta un'altra: la scuola. Il quadrato si chiude perfettamente a formare un ferreo recinto mentale e comportamentale. Le quattro parole, deformate nel loro intimo, ovvero rivestite di norme artificiali e autoritarie che sostituiscono la morale naturale degli esseri umani, vanno così a formare i quattro pilastri portanti del sistema culturale attuale e imperante. Cos'hanno in comune queste parole svuotate di quel che forse avrebbero anche di buono? La disciplina. E quest'altra parola meriterebbe ancora molte pagine di riflessione. Non qui. Non ora. Solo dico: non è forse la disciplina il culmine educativo del militarismo? E da dove pensate che arrivi il modello statale, se non da una originaria e criminale imposizione gestionario-militare sui popoli?

Nessun commento:

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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