Una citazione al giorno

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Data Rivoluzionaria

venerdì 28 settembre 2018

La scuola è violenza dottrinale istituzionalizzata


Tra gli obiettivi della scuola, intendo tra quelli mai dichiarati e sempre negati, ma che sono perfettamente osservabili e valutabili, c'è anche quello, importantissimo, di far credere che la scuola (se stessa) sia utile alle masse. Per emanciparle (sic!). La scuola, come ogni istituzione dello Stato, è costituzionalmente preposta alla propria autosantificazione ed autocelebrazione; essa inculca alla gente la convinzione secondo la quale non vi è redenzione senza scuola. Di più: senza scuola l'umanità sarebbe rincretinita, perduta e destinata all'autodistruzione. Cosa che sta avvenendo invece in piena scolarizzazione obbligatoria di massa. E sono invece le masse, in quanto tali, sempre cretine.
Questa bizzarra e fasulla convinzione secondo cui la scuola renderebbe liberi, saggi e salvi (e persino più intelligenti), tende ad acuirsi in ragione del tempo che passa nel crederla vera. Ovvio, una convinzione si rafforza sempre col tempo, fino a vedere la gente che, come ai giorni nostri, non si pone più alcuna domanda: accetta, crede, obbedisce e insegna quello che è diventato ormai un dogma inviolabile, una verità incontestabile, anche se i fatti la smentiscono categoricamente.
Eppure, neanche tanto tempo fa, la scuola non era ancora ritenuta un sacro sacello. Negli Stati Uniti, a suo tempo, ci furono grandi proteste contro la decisione del governo di rendere la scuola obbligatoria; certe cronache di fine Ottocento, ad esempio, sempre in Nord America, riportano la notizia di soldati che trascinavano a scuola file di ragazzini disperati e in lacrime sotto la minaccia delle armi. Si va a scuola come in caserma, e per ambedue le istituzioni la parola comune è, guarda caso, 'disciplina'. Quei ragazzini, con i genitori in protesta, sapevano bene a cosa stavano andando incontro, e cosa stavano lasciando, loro malgrado.
Oggi, a forza di retoriche autocelebrazioni da un lato e di demonizzazione della vita-fuori-dalla-scuola dall'altra, la prassi educativa per mezzo di agenzie certificate dal sistema ha fatto diventare la scuola una tappa imprescindibile, un automatismo, una sacra liturgia, seppur vissuta dai ragazzi, a ragione, come un enorme e inutile sacrificio. Tale è! ma, per inciso, non è forse la Chiesa che prende i bambini (anche lei) e dice loro che tutta la vita è un sacrificio e che, zitti e remissivi, dobbiamo soffrire e prepararci alla sofferenza di una vita in servitù? Menzogne su menzogne!
Insomma, se ieri era normale ribellarsi contro la scuola obbligatoria, oggi siamo di fronte a masse di persone entusiaste nel vedere che esistono persino progetti contro la 'dispersione scolastica'. Tutto dire. Certo, chi da millenni fa affari con le caserme di ogni genere non può ammettere alcuna diserzione, e fa credere alla gente che la vita fuori dalla caserma sia 'dispersione', o luogo di perdizione della recluta. E la gente ha finito per crederlo!
Il disegno di James Ensor del 1889, dal titolo 'Alimentation doctrinaire' (alimentazione dottrinaria), rappresenta le forze che sono responsabili del progetto pedagogico di questo sistema. Sono le figure che ordinano e attuano l'indottrinamento delle masse, sì da poterle governare facilmente. Guardate bene: oltre al vescovo, oltre al generale, oltre al sovrano, e oltre al giudice, potete notare il pedagogo, l'educatore, il quale regge un cartello didascalico con su scritto 'Instruction obligatoire' (istruzione obbligatoria).
Non aggiungerei altro, mi fermerei qui per non offendere la vostra intelligenza, credo che da soli sappiate decodificare l'immagine e capirne il senso, dico solo che è vero, sì, le masse hanno un assoluto bisogno di emanciparsi, ma anzitutto da quell'istituzione che le ha rese tali, obbedienti, serve, deboli con i forti, e forti con i deboli.

lunedì 17 settembre 2018

Descolarizzazione: alcune considerazioni di Paul Goodman

Un cervello fecondo, critico e straordinario come Paul Goodman manca sempre nel panorama editoriale italiano. Salvo due o tre libri tradotti nella nostra lingua, tutti gli altri, e sono tanti, latitano sui nostri scaffali e nelle biblioteche. Ritengo questo un grave e colpevole vuoto. 
Vorrei trascrivere qui qualche cosa che ho voluto tradurre per i fatti miei, naturalmente attinente al tema dell'educazione, della scuola, dell'apprendimento incidentale, della descolarizzazione, di cui Goodman è stato un fervente promotore e sostenitore. Ivan Illich colse immediatamente la preziosità del pensiero di Goodman e volle attualizzarlo, puntualizzandolo in un'analisi se possibile ancora più meticolosa e ampia, nel suo 'Descolarizzare la società' (testo più attuale oggi che nel 1971). 
Di seguito, dunque, leggerete alcune affermazioni lapidarie di Paul Goodman che - bisognerà tenerne conto - sono il frutto di un lungo percorso critico e analitico. Egli scrive così su 'La Critique sociale':
[...]
Io penso che:
- L'educazione incidentale dovrebbe essere il principale metodo di apprendimento.
- La maggior parte dei licei dovrebbero essere eliminati. Altri tipi di comunità di giovani dovrebbero assumere le funzioni sociali dei licei.
- L'educazione universitaria dovrebbe generalmente seguire, e non precedere, l'ingresso nella professione.
- L'obiettivo principale degli educatori dovrebbe essere quello di assicurarsi che le attività della società permettano di attuare l'educazione incidentale.
- Lo scopo della pedagogia elementare fino a dodici anni dovrebbe essere quello di proteggere e nutrire la libera crescita del bambino, poiché la pressione familiare e quella sociale sono troppo forti perché un bambino possa resistergli.

RIESAMINIAMO GLI ARGOMENTI DI QUESTO PROGRAMMA.

- Noi dobbiamo diminuire la scolarizzazione perché la sua interminabile tutela va contro la natura e, di fatto, blocca la crescita.
- Gli sforzi che tendono a sottomettere il processo di maturazione ad un programma scolastico scoraggiano i giovani e guastano una grande parte delle loro capacità di apprendimento e adattamento.
- La scolarizzazione non prepara ad una vera azione; essa è lo scopo di se stessa. Soltanto quelli che hanno dei talenti accademici, tra il 10 e il 15% secondo Conant, ricavano profitto da questa attività inutile, senza provare noia e senza rimanerne mutilati.
- Il nostro sistema educativo, che isola di fatto i giovani dalle generazioni più adulte, aliena i giovani. E nonostante questo rimane assurdo, per molti dei più brillanti e sensibili giovani, escludersi dalla società o affrontarla in modo ostile. Questo stato di cose non conduce a una ricostruzione sociale.

Trailer del film 'Paul Goodman ha cambiato la mia vita' che, temo, non vedremo mai nei cinema italiani.


Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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