Una citazione al giorno

Una citazione al giorno -

domenica 25 dicembre 2011

Giro giro tondo, ecco cambia il mondo!

Avere come priorità la descolarizzazione della società vuol dire tenere a cuore la questione della formazione culturale e morale delle generazioni a venire, ma anche concretizzare la promessa di una società autodeterminata e responsabile fatta di individui autonomi e liberi.
Descolarizzare, cioè smantellare la morale che è stata costruita intorno a quella 'falsa coscienza' fatta di abitudini borghesi che portano anche all'aggressività, è necessario per far riemergere la natura libera e cooperativa dell'Uomo, la sua morale più naturale, quella autentica, scevra da tutte le opportunistiche sovrastrutture.
E' dunque quella dell'abbattimento della morale imposta un obiettivo vitale se si vuole cambiare il mondo, il sistema globale che possiamo definire 'di autorità per l'autorità'. E oltre ai pedagogisti e agli anarchici, ben lo sapeva anche Giorgio Gaber che in questa canzone esprime il senso di quanto detto. Più che una canzone è un auspicio, un invito, un'urgenza.
Occorre aiutare i bambini a staccarsi dalla morale 'stanca e malata' di un mondo di adulti ormai troppo intossicati e troppo convinti del fatto che ciò che hanno imparato a loro volta sui banchi di scuola e nella vita sia corretto, 'esperenziale', giusto, buono, indispensabile, utile, ma che invece porta inevitabilmente -come vediamo- all'alienazione e alla sudditanza, all'incertezza e alla paura, al crimine e al desiderio inconscio di costruirsi varie autorità alle quali affidare il proprio destino e quello degli altri, per poi dire: 'è giusto che sia così, non ci si può fare nulla'. Invece si può fare molto, seguiamo le parole di Gaber (secondo me, la canzone anarchica più lungimirante al mondo). Buon ascolto.

giovedì 22 dicembre 2011

Irene e Carolina e il controllo dello Stato sui cittadini

Parlare del controllo da parte dello Stato sull'individuo, in una classe seconda (12 anni), può risultare assai ardimentoso e velleitario. Abbiamo provato lo stesso. Siamo partiti dal concetto di globalizzazione (con le sue accezioni) e siamo giunti all'esercizio coercitivo di controllo dello Stato sull'individuo attuato per mezzo di vari sistemi (elettronici e non). La partecipazione dei ragazzi si è manifestata soprattutto nella loro attenzione, ma anche nella voglia di intervenire per integrare i concetti (Pietro ha parlato della paventata legge sugli animali domestici e sui microchip).
Quando ho capito che per loro il discorso si faceva abbastanza duro da seguire, siamo usciti dall'aula. In cortile ho invitato Irene e Carolina a scrivere in estrema sintesi quello che avevano capito. Questo è quello che hanno elaborato:
'Lo Stato ci controlla tramite cose elettroniche tipo i cellulari. Con la scusa che è per il nostro bene! Anche la carta d'identità è un metodo di controllo (anche se non tecnologico). Lo Stato ci controlla perché teme che il popolo si ribelli.
Ci illude dicendoci che gli elementi della globalizzazione sono tutti positivi... Mentre in realtà la maggior parte degli elementi sono negativi, è un esempio la multinazionale'.


martedì 20 dicembre 2011

Decidere la punizione

In una comunità anarchica ci sono regole e punizioni. Questo voglio dirlo subito per quanti ancora credono (ipotizzano) che anarchia sia sinonimo di licenza, caos e disorganizzazione.
Non essendoci fortunatamente autorità, in anarchia le regole non piovono mai dall'alto, non hanno carattere coercitivo, ma vengono pensate e discusse in ambito assembleare, come pure tutte le altre decisioni attinenti alla comunità. In questo modo si rafforza il senso di responsabilità e di autonomia di ognuno. Si decide seguendo un obiettivo preciso e mai prescindendo da esso, che è il seguente: migliorare le caratteristiche e le prerogative di quella specifica comunità secondo le sue necessità e capacità. E siccome la comunità è costituita da singoli, anche i bisogni del singolo vengono presi in considerazione da tutti e discussi insieme agli altri, se quel singolo ne fa richiesta. Il tornaconto che l'anarchia esige dalle sue stesse regole è l'accrescimento del benessere individuale e collettivo.
Riguardo alle punizioni, anche queste vengono pensate e discusse da tutti nel corso di un'assemblea (o più di una), non devono mai essere lesive della libertà dell'individuo, devono essere di utilità collettiva.
Oggi, assemblea per decidere una gamma di punizioni. questa decisione si è resa necessaria dopo la constatazione di alcuni atteggiamenti da parte di una persona che impediscono alla comunità di svolgere le attività con la dovuta serenità e attenzione (disegnare, leggere, plasmare, parlare, giocare, progettare, pensare...). I ragazzi hanno così sentito l'esigenza di intervenire con una punizione verso quella persona. I tempi di acquisizione di una coscienza anarchica variano da individuo a individuo, perciò è normalissimo vedere persone con qualche difficoltà rispetto agli altri nel cooperare per il benessere di tutti, soprattutto quando queste persone devono fare i conti con un indottrinamento all'autoritarismo più ferreo acquisito, o con problemi di varia natura, assorbiti soprattutto in famiglia, dove subordinazione e autorità si respirano in ogni cosa.
Prima dell'assemblea, i ragazzi e le ragazze (11 anni) hanno ricevuto da me soltanto una raccomandazione: scegliete punizioni che non privino la libertà personale, che non abbiano carattere aggressivo, che siano utili a tutti. L'assemblea ha deliberato la seguente lista, che poi è stata trascritta al computer e appesa in classe:

  1. Pulire e mettere in ordine banchi e sedie
  2. Togliere le scritte dai banchi e dalle sedie
  3. Spazzare per terra
  4. Pulire i cestini
  5. Aiutare la bidella nell'intervallo
  6. Pulire il cancellino
  7. Mettere tutto in ordine: cattedra, armadi e banchi

I ragazzi sceglieranno, di volta in volta, quale servizio far compiere, a seconda della gravità dei fatti.

Post correlato: i ragazzi decidono da soli cosa studiare

sabato 17 dicembre 2011

Ma è assurdo, prof!

Oggi i ragazzi e le ragazze della III A li ho visti particolramente ansiosi di dirmi qualcosa. E infatti...

Matteo e gli altri (13 anni): 'prof, lo sa che nel nostro libro di Storia si parla di Bakunin'?
Io: che strano, e... che cosa dice il libro? (conosco quel libro, ma ho voluto ascoltare la loro analisi).
Matteo: 'parla della Prima Internazionale, di Marx e di Bakunin'.
Io: quindi? Che dice?
Matteo (tra l'ironico e lo scocciato): 'sto libro del cavolo dice che Marx voleva l'ordine, mentre Bakunin voleva la violenza'.
Io: ve l'ho già detto: riguardo all'anarchia, o non se ne parla affatto, oppure se ne parla solo per denigrarla e dipingere come criminali i suoi esponenti.
Giulia: 'ma è assurdo, prof'!

giovedì 15 dicembre 2011

Dall'autostima all'autogoverno, passando per l'autonomia

L'educazione libertaria concentra tutte le sue forze sulla centralità della persona. Questo vuol dire far emergere ciò che la persona è, in ogni sua parte, darle libera vita e fiducia. L'emersione della persona in quanto tale può avvenire soltanto attraverso l'autonomia: autonomia del pensiero, autonomia del fare e del disfare, autonomia della decisione, autonomia della creazione... Tutte queste libertà individuali (sottolineo individuali, ognuna con caratteristiche diverse) finiscono brutalmente là dove inizia un intervento esterno coercitivo, preconfezionato, soggettivo. Finita la libertà di decidere, di fare, di pensare, di creare... finisce anche l'autonomia, muore la persona, e inizia il bisogno di essere governati.
Un insegnante che impone dall'esterno un percorso didattico uguale per tutti, non soltanto massifica e livella la coscienza dei componenti della classe, ma ordina la propria linea (quella dello Stato), soggettiva, coercitiva, estranea alle diverse individualità e ai singoli bisogni. Subentrano nel bambino altre paure, come quella da prestazione: se lo studente non si allinea al programma imposto, se non raggiunge gli obiettivi, se non ottiene buoni voti, un grande senso di frustrazione lo pervade, e con questa frustrazione rimarrà per tutta la vita; più lo studente si allinea e si livella (si annulla), più attenzioni e premi riceve, più si amplifica il suo senso di prevaricazione e di dominio, e gode tutte le volte che riesce a vincere sugli altri. Aberrante. Lo Stato forma i suoi sudditi-guerrieri a propria immagine.
Anche l'autostima e l'autocontrollo sono intimamente legati all'autonomia, ne sono la logica conseguenza. Un bambino autonomo e libero (libero anche dalle punizioni e dai premi) affronterà i problemi della vita senza angosce e timori, senza frustrazioni, saprà misurarsi con le proprie capacità, non avrà bisogno di autorità esterne, semmai è portato a ricercare persone altrettanto libere ed autonome, o a invitarle ad esserlo.
L'educazione libertaria evita perciò l'elemento esterno, si concentra su quello interno, cioè sulla persona stessa, sulla personalità, sull'individualità. Gli espressionisti -per fare un breve parallelo artistico- rifiutavano il metodo impressionista proprio perché quest'ultimo si fonda su un moto visivo che va dall'esterno verso l'interno, mentre l'Espressionismo muove dall'interiorità del singolo artista e si getta sulla tela con tutta la libertà possibile (nelle forme e nel colore). Gli espressionisti francesi vennero definiti dai giornalisti benpensanti 'le belve' (fauves), Matisse e gli altri apprezzarono molto.

Due scuole libertarie 'Hadera' in Israele, e 'Kiskanu' in Italia

martedì 13 dicembre 2011

Gli argomenti li decidono i ragazzi e le ragazze (11 anni)

Oggi la sovversione di ben quattro leggi scolastiche ha dato ottimi frutti, gli studenti hanno potuto decidere in maniera autonoma e libera gli argomenti di Storia dell'Arte per quest'anno.

Prima regola violata:
Ho invitato in classe un bambino e una bambina di un'altra classe, che sono stati accolti in modo naturale e direi anche ovvio (tenuto conto del fatto che in questa classe gli studenti sono già maturi rispetto al discorso comunitario e libertario). La regola secondo cui le persone devono essere divise per età o per aule non ha alcun fondamento scientifico-pedagogico, anzi, tale divisione è dannosa per la crescita dell'individuo, per la condivisione delle idee, degli spazi, degli strumenti, delle abilità, delle fisicità, dannosa anche per lo sviluppo della coscienza collaborativa, e per la maturazione del concetto di accoglienza.

Seconda regola violata:
Non mi sono seduto in cattedra (abolizione del 'luogo deputato' all'autorità), non ho voluto portare il registro, né fare l'appello (inutile l'ultima ora), né annotare le assenze (non ci sono studenti che rischiano l'anno per le troppe assenze), né firmare il giornale di classe (hanno visto tutti che ero a scuola). Secondo il modello scolastico tradizionale che infonde paure e angosce, la sovversione di queste regole può apparire certamente ardita e persino pericolosa, ma ho voluto dimostrare ai ragazzi che ai fini della formazione di una persona responsabile e autonoma la burocrazia è un grave limite, è una schiavitù, perché abitua gli individui a consegnarsi anzitutto nelle mani di un'autorità-controllore (Stato-Chiesa). Chi ha già questa abitudine non avrà retto il colpo, si sarà scandalizzato o indignato, e avrà pensato: 'ma come si fa senza registro, senza firmare, e senza annotare le assenze? E' una cosa grave'. Se lo avete pensato, allora siete tra quelli che hanno bisogno di essere sempre controllati e governati, non siete persone completamente autonome, libere e responsabili (anche se credete di esserlo). La burocrazia è piuttosto utile quando si devono tenere sotto controllo le bestie in allevamento.

Terza regola violata:
Assemblea generale. Chi ha scelto di sedersi per terra, chi sul banco, chi è rimasto seduto al posto (la cara Silvia che stava male). Va da sè, ormai, che chi ha voluto andare in bagno per fare pipì, ci è andato senza chiedere permesso, in assoluta responsabilità e correttezza.

Quarta regola violata:
Si discute sul programma di Storia dell'Arte. Dico ai ragazzi di scegliere da soli gli argomenti, che io mi sarei limitato a soddisfare le loro curiosità e la loro voglia di imparare. Il libro viene sfogliato davanti a tutti, quando l'argomento è stato oggetto del loro interesse, la 'piccola' Maddalena ha annotato il capitolo su un foglio di carta. Non si vota, ma si discute, si chiariscono dubbi, ci si accorda, questo è il metodo anarchico. In questo caso, poiché ci sono stati due ragazzi che non hanno voluto che si parlasse di un capitolo, e poiché non si è giunti a un accordo, abbiamo deciso tutti insieme che quei due ragazzi, al posto di quel capitolo, sceglieranno da soli l'argomento che vorranno. Raggiunto l'accordo finale, ho invitato i ragazzi a dare una priorità ai capitoli. Assemblea sciolta. Nell'immagine che segue c'è la nota di Maddalena, che verrà ricopiata secondo l'ordine dato ai capitoli (vedi numeri in nero) e poi appesa in classe.

Nell'ordine stabilito secondo il comune accordo:
1) Pop Art
2) Il cinema delle Avanguardie
3) Vincent Van Gogh
4) Giotto da Bondone
5) L'Impressionismo
6) La pittura cretese
7) La pittura veneziana
8) Le sculture di età ellenistica
(solo quelle relative alla rappresentazione della gente comune).

venerdì 9 dicembre 2011

La classe preferisce il gatto nero dell'anarchia

Impazzano in classe i gatti neri anarchici, oggi me ne hanno regalati ancora due (vedi disegni a fine post), se continua così inaugurerò presto una 'sezione felinA' in questo blog*.
Perché questi disegni sono importanti? Primo perché sono spontanei (non imposti), secondo perché sono l'espressione della voglia di comunicare che quell'argomento piace, fa parte dello studente, e lo vuol dimostrare con orgoglio. Non càpita la stessa cosa quando si tratta di argomenti ritenuti noiosi o inutili, ad esempio non ho mai visto disegnare spontaneamente un Cavour o un Leopardi e poi mostrarlo con orgoglio.
Il gatto nero anarchico è diventato l'eroe di questa classe terza (13 anni), altro che Garibaldi! Ci sarebbe da chiedersi il motivo di tanto interesse nei confronti dell'anarchia da parte dei ragazzini, la spiegazione è relativamente semplice: l'Uomo nasce anarchico e con il tempo assimila dallo Stato e dalla Chiesa quelle sovrastrutture artificiali (regole, norme, leggi, comandamenti) che occultano, sostituiscono e annientano l'originale sistema di leggi naturali. I bambini sono molto più vicini all'anarchia rispetto all'adulto, hanno un'età che permette loro di riconoscersi nell'anarchia, in quanto persone ancora libere. Più si è giovani, più si è vicini all'anarchia, più si percepisce la libertà e la si ama (e allo stesso tempo si capiscono le prigioni imposte dalle leggi dello Stato e della Chiesa). Ben lo sapeva il poeta anarchico Giovanni Pascoli. Con l'anarchia ci si ama, e si amano anche la vita, la Natura e gli altri.

Il primo gatto nero di Sabrina


Non li trovate anche voi meravigliosi?

Eccone un altro.

* realizzata la zonA felinA, vedere scheda.

lunedì 5 dicembre 2011

Imparare dalla Natura il rispetto delle diversità individuali

Oggi lezione all'aperto, approfittando del sole. L'attività è stata l'osservazione del contesto naturale (c'è molto verde intorno alla scuola) con le varietà di piante e fiori. La lezione ha avuto due fasi, la prima relativa all'apprendimento visivo dei particolari naturali, la seconda fase si è basata sulla trasposizione del dato osservato nella spiegazione del concetto delle diversità che vivono in armonia nell'unità naturale.
Nella prima fase ci siamo avvalsi della collaborazione della bidella che, per via della sua esperienza in un vivaio, ha spiegato le varietà delle piante con i loro nomi, le tipologie, le esigenze, le caratteristiche, ecc. I ragazzi hanno preso appunti e alcuni di loro, in modo assolutamente autonomo e spontaneo, si sono divertiti anche a disegnare le piante e i fiori dal vero. Ottimo. Nella seconda fase ho potuto spiegare le analogie tra le varietà delle piante e gli esseri umani. Ogni individuo è diverso, ognuno ha le proprie esigenze e propri ritmi, e questa unicità, questa diversità, deve essere rispettata se non vogliamo rovinare l'armonia e l'ordine naturale. Così ho spiegato che anche loro, i ragazzi e le ragazze della classe, nella loro diversità rappresentano una ricchezza naturale, hanno ritmi ed esigenze diverse che non devono essere soffocate da nessuno, né standardizzate, contabilizzate, normate, programmate dall'esterno. L'armonia si raggiunge soltanto quando ogni essere vivente viene rispettato per ciò che è, per ciò che vuole, per ciò che dà. Se in un dato anno, una certa pianta fa pochi frutti, vuol dire che è così che deve andare, e nessuno potrà punire la pianta per questo.
I ragazzi e le ragazze (11 anni) hanno imparato che:
  • si può imparare da tutte le persone, a prescindere dal loro mestiere apparente (la bidella al posto del professore), perché ogni persona ha varie conoscenze, varie esperienze, varie metodologie operative, varie soluzioni per lo stesso problema. Lo scambio di informazioni tra individui diversi produce sempre ricchezza e progresso umano.
  • il contesto mondiale, con le sue società, è fatto di individui unici, diversi, egualmente preziosi e utili.
  • la diversità è armonia.
  • intervenire dall'esterno per modificare l'ordine naturale, produce sofferenza, disarmonia, appiattimento culturale, mortificazione delle singole qualità, privazione degli slanci geniali e della meraviglia.

sabato 3 dicembre 2011

'Questo ragazzo è poco scolarizzato'

Di fronte a uno studente dal carattere esuberante, quante volte ho sentito dire dai miei colleghi 'questo ragazzo è poco scolarizzato'. Cosa intendono comunemente i docenti per 'scolarizzazione'? Stare bravi, tranquilli, inquadrati, imbancati, rispettare le regole, chiedere il permesso per ogni cosa, temere le note e i cattivi voti, non contestare il professore, rimanere sempre attento e pronto, non trascurare i compiti assegnati, fidarsi ciecamente dell'insegnante di turno, non criticare i contenuti e i programmi, non prendere iniziative in maniera autonoma e spontanea, adeguarsi al gioco della competizione, eccetera. C'è da stare ancora sereni di fronte alla scolarizzazione? Per la stragrande maggioranza dei miei colleghi sì, tutto ciò è giusto, doveroso. Mi sembra ovvio che un insegnante (cieco) voglia per i propri studenti le stesse cose di cui la sua coscienza si è impregnata.
Di fronte alla non-scolarizzazione di uno studente, il docente medio è un professionista della punizione che non si accorge neppure che quello studente gli sta dicendo molte cose, in primo luogo che quel tipo di scuola fa male, che forse è il caso di riflettere sul concetto di educazione, formazione, pedagogia. Ho fatto una breve indagine tra i miei colleghi, ho chiesto loro cosa sapessero di pedagogia. Niente, o quasi. Non voglio dire che lo studio della pedagogia risolva miracolosamente e istantaneamente i problemi della scuola e dell'apprendimento, ma quantomeno aiuterebbe i meno attenti al proprio mestiere di educatore a capire il significato delle parole. E tuttavia, anche senza far ricorso alla pedagogia libertaria, i miei colleghi dovrebbero almeno sfruttare la loro intelligenza per capire che scolarizzazione vuol dire standardizzare, appiattire, normalizzare, controllare, mettere in competizione, allenare alla sudditanza, privare la libertà (con tutti i disastri che la privazione della libertà comporta, paure e bullismo in primis).
Il pedagogista Ivan Illich (ma non solo lui) è stato chiarissimo nell'analizzare la scuola quale luogo che ha come fine ultimo quello di produrre sudditi consumatori, individuando nella scuola un 'programma occulto' che è uguale in tutto il mondo!
'Il sistema scolastico ha dappertutto la stessa struttura e dappertutto il suo programma occulto produce gli stessi effetti [...] le scuole sono sostanzialmente simili in tutti i paesi, siano essi fascisti, democratici o socialisti, ricchi o poveri, grandi o piccoli. L’identità dei sistemi scolastici ci costringe a riconoscere la profonda identità, su scala mondiale, del mito, dei modi di produzione e dei metodi per il controllo della società, nonostante la grande varietà di mitologie nelle quali il mito si esprime'.
Così tremo tutte le volte che sento dire 'bisogna scolarizzare questo ragazzo'. Povero cristo, così piccolo e già così controllato e condannato.
Invito i colleghi a porre dubbi cartesiani sul loro lavoro e anche sul lessico adoperato, ormai troppo incancrenito e stantìo, a tal punto che non si bada più neanche al significato delle parole. A proposito, riguardo al POF (Piano dell'Offerta Formativa), i miei colleghi dovrebbero facilmente capire che tale acronimo è più coerente e veritiero se alla vocale 'O' si fa corrispondere la parola 'Obbligo' (Piano dell'Obbligo Formativo), perché tale è, se davvero vogliamo metterci dalla parte di chi è costretto a stare per cinque ore al giorno in un banco, tutti i giorni, per anni e anni. E ci si deve sorprendere se poi un ragazzo si dimostra 'esuberante'?

P.S. Prestate attenzione anche alla formula strausata (ma sempre disattesa) 'la centralità dello studente'.

Approfondimento:
'Descolarizzare la società' di Ivan Illich (scaricabile).

giovedì 1 dicembre 2011

Giulietta e il catechismo dalle suore

In che modo una formazione libertaria si manifesta nella pratica quotidiana? Quale potenziale critico ed effettivo ha? Noi viviamo tutti in una società antilibertaria, dove dottrine artificiali (Stato - Chiesa) sono state incollate alle coscienze, e in cui per forza di cose l'anarchia viene a scontrarsi con certi postulati. Come risponderebbe un ragazzino educato al 'pensier libero' a questi postulati o alle domande a cui è sottoposto quotidianamente durante le lezioni al catechismo cattolico? E' in grado di sostenere un dibattito con un adulto indottrinato che ha come unico scopo quello di indottrinare gli altri? Vediamo cosa è successo a Giulietta, un giorno, durante una lezione di catechismo.
Una suora ha fatto scrivere sui quadernetti una domanda alla quale tutti i bambini dovevano rispondere (per forza). La domanda era questa: 'cos'è per te la schiavitù'? Risposta di Giulietta: 'lo Stato'. Quando la suora lesse questa risposta andò su tutte le furie, sgridò Giulietta e si fece spiegare il motivo di quella risposta. La cosa interessante non è stata il vedere che Giulietta non abbia avuto la benché minima paura del rimprovero, quanto invece la sua rigorosa posizione nell'elencare i motivi inconfutabili per cui lo Stato sia in verità una forma di schiavitù.
Tuttavia, non è neppure questa la vera questione. C'è ben altro di cui sorprendersi positivamente. Le motivazioni che Giulietta ha elencato alla suora non sono mai state oggetto diretto delle mie lezioni. Non ho mai pronunciato (o scritto) un elenco di motivi che definiscono lo Stato una prigione. Non ho mai detto 'imparate questa lista a memoria' (come fa la Chiesa con i comandamenti). Cos'è successo? Attraverso la formazione libertaria, il bambino elabora da sé gli argomenti che ritiene possano essere oggetto di analisi, costruisce una propria coscienza critica, comprende da solo gli snodi delle questioni vitali e sa affrontarli, distinguendo autonomamente il bene dal male. Evito di raccontarvi il modo in cui Giulietta, poi, abbia anche stigmatizzato le risposte ipocrite della suora, sbugiardandole una ad una, voglio soltanto concludere dicendo che quando si parla della forza della libertà si intende anche questa forza autonoma del pensiero critico.

P.s. Al di là delle argomentazioni e delle posizioni di ognuno rispetto ai dettami della Chiesa e/o dell'Anarchia, l'esposizione critica di Giulietta merita di essere altamente considerata per la maturità dei contenuti, per la conduzione logica del pensiero, e per la capacità di analisi. Giulietta ha 11 anni.

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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