Una citazione al giorno

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Data Rivoluzionaria

giovedì 7 febbraio 2019

Ancora sulla scuola

La scuola, come la fabbrica, la caserma, il manicomio, il carcere, la famiglia tradizionale, è un'istituzione coercitiva totalizzante tesa a educare le coscienze e i corpi, al fine di piegarli a delle esigenze specifiche, sociali, politiche ed economiche. Il programma educativo obbligatorio lo decidono sempre altre persone, dall'esterno. Si tratta di un addestramento continuo e prolungato che, specie nei bambini, produce una forte distorsione dei pensieri e dei comportamenti, poiché su di loro agisce anche un costante e martellante controllo - non soltanto visivo orribilmente 'panopticoniano' - che soffoca in partenza qualsiasi unicità, ogni slancio creativo, la volontà di essere se stessi, l'esigenza naturale di svilupparsi e manifestarsi al mondo come si desidera. 
Anni e anni di questo addestramento, che si protrae anche fuori dalle scuole in una comunità ormai completamente scolarizzata e indirizzata culturalmente in un senso antilibertario, non produce altro che questa società in cui viviamo, autoritaria, dove soltanto pochi sono coloro che si salvano da questa feroce macchina educante e programmatrice. E questi pochi, normalmente, vengono definiti ed etichettati nei modi più orrendi, escludenti o derisori.  Evviva gli eretici, i pazzi e i sognatori, dico io!
La scuola è un carcere totale, ma agisce senza apparire tale, lo fa in modo sotterraneo, subdolo, giorno dopo giorno, per molti anni, appiattisce e al contempo attrae col falso pretesto dell'insegnamento di istruzioni già filtrate, modificate e decise da altri, che non soltanto non rappresentano la Conoscenza, come ogni scolarizzato crede, ma producono stolidi altezzosi certificati che si atteggiano a massimi supponenti nei confronti di chi, per varie ragioni, magari con un guizzo di umanità e dignità, per scelta personale oppure no, la scuola l'ha invece disertata o l'ha metabolizzata con la consapevolezza di chi sa o intuisce cosa voglia fargli per davvero, dentro, profondamente.
Come tutte le istituzioni, e fin dal suo primo apparire in forma canonica più di duemila anni fa, la scuola si caratterizza per la riproduzione di se stessa. La scuola, cioè, pone se stessa come fine. Tra i suoi scopi non c'è quello di dimostrare di non aver mai prodotto ciò che ha sempre promesso platealmente di produrre (chi non ha i paraocchi questo lo vede benissimo), ma è quello di vendersi nel migliore dei modi come panacea contro i problemi da essa stessa cagionati. La scuola è come ogni governo o come ogni altra chiesa: una serie di belle promesse che non potrebbe mai mantenere (pena la sua stessa dissoluzione), ma abilmente vendute. In questo esercizio di vendita di se stessa, la scuola riesce sempre, proprio perché incontra credenti già formati a credere in essa.  E d'altra parte ci vuol poco, specie in questa società abbrutita e rincretinita dalla reclusione scolastica obbligatoria, a credere a qualsiasi impostore che voglia venderti l'elisir dell'intelligenza e dell'eccellenza.
Un bambino, fin dai suoi primi giorni di vita, sente ripetere dai genitori scolarizzati e da tutti gli adulti che la scuola è giusta e necessaria. Ma cosa potrebbe dire di diverso un adulto già scolarizzato o comunque illuso dall'immagine finta e patinata che la scuola offre di sé? Cosa potrebbe dire di diverso uno che crede ancora oggi, come nel '600, che la scuola sia un dono caduto dal cielo che trasforma magicamente i già preziosi e perfetti bambini (ma creduti idioti e vuoti) in adulti intelligenti e saggi? E' ovvio, chi nasce in gabbia pensa che il male stia al di fuori della stessa e pretende che la sua progenie abbia la medesima sorte. Quindi si comincia a credere alle promesse della scuola immediatamente, e si conserva questa credenza anche oltre il periodo di reclusione scolastica, per tutta la vita, come se essa avesse dei poteri taumaturgici che ovviamente non ha, come la realtà ci dimostra. La scuola è un'istituzione totale, è un dogma, come tale non deve far pensare, ma deve far credere.
Perciò la scuola è la più infallibile trappola, la più subdola chiesa che il Dominio abbia mai inventato per poter perpetuare se stesso, rigenerare questo tipo di società di servi e padroni, creare in serie produttori contribuenti, obbedienti e rassegnati, pronti a farsi gendarmi sanguinari per combattere ed eliminare chi gli distrugge il dogma e gli toglie i paraocchi.

P.S. Una ragazza a scuola mi ha chiesto quale canzone del Festival di Sanremo 2019 mi sia piaciuta. Di quelle che ho già ascoltato, le ho risposto, sicuramente la canzone di Daniele Silvestri, 'Agentovivo'. La scuola è un carcere.


Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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