Una citazione al giorno

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venerdì 4 aprile 2014

Invalsi: come mucche da latte per il loro profitto

Come la mela di Biancaneve, gli strumenti del potere hanno sempre una scorza lucida e una polpa avvelenata. L'Invalsi è uno strumento del potere autoritario, come tale è subdolo nei modi e nocivo negli scopi. Presentato come misuratore delle conoscenze degli studenti, l'Invalsi è invece un classificatore dell'azione autoritaria dei docenti e un misuratore dell'azione omologante delle scuole. I buoni voti dello studente non attestano la sua intelligenza, ma la capacità del docente di essere riuscito -non importa in che modo- a inculcargli le nozioni predefinite, calate dall'alto, 'finalizzate a', e pericolosamente massificanti. In bocca al potere, le parole 'merito' ed 'efficienza' hanno sempre avuto una valenza fortemente antiumana, antisolidale, nefasta, che prefigura guerre fra poveri e ingiustizie. Merito ed efficienza, in un regime come quello Statale, sono, a mio avviso, prerogative che aderiscono soltanto alla filosofia militare.
Oggi 'gli specialisti' dell'educazione che si prestano colpevolmente a collaborare con l'Invalsi e con il Ministero, a causa delle proteste della gente e degli insuccessi dei test a livello mondiale, non nascondono il fatto che questi ultimi presentino delle 'criticità', così dicono gli specialisti addetti alla lubrificazione degli ingranaggi di sistema. Ma dire 'criticità' significa far capire subdolamente alla gente che, in qualche modo, la macchina virulenta può essere aggiustata. No, grazie! Quando il potere dice di voler aggiustare un proprio strumento, significa solo che vuole potenziarlo. Io non chiamerei 'criticità' ciò che invece dovrebbe essere chiamato col suo vero nome: abominio progettato. E non aggiusterei mai ciò che invece dovrebbe essere distrutto e dimenticato per sempre. E non mi riferisco soltanto all'Invalsi.
Come in un allevamento intensivo di mucche, dove la quantità di latte estorto determina l'abbattimento dell'animale oppure l'orgogliosa esposizione al mercato a seconda di quanto latte dà il bovino all'allevatore, i docenti saranno controllati, valutati, quindi classificati, destinati a un premio o a una punizione, a seconda del loro rendimento aziendale. I docenti torneranno a essere studenti, giudicati nel loro ruolo di kapò, e dovranno dimostrare di essere degli ottimi kapò. Dire che il piano è diabolico è ancora troppo poco, anche perché i bambini e i ragazzi saranno percepiti come oggetti, terreno di battaglia, strumenti attraverso cui i docenti si faranno una guerra spietata per accaparrarsi qualche euro in più o per non soccombere. Al potere non basta più l'obbligo scolastico, vuole adesso anche l'obbligo di efficienza da parte dei suoi kapò, al fine di garantirsi una produzione di sudditi molto più sudditi e capillarmente omologati. Che non ne sfugga uno! E' evidente che il potere ha sempre più paura e si regge su piedi d'argilla, oggi più di ieri.
 E la gente, la massa, che cosa dice? Non avendo mai avuto una formazione libertaria capace di demistificare ogni atto del potere e di rifiutarlo a priori, la massa persegue la linea autoritaria acquisita culturalmente, e per questa massa è evidente che un miglioramento di qualsiasi situazione -a scuola come fuori- debba attuarsi per mezzo dell'autoritarismo e dei suoi strumenti. D'altra parte, lo vediamo anche a scuola, là dove esiste un problema da affrontare, gli strumenti invocati sono quelli per cui, ad esempio, la giustizia viene interpretata come vendetta punitiva. Nulla di strano, dunque, se la gente più cieca inneggi alla guerra fra poveri (qui categoria docenti) per migliorare l'azione devastante della scuola sugli studenti. Migliorare l'autoritarismo. Migliorare le tecniche di sfruttamento e di indottrinamento. Migliorare l'efficienza dei sorveglianti kapò. Significa in sostanza inasprire la linea autoritaria del sistema e gli effetti del suo progetto, occulto ormai solo a chi non lo vuol vedere. La massa, quale prodotto del sistema, è di per sé antidemocratica e fascista, diceva Adorno, e ahimé si vede.

P.S. Non che io, sulla questione Invalsi, non abbia mai allertato i miei colleghi e le mie colleghe, ne parlavo già nel 2009, ma a quel tempo ricevetti da loro soltanto qualche risatina e un'alzata di spalle. Alcuni di loro oggi hanno capito, altri continuano ad avere lo stesso atteggiamento menefreghista e disinvolto, e con quell'atteggiamento si rendono più colpevoli del potere stesso, poiché volontariamente complici. Aspirano alla loro esposizione alla fiera del bestiame, e a una medaglietta ricordo.

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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