Una citazione al giorno

Una citazione al giorno -

lunedì 30 gennaio 2012

Entriamo in una scuola anarchica e vediamo com'è

Volete vedere con i vostri occhi come funziona una scuola libertaria? Vi ci porto adesso, prima però vi consiglio di ascoltarmi, ho da dirvi quanto segue.

'Ma in anarchia ci sarebbe solo caos'. Questa è la frase che molte persone buttano sul tavolo quando ipotizzano sull'anarchia, congetturando sulla scorta delle informazioni distorte che hanno (divulgate dallo Stato), pensando di chiudere l'argomento in quel modo, cioè sbattendo la porta in faccia a fior fior di intellettuali anarchici, di pedagogisti, di filosofi, di sociologi, ecc. Chi la pensa in quel modo non può dare alcun credito neppure alle scuole libertarie (o anarchiche, o democratiche, o antiautoritarie...).
Vedete, io mi trovo ad accompagnare i ragazzi e le ragazze in questo percorso di libertà e di autonomia per sole due ore alla settimana (su nove classi). Quel che riesco a fare in due ore settimanali è fin troppo poco rispetto al peso del monte-ore di tutti gli altri miei colleghi che insistono con una pedagogia autoritaria (non conoscendone altre), comunque, al di là delle soddisfazioni anche grandi che ho, le misere due ore servono agli studenti quantomeno a capire la differenza che esiste tra la libertà e l'autoritarismo. Prima che iniziassi con queste due ore di libertà settimanali, l'autorità comunemente usata a scuola veniva percepita anche dagli studenti come libertà e normalità, adesso non più, e per me questo è già un grande passo avanti. Sarebbe magnifico se tutti i miei colleghi si informassero sulla pedagogia libertaria e lasciassero veramente decidere gli studenti in autonomia e in responsabilità (la responsabilità si acquisisce solo con l'autonomia).
Sulla base di questi ragionamenti, vorrei farvi toccare con mano una delle tante realtà scolastiche libertarie, dove tutto il sistema, compresi gli insegnanti e i genitori, funziona in senso amabilmente anarchico.
Benvenuti nella scuola Kiskanu di Verona: parlate con gli studenti, con gli insegnanti, con i genitori, con i ragazzi delle superiori che sono andati a visitare Kiskanu. Guardate cosa vuol dire veramente anarchia e fate i dovuti paragoni con quello che a molti sembra giusto, normale, libero. Solo una nota: nel video si cita la scuola statale come pietra di paragone (qualche ragazzo/a dice ad esempio 'quando ero alla statale...'). Non cadete nell'errore, quando si parla di scuola statale si intende anche la scuola privata, o meglio, quello che normalmente si intende per scuola privata. In verità non c'è alcuna differenza tra la scuola statale e quella privata, voglio dire nel metodo e negli scopi. Kiskanu è un'altra cosa. La pedgogia libertaria è un'altra cosa. Buona visione.


KISKANU scuola elementare e media democratica antiautoritaria from andrea sola on Vimeo.

sabato 21 gennaio 2012

Costruire un sottopentola

(prima media - 11 anni)

- Ragazzi, vi va di costruire un sottopentola per la mamma?
- Sììììììì!
- Per la prossima volta procuratevi dei rametti, di quelli che trovate già caduti a terra. E poi anche dello spago.

Stimolare l'abilità creativa e manuale consolida il senso di autonomia, spinge il cervello a ricercare nuove possibilità e altre soluzioni. L'esperimento ha infatti dimostrato che per un problema da risolvere (adesso il sottopentola) vi possono essere diverse soluzioni. Ognuno ha il diritto di sbagliare, di riprovare, di organizzarsi come vuole, di esercitare la fantasia, di seguire le proprie idee, di attingere dalle idee altrui, di criticare, di fare un progetto iniziale, di montare l'oggetto come meglio crede, eccetera.
La quantità di informazioni e di stimoli che il cervello riceve da questo tipo di attività è di gran lunga superiore a quella che gli alunni possono avere dalla lettura di un brano antologico. Ed è un'attività -appunto- attiva. Qual è stata la mia unica preoccupazione? Far capire ai ragazzi che, in quel frangente, mi interessava di più il percorso di costruzione, più che il risultato finale. D'altro canto, costruire un sottopentola badando anche all'aspetto estetico e funzionale è un lavoro oggettivamente difficile per chi non ha mai praticato queste attività manuali.

I ragazzi si sono dati un gran da fare, c'è stato chi ha scelto dei rametti nodosi...

...trovando un proprio metodo per legarli.


Altri hanno scelto dei rami lisci, e hanno trovato altri sistemi di legatura.


Chi ha portato lo spago grosso si è accorto che forse sarebbe stato meglio utilizzare quello fino, ma ha proseguito lo stesso, e con entusiasmo.


Hanno provato e riprovato, sistemando i legnetti, prefigurando il risultato, progettando, calcolando, elaborando.


Cooperazioni nascono spontanee. E questo ha un altissimo valore, nonché un grande significato anche dal punto di vista antropologico.


Uno dei sottopentola finito. Tutto è stato fatto dai ragazzi, in due ore. Io ho osservato senza dire niente. Proprio niente. I ragazzi avevano anche capito il motivo per cui stavo zitto, e non hanno chiesto nulla. Eccezionali.

lunedì 16 gennaio 2012

Gli appunti di Giulia

Perché mai dovrebbero essere gli adulti a insegnare ai bambini? E cosa dovrebbero insegnare ai bambini se questi adulti non hanno assorbito nient'altro che l'autoritarismo, tanto da ritenerlo ormai cosa normale? Non sarà invece che, proprio perché gli adulti sono tali, cioé ormai incapaci di pensare in modo orizzontale e cooperativo, dediti alla competizione e alla delega, dovrebbero imparare da chi è molto più vicino all'idea di libertà e di autonomia?
Su questi temi si è incentrata la lezione di oggi, prendendo a prestito la poetica del Pascoli (poetica del fanciullino) e una frase di Picasso ('a 15 anni dipingevo come Raffaello, ho impiegato tutta la vita per imparare a disegnare come i bambini').
E Giulia, che ha 13 anni, ha preso qualche appunto:


'Una cosa normale per noi è il fatto che un bambino piccolo non sa niente e quindi deve imparare da un uomo adulto, ma a dire il vero dovrebbe essere il contrario perché il bambino appena nato ha un senso di libertà che ormai l'uomo non ha più, perché l'unica cosa che il pargolo può imparare è quella di esercitare un potere autoritario cioè pensare di essere il migliore e voler comandare'

martedì 10 gennaio 2012

Un'analisi tanto spietata quanto veritiera

Ho rivisto per caso Matteo, l'altro giorno, e ci siamo messi a parlare. Lui adesso è iscritto al primo anno di Liceo Artistico, e per chi non conosce la sua esperienza scolastica alla scuola media e la sua maturazione libertaria posso dire che all'inizio Matteo era quello additato da tutti i miei colleghi, bollato come lavativo, seriamente a rischio, non controllato, problematico, ma che attraverso l'interesse nei confronti dell'ideale anarchico è riuscito a rendersi consapevole della propria coscienza, dei propri atti, e a svolgere un esame di terza media con una personalità e una maturità da liceo (applauso dei colleghi annesso).
Gli ho chiesto se si fosse trovato bene in quel suo primo anno di Liceo Artistico. Mi ha risposto che non va bene, che fa tante assenze, che perciò rischia la bocciatura. Naturalmente gli ho anche chiesto il motivo, confidando nella sua onestà. Matteo è stato molto più che onesto, mi ha riferito con esattezza disarmante tutti i motivi per cui un ragazzo come lui, interessato all'Arte, non potrebbe mai trovare soddisfazione in un simile Liceo (dove peraltro ho insegnato).
La sorprendente analisi che Matteo mi ha fatto, li per lì, seduta stante, mi ha lasciato di stucco per la lucidità e la precisione, mi è sembrato di conversare con un pedagogista libertario. Sintetizzo:
'è una scuola che tarpa le ali agli artisti! Ma come posso esprimere liberamente la mia arte se tutti i professori non fanno altro che decidere per me, imbrigliarmi in percorsi stabiliti, darmi delle regole che snaturano ciò che volevo trasmettere? E' logico che poi prendo brutti voti, e io faccio molte assenze perché non mi piace stare in una scuola che, per sua natura, dovrebbe liberare la creatività, la fantasia, l'emozione, ma che invece uccide ogni inventiva, ogni entusiasmo. Lì dentro è tutto preordinato, inscatolato. I professori dovrebbero insegnarci a liberare l'arte, non a soffocarla'.
Gli ho detto quello che gli dovevo dire, poi ci siamo abbracciati.

Per conoscere l'evoluzione di Matteo clicca qui

Immagine: James Ensor, 'Ecce homo'

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

Lettori fissi