Una citazione al giorno

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Data Rivoluzionaria

sabato 6 ottobre 2018

L'indignato riformista

Protestare, indignarsi, manifestare, desiderare un cambiamento... Sì, va bene, ma che cosa vogliono dire ormai queste cose in una società come la nostra? Esse purtroppo auspicano soltanto una riforma del potere, che è la causa dei nostri guai, e non la sua eliminazione. Un'eliminazione che dovrebbe essere prima di tutto mentale, concettuale, ideale. Marcello Bernardi traccia un profilo secondo me molto preciso del riformista tipico della nostra epoca, e scrive:
'...Ma la schiera di questi volonterosi manifesta sintomi di disorientamento e di confusione. I neoribelli si rivelano solitamente incapaci di esprimere una protesta individuale e tendono ad aggregarsi in gruppi il più possibile omogenei, fanno quasi sempre riferimento a un Capo carismatico che garantisca una copertura ideologica, o addirittura fideistica, e con varie giustificazioni cercano di sottrarre alla critica alcuni Valori tipici della cultura post-industriale cui non si sentono di rinunciare, e segnatamente il Valore-danaro. In altri termini, assumono una posizione di radicale contestazione nei confronti del sistema dominante, ma ne conservano diligentemente alcune connotazioni fondamentali. E forse non a caso ne conservano proprio quelle che costituiscono la sua matrice socio-politica: il potere, la sudditanza, la disciplina, la produttività economica, il profitto'.
Questi valori enunciati da Marcello Bernardi si accompagnano puntualmente ad una serie di convinzioni dogmatiche, tra le quali annovero quelle secondo cui le prigioni, le scuole, le caserme, un sistema giudiziario erede del Diritto Romano, l'organizzazione gerarchica e la divisione in classi e sottoclassi di qualsiasi gruppo di individui... siano assolutamente cose utili, giuste, indispensabili. E lo sono, in realtà, ma soltanto per mantenere in piedi e ben saldo questo tipo di società. Se vogliamo una società diversa, umana e libera, è evidente che quei valori e quei dogmi devono essere ricusati come fondamento del nostro sistema culturale. Perciò è necessario anzitutto  descolarizzare la società, proteggendo così i bambini dal processo di deformazione della coscienza.

P.S. Marcello Bernardi scriveva quelle parole nel 1984, quando non c'erano ancora i famigerati 'social network', cioè quando per protestare si scendeva nelle piazze, quelle vere. Figuriamoci oggi che cosa scriverebbe in merito al 'neoribelle' delle petizioni online et similia.

Un capitolo del libro dalla cui introduzione ho tratto il passo che ho qui riportato.

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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