Una citazione al giorno

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Data Rivoluzionaria

sabato 30 settembre 2017

Non c'è relazione tra l'ignoranza e il fascismo

Essere colti non significa essere automaticamente e necessariamente antifascisti. Ed essere antifascisti non significa essere automaticamente e necessariamente colti. Ci sono persone colte e fasciste, e persone non colte e antifasciste. Conosco molte persone ignoranti (che non conoscono le cose che si studiano a scuola) che sanno benissimo dove si trova il male da combattere e il bene da perseguire.


Si dice sempre che il fascismo, o comunque l'autoritarismo declinato in diverse maniere e bandiere politiche, sia dovuto all'ignoranza tout-court. Io non lo credo e, anzi, so che questa convinzione conduce ai soliti passi sbagliati e deleteri dell'Uomo storico. Se 'ignoranza' viene dal verbo ignorare, cioè dal non conoscere, e se il non conoscere è, come dicono, causa e base del fascismo, dovremmo dunque concludere che tutti quelli che sono andati a scuola, o che sanno scrivere benissimo, o che conoscono a memoria la Divina Commedia, non siano fascisti o autoritari. Ma noi sappiamo che questa è una società massicciamente scolarizzata, e perciò il discorso dell'ignoranza legata al fascismo, già su queste poche righe, cade come corpo morto cade.
Ma volendo comunque perseguire il pensiero comune circa l'equazione ignoranza=fascismo, c'è da aggiungere quel pericolo che scaturisce dall'idea sbagliata secondo cui, siccome in questa società ci sarebbe - si dice - una parte di popolazione poco o per nulla colta, la società avrebbe bisogno di ancora più scolarizzazione per debellare il fascismo che dilaga, non solo in Italia. Tutto ciò è aberrante, astutamente congegnato da chi sa quale sia il vero scopo della scuola di massa e l'inoculazione della cultura dominante.
Ma per chi ha il coraggio di farlo, è sufficiente guardare in faccia la realtà, i fatti, il quotidiano, per comprendere che il fascismo non nasce dall'ignoranza (c'era più ignoranza nel XIX secolo, e lo scrivere in modo sgrammaticato, oggi, non è indice di fascismo o predisposizione ad esso), ma nasce da tutt'un insieme di valori e apparati tecnico-burocratico-pedagogici a cui la società si è affezionata e di cui non sa più fare a meno. Valori e apparati, cioè quell'insieme di credenze, codici morali, e strumenti educativi, economici, politici, organizzativi, senza i quali la gente pensa di non poter vivere, senza i quali l'umanità - pensa la gente - andrebbe in rovina (più di quanto gli stessi valori e apparati in cui crede non stiano già facendo da secoli?). E' pericoloso pensare che la gente ignorante sia automaticamente fascista o autoritaria, o comunque malsana, cattiva, questo è un pensiero che veniva divulgato e canonizzato dalla Chiesa in età rinascimentale, e prima ancora nel Medioevo, per fare in modo che le persone, se avessero voluto possedere un'intelligenza superiore agli analfabeti e una considerazione sociale più alta, avrebbero dovuto ambire all'istruzione cattolica dottrinale, e lo facevano. Insomma, una furba propaganda per attirare i sudditi nella trappola dell'istruzione dogmatica, nel fossato dell'addestramento, della colonizzazione mentale. Niente è cambiato da allora nelle finalità delle odierne agenzie educative. Ovvio. E come allora, anche oggi il pretesto dell'ignoranza che genererebbe il fascismo non serve ad altro se non a scolarizzare ancora di più la società. Ma questo genere di società, più si scolarizza e più si fascistizza. Sono fatti.
L'intelligenza, cioè la capacità operativa di intelligere e comprendere le relazioni tra gli elementi, non ha niente a che fare con l'istruzione ricevuta, se non per il fatto che una certa istruzione massificata e massificante istupidisce e atrofizza i cervelli, come ci informano molti pedagogisti. Il grado di istruzione, insomma, non misura in nessun modo il grado di operatività neuronale. L'istruzione è un comando esterno, mentre l'intelligenza è una proprietà interna, biologica, il suo funzionamento prescinde da ciò che proviene dall'esterno. Ci sono persone intelligentissime che non sanno nemmeno leggere e scrivere, non sanno chi è Piero Della Francesca o Pascal, non conoscono che poche cose essenziali, quelle che servono per vivere... mentre invece ci sono persone che, pur laureate, sono poco intelligenti, cioè non sono in grado di mettere in perfetta relazione i fatti della realtà o non sanno analizzare criticamente (e men che meno esprimersi creativamente) ciò che accade nel mondo, anche se hanno assimilato perfettamente gli elementi dettati dai libri, e sanno ripeterli a menadito. Non voglio con questo inneggiare alla non conoscenza delle cose-del-mondo, dico solo che c'è modo e modo di imparare, e tra tutti i modi possibili il peggiore è la scuola, il migliore è l'apprendimento incidentale, spontaneo.
Gli elementi cognitivi che vengono introdotti dall'esterno e assimilati, servono non a creare intelligenza, ma a farla lavorare in un certo modo, quello voluto da qualcuno, stimolandola in quella direzione. Possiamo paragonare l'intelligenza al sistema operativo di un computer, e gli elementi introdotti dall'esterno ai softwares. A seconda dei softwares si avrà un certo tipo di prodotto finale. E' il sistema operativo che fa lavorare i softwares, non viceversa. Quindi non è l'istruzione che mette in moto l'intelligenza, ma è l'intelligenza (hardware) quella che usa gli elementi introdotti dall'esterno (softwares) per far pensare e agire le persone in un modo prestabilito.
Senza una capacità intellettiva propria, innata, gli elementi introdotti dall'esterno non sarebbero che singoli elementi senza alcun rapporto tra di loro, come degli inerti dentro a un pozzo,  ben riconoscibili singolarmente, ma inutili nel risultato della loro relazione. Ci sono poi vari tipi di intelligenze, e anche questo fatto ci dimostra come l'intelligenza in generale sia una proprietà biologica (non solo umana) e non qualcosa di costruito ex novo dall'esterno grazie a un qualcuno che propone (o impone) un percorso iniziatico (argomento chiave e caro, quello del percorso iniziatico,  a chi vuole ammansire gli altri, e quindi governare le masse, illudendole con miraggi di salvazione o emancipazione previo cammino impostato su certe regole precise. Cose furbe!).
Se domandiamo alla gente per quale motivo a scuola si debba studiare il fascismo, o per meglio dire quel capitolo dove una persona autoritaria ha preso il potere nel 1922 e ha chiamato 'fascismo' il suo nefasto movimento sociale e politico, la gente ci risponderà che quel capitolo viene studiato affinché non possa più ripetersi, dati gli orrori che ha generato. Bene. Ma allora questa gente dovrà quantomeno saper risolvere la contraddizione che vuole una società scolarizzata e fascista al contempo. Ciò non si spiega sulla base dell'equazione ignoranza=fascismo.
E sul finale io lancerei una provocazione in forma di domanda, per tutti quelli e quelle che vogliono far lavorare la loro intelligenza (capacità biologico-operativa di capire le relazioni tra le cose), ed eccola qui: esiste una relazione tra la non conoscenza dell'anarchia da parte della grandissima parte della società e il fatto che non se ne scriva sui libri di scuola, se non in malo modo? Se sì, la domanda conseguente è questa: non sarà che parlare sempre e soltanto di fascismo non è altro che una forma di propaganda continua del fascismo stesso, un modello che fa sempre gioco al sistema statuale-economico-militare, per una società sempre più disciplinare e autoritaria?

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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