Una citazione al giorno

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Data Rivoluzionaria

martedì 21 settembre 2021

Mi obbligano.


Non sono state poche le volte in cui a scuola, di fronte ad una nuova classe, ho chiesto di primo acchito agli studenti: ma voi che cosa ci fate a scuola? Perché siete qui? E a quel punto le risposte che ricevevo erano sempre di due tipi: il tipo sincero, e il tipo falso. La risposta sincera me l'hanno sempre data gli studenti più onesti, i più puliti dentro, specialmente i più piccoli, ma anche i liceali dall'animo provocatorio. E questa risposta sincera è uguale a quella che vedete nell'immagine: 'veniamo a scuola perché siamo obbligati'

La risposta falsa, invece, è quella che gli studenti pescano dal catalogo della retorica della scuola, una retorica mitopoietica che ogni scolarizzato conosce a memoria e che sa ripetere ogni qualvolta gli si presenta l'occasione. Di risposte false, palesemente costruite e demagogiche, ce ne sono tante, ad esempio: 'siamo qui perché la scuola ci insegna tante cose', ma anche 'siamo a scuola per capire la vita' o 'altrimenti rimaniamo stupidi e quindi saremo facilmente governabili'. Insomma, stupidaggini di questo genere. La cosa che può lasciare sgomenti è incontrare giovani di sedici anni che hanno già acquisito la narrazione dogmatica della scuola e che, senza porre alcun filtro critico preventivo, la ripetono, credendoci ciecamente. A me questo fatto non lascia più sgomento come all'inizio, perché, dopo tanti anni di insegnamento e di analisi delle dinamiche pedagogiche, so benissimo che, purtroppo, la deformazione scolastica delle coscienze si compie già verso i sette anni di età. A quell'età, i bambini hanno già imparato a copiare dagli adulti anche le risposte preconfezionate da dare sulla scuola. 

Soltanto i più forti di coscienza si salvano dalla scuola, ma sono casi più unici che rari, purtroppo. Occorre abolire la scuola.

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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