Una citazione al giorno

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domenica 21 maggio 2017

Malati di specializzazioni e specialisti

Le cause dei mali di cui la nostra società soffre (e si alimenta, come direbbe il pittore James Ensor) sono state analizzate e puntualizzate da Ivan Illich. I suoi testi, per inciso, bisognerebbe comprenderli nella loro totalità. Uno dei nodi fondamentali e direi anche profetici toccati da Illich è quello relativo a un tipo di società che è incredibilmente specializzata a specializzare.  Ma la specializzazione, oltre una certa misura di diffusione e soprattutto se resa obbligatoria, annichilisce la creatività degli individui, i quali delegano le loro decisioni, per legge o per bisogno creato ad hoc, a una quantità sempre maggiore e omologata di esperti patentati: gli individui diventano sempre meno autonomi nelle decisioni che riguardano la loro stessa vita, ed abdicano con fiducia. L'establishment si nutre anche di questa abdicazione di massa, vuole e crea uno specialista e un capo per ogni questione e in ogni àmbito, anche il più personale e intimo (sessuologi, matrimonialisti, insegnanti, educatori di ogni sorta...), e in questo modo le decisioni autonome dei singoli sono bandite per legge e ridotte ad essere criminalizzate e derise dalla conseguente falsa morale comune.
'il  tentativo  di  costruirsi  una  casa  o  di  mettere  a posto  un  osso  senza  ricorrere  agli  specialisti  debitamente patentati  è  considerato  una  bizzarria anarchica' (Ivan Illich)
E' chiaro che, anche in questo caso, la scuola e l'università giocano il ruolo più decisivo. Gli specialisti vengono formati e laureati secondo un protocollo preciso che è ben lungi dall'essere contro il profitto e il capitale, ma, anzi, il protocollo formativo ha come finalità proprio la perpetuazione della logica capitalista e di questo sistema gerarchizzante. Tra i problemi emersi a causa delle specializzazioni, è chiaro, c'è dunque l'omologazione, il conformismo: tutto ciò che non è conforme alla direzione imposta viene classificato in modo tale da separarlo dalla società (società che, nei fatti, è diventata una finta idea di comunità), con le buone o con le cattive. 
La situazione odierna, anche a proposito della medicalizzazione di massa obbligatoria (vaccini), si sta inasprendo, e questo inasprimento è l'altissimo prezzo che questo tipo di società di specialisti sta pagando a proprie spese. Non entro nello specifico, adesso le opinioni sull'argomento non mi interessano più e, che mi si creda o no, la questione sui vaccini va ben al di là dell'aspetto strettamente clinico, qui stiamo parlando di potere e istituzionalizzazione di altre violenze, di annichilimento delle facoltà di decisione individuale, di logica del profitto, di organizzazione e potenziamento del Capitale per mezzo dello Stato... (Lo Stato, ovvero l'espropriazione controllata del diritto individuale di essere, per diventare obbligatoriamente qualcosa d'altro progettato dall'esterno, per il profitto di pochi, i quali ci insegnano come dover essere).
Io dico solo che bisognava conoscere, leggere e capire Illich molto prima di adesso, ma mi rendo conto che era assai difficile farlo 30 anni fa, quando il sistema era fortemente impegnato a preparare culturalmente le masse (anche attraverso la censura), a quello che stiamo subendo oggi. Ma quantomeno capire ciò che sta avvenendo e perché avviene, qual è il suo scopo, come aveva profetizzato Illich, questo io posso farlo, lo voglio fare. Da 'Descolarizzare la società' a 'Nemesi medica, l'espropriazione della salute' a 'La convivialità' a 'Disoccupazione creativa' (questo titolo, a mio giudizio, può ingannare, leggasi piuttosto dis-occupazione), questi testi mi tornano ancora utili, oggi più di ieri, per farmi capire anche il motivo per cui le masse sono responsabili dei mali di cui esse soffrono.
'la  gente  non  è  più  in  grado  di  riconoscere  l’evidenza quando  non  sia  attestata  da  un professionista, sia egli un meteorologo televisivo o un educatore; che un disturbo organico diventa intollerabilmente minaccioso se non è medicalizzato mettendosi nelle mani di un terapista; che non si hanno più relazioni con gli amici se non si dispone di veicoli per coprire la distanza che ci separa da loro (e che è creata prima di tutto dai veicoli stessi)'. (Ivan Illich)
 La questione degli esperti patentati dentro una società come la nostra, addestrata, competitiva, militare, gerarchica, padronale, fondata sul profitto di pochi a causa dello sfruttamento dei molti, non può che essere una questione fondamentale, ma è invece incredibilmente ignorata, non viene assimilata come problema, questo perché la nostra società crede nel valore della specializzazione istituzionalizzata, tutti ambiscono a diventare esperti patentati di qualche cosa, anche se essere esperti di qualche cosa, secondo me, vuol dire avere una cognizione talmente ampia e critica delle questioni da comprendere anche tutto ciò che rinneghi la specializzazione stessa. Ma questo è un altro discorso. In ogni caso bisognerebbe imparare a distinguere sempre l'esperto dall'esperto istituzionalizzato.
Concludo dicendo questa semplice evidenza (anche questa insegnatami da Illich): quando io creo un esperto e lo istituzionalizzo, immediatamente l'esperto creerà un problema anche laddove problemi non ce ne sono, deve farlo, altrimenti egli non potrebbe dare senso alla sua esistenza in quanto esperto, finendo la sua carriera ancor prima di iniziarla. Dunque, in una società carrieristica come la nostra, e oltre una certa misura, sono molti i casi in cui i problemi vengono creati appositamente, spacciati sempre come bisogno impellente, e sempre in nome di una presunta sicurezza. Ma è tutto da rivedere, come ci invita a fare Illich.

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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