Una citazione al giorno

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venerdì 18 maggio 2012

Esonda il fiume: che fare?

Quello di oggi è stato un esercizio basato su un ipotetico problema da risolvere con il contributo di tutti e per il bene di tutti. Le soluzioni vengono analizzate e discusse. Alla fine si sceglie la soluzione ritenuta più saggia e proficua, e si traggono le conclusioni.
Entrando nel merito, oggi il problema è stato il seguente: abitiamo tutti al villaggio di Lapillodoro. Il nostro villaggio è stato inondato dalle acque del fiume che nella notte ha tracimato in maniera violenta e inaspettata. I danni sono stati ingenti, l'acqua ha travolto i piani bassi delle case, ma non ci sono state vittime tra le persone, ogni orto è stato spazzato via. Il danno maggiore lo ha avuto l'unica fattoria del villaggio. Questa fattoria, trovandosi in prossimità del fiume, ha ricevuto l'ondata di piena con molta violenza, molti animali non ce l'hanno fatta, solo il mulo e due mucche si sono salvate, le mangiatoie non esistono più, tutto il fieno è disperso ed è mischiato al fango, il trattore è fuori uso, fango e pietre ricoprono ogni cosa fino a un metro di altezza. Giovanni il fattore è disperato, ma anche tutta la comunità, perché la fattoria garantiva a tutti cereali, latte, formaggio, uova, pollame, ecc. Che fare?

Qualcuno dei ragazzi ha cominciato a esporre la sua soluzione.
  1. Aiutiamo il fattore a ripulire e al contempo puliamo anche le nostre case.
  2. Andiamo tutti ad aiutare il fattore.
  3. Raccogliamo tra di noi i soldi e ricompriamo sia gli animali, sia gli attrezzi della fattoria.
  4. Mio papà fa il muratore e il papà di Luca è elettricista. Loro possono aiutare.
  5. Mia mamma ha il ristorante, possiamo fare da mangiare.
Ma i ragazzi, che sono ancora umani, non hanno giustamente badato a un 'particolare' che è invece prerogativa degli adulti incancreniti nel modello autoritario. Quindi ho posto loro il primo ostacolo, quello della proprietà privata. Ho detto ai ragazzi che alcune persone, constatata la buona condizione della loro casa, accetterebbero sì di aiutare il fattore a pulire la fattoria, ma non di contribuire economicamente all'acquisto di ciò che gli serve. 'In fondo -dicono quelle persone- la fattoria appartiene al fattore, e dev'essere lui a preoccuparsi dei suoi attrezzi, come noi ci preoccupiamo da soli di comprare gli attrezzi per la cura dei nostri frutteti che, anche quelli, servono per rifornire tutti di frutta al mercato'.
Come si fa?

Risposte.
  1. Non si dovrà più permettere a quelle persone di acquistare i prodotti del fattore.
  2. Quelle persone potranno acquistare i prodotti del fattore solo dopo un certo periodo di tempo.
  3. Quelle persone potranno acquistare tutto dal fattore, ma chi ha contribuito economicamente ad aiutare il fattore non dovrebbe comprare la frutta di quelle persone.
  4. Si parla con quelle persone e si cerca di convincerle.
  5. Quelle persone possono continuare a beneficiare dei prodotti del fattore, come hanno fatto sempre, questo può insegnare loro il senso del bene comune, però una sgridatina ci vorrebbe.
Dato che i ragazzi non sapevano cosa decidere tra le ultime due risposte, ho ritenuto doveroso aiutarli dicendo che poteva essere scelta più di una soluzione, e alla fine hanno deciso come segue: parliamo con quelle 'persone proprietarie' e, se non dovessero convincersi, diciamo loro che potranno lo stesso beneficiare di tutti i prodotti della fattoria, esattamente come facevano prima. In questo modo nessuno si priverebbe di nulla, ma 'i proprietari' verrebbero spronati a considerarsi 'in debito' nei confronti della comunità.
Risolto questo problema, rimaneva ancora quello della fattoria distrutta. Sì, perché a parole sembra tutto facile e risolvibile, in realtà ho posto ai ragazzi il più grosso dei problemi: l'autorità costituita. Il villaggio ha un sindaco, il quale, dopo aver dichiarato lo stato di calamità naturale, deve attendere istruzioni precise, un'équipe di tecnici venuti da Roma per le analisi dei danni, il sopralluogo dei pompieri, le maestranze per il transennamento, la protezione civile, e cosa più importante i soldi dallo Stato. Il sindaco ci ordina di non fare nulla e di attendere, possiamo solo togliere il fango dalle nostre case, ma solo dopo l'ispezione dei pompieri e l'ok della protezione civile. Passano i giorni e nulla si muove, andiamo avanti solo grazie agli aiuti degli abitanti delle città vicine, il sindaco emette ordinanze restrittive 'per la sicurezza dei cittadini', ma i soldi pubblici rimangono bloccati e i lavori, che erano stati affidati in appalto a una ditta sconosciuta, non partono. Di fatto, non possiamo più agire come avevamo deciso, e siamo obbligati a subire passivamente gli ordini di tutte quelle autorità.
A quel punto ho visto nella classe le smorfie di sdegno da parte di tutti, alcuni si sono lamentati vistosamente. Ho detto ai ragazzi che è quel che accade normalmente. Alla fine ho chiesto loro: a cosa serve l'autorità? Mi hanno risposto: 'a creare problemi alla gente'.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

fortunati questi ragazzi ad averti.avanti

gianni ha detto...

grazie per il tuo commento e per l'incoraggiamento.

Anonimo ha detto...

ammazza... il 18 maggio hai scritto queste cose... e dopo due giorni eccoli i teatrini della protezione civile e dei soldi alle agenzie di credito. dibattito provvidenziale..
una compagna

gianni ha detto...

Ho pensato anch'io le stesse cose che hai detto.
Un abbraccio.

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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