Una citazione al giorno

Una citazione al giorno -

venerdì 30 agosto 2013

Marcello Bernardi: brano tratto da 'Educazione e libertà' (2009)

'...La scuola, quella tradizionale, è semplicemente un colossale impianto industriale per mezzo del quale si distribuiscono, a chi vuole e a chi non vuole, dosi massicce di anestetico intellettuale, culturale, politico e morale. Il suo prodotto finito è quel cittadino-modello desolante, amorfo e malleabile che è disperatamente incapace di critica, di ribellione e di autoaffermazione.

Su questo punto vale la pena di insistere: il diventare un maneggevole e volenteroso suddito è cosa meritoria per la scuola. Il non diventarlo cosa biasimevole. Ne consegue l'opportunità di neutralizzare i recalcitranti e, prima di tutto, separarli dagli altri. Il sistema scolastico fa di tutto per tracciare una chiara linea di demarcazione fra l'area dei remissivi e quella dei sediziosi.

Il metodo con cui si arriva a questa selezione è quello delle graduatorie di merito. In base a queste i bambini vengono divisi in categorie: i migliori, quelli così così e recuperabili, e i peggiori, non recuperabili.

I migliori, quelli che dimostrano la loro attitudine a raggiungere la licenza, il diploma e poi la maturità e la laurea, sono i bene ammaestrati, gli indottrinati, i manipolabili, quindi i fidati. I peggiori, destinati palesemente a restare senza titoli, senza etichette, senza cultura codificata, diventeranno individui imprevedibili e quindi infidi. Si provvede dunque a incoraggiare i primi in tutti i modi e a respingere i secondi. Se vuole ottenere l'approvazione e il plauso degli adulti, il bambino è pertanto costretto a darsi da fare, in qualsiasi maniera, per entrare nella categoria degli eletti.
E' così che nasce quel flagello scolastico che è la competizione. I compagni di scuola non sono più dei compagni, ma della gente da battere nella corsa verso il successo. un gioco stupido e disumanizzante che durerà per tutta la vita, che entrerà subdolamente a far parte della personalità del bambino e che lo porterà a diventare un miserevole scalatore sociale. Un gioco che sostituirà l'arrivismo al rapporto affettivo, la rivalità alla collaborazione, l'egoismo alla generosità'. 
 
(Marcello Bernardi, da Educazione e libertà)

martedì 27 agosto 2013

L'umanità migliore emarginata per tradizione

Anche la famiglia tradizionale interferisce negativamente sulle libertà del bambino e sulla sua personalità. L'azione familiare di stampo tradizionale non fa altro che soffocare le libere espressioni del bambino, crea dipendenze, infonde paure, soprattutto nei confronti di tutto ciò che viene considerato non tradizionale, diverso, alternativo, libero. Come possiamo pensare di cambiare le cose, quando dalla famiglia alla scuola alla società è tutto così maledettamente ancorato alle cause stesse che ri-producono questo tipo di società malata e mercantile?
Io posso anche avere -come ho- argomenti validi (prove alla mano), sia per supportare il pensiero libertario, sia per confutare punto per punto gli snodi di questo sistema profondamente ingiusto e violento, ma so perfettamente che le mie parole, quand'anche ascoltate e applaudite nei luoghi di riunione degli adulti, non smuovono di un millimetro le posizioni di genitori e maestri convenzionali: questi ultimi tengono di più al loro ruolo autoritario che al concetto di persona o al rapporto paritario tra individui. 
Allora rimangono i bambini e le bambine, cioè tutta quell'umanità, la più sincera e pura, esentata coercitivamente e presuntuosamente dalla gestione attiva della comunità, occorre spiegare a questa umanità emarginata dagli adulti in quale tipo di modello sociale è venuta a trovarsi, spiegarle i deprecabili fini e i violenti mezzi di cui si serve questo sistema per perpetuarsi. Dobbiamo poter credere in un'umanità veramente nuova, e questa umanità esiste già, sono i bambini. Difendiamo la loro integrità e la loro purezza spiegando loro i meccanismi della macchina sociale, così malvagi, plasmanti e perversi (ammesso che questi meccanismi si conoscano davvero). Tutto il resto, secondo me, ha scarsa o nulla incidenza.

domenica 4 agosto 2013

Le righe del quaderno e la normalizzazione dell'individuo

Non essere più abituati alla libertà, cioè essere profondamente normalizzati, può generare grande stupore quando si vedono compiere azioni considerate anormali (vedi), ma anche molta paura, addirittura terrore, quando si propone di affrontare qualcosa di diverso dall'ordinario, dal consueto, dal normato. Poi però, chi affronta quel falso terrore si accorge che non c'era davvero nulla di cui terrorizzarsi, anzi, c'era tutto da guadagnare.
Negli adulti, un esempio si può vedere quando viene prospettata loro una gestione politica diversa da quella imposta. 'Anarchia? Orrore! Giammai! Preferisco morire'! Si sa infatti che le persone adulte, in materia di politica, non riescono più a concepire altro che destra e sinistra, come se questi fossero gli unici due punti entro cui debba svolgersi tutta la loro vita (!), o di qua o di là, anche a costo di scoprire che non v'è nulla di diverso tra questi due punti ritenuti erroneamente estremi, quindi erroneamente opposti. La stessa repulsione si ha quando si prospetta una soluzione diversa dalla dittatura e dalla democrazia, che sembrano cose diverse, ma in realtà, nella sostanza, non lo sono. Le persone sono profondamente convinte che in quegli pseudo dualismi sia davvero contenuta tutta la loro esistenza e che non vi possa essere alternativa, se non il caos, l'oscuro ignoto, la morte. Mi ricorda la storia delle colonne d'Ercole.
Questa profonda convinzione è il frutto amaro di un albero sociale piantato nel terreno della propaganda statale, coltivato a forza di allenamento all'obbedienza. Ma riguardo a questo tema, vediamo come l'albero venga condizionato a crescere in maniera innaturale e distorta fin dai primi giorni di scuola.
Parlo dei quaderni della scuola elementare, ma questo non è che uno solo degli strumenti di manipolazione delle coscienze e dei comportamenti. Ci sarebbe da fare una tesi, forse qualcuno l'ha già fatta accorgendosi di quanto importante sia per lo Stato allenare il bambino ad obbedire all'ordine gerarchico, che vuol dire sostanzialmente 'vietato uscire dai binari che ti vengono imposti'.
Esistono studi percettivi alla base delle righe dei quaderni, motivazioni psicologiche che incidono profondamente nella coscienza di un bambino e che nulla hanno a che fare con le motivazioni di facciata vendute dal sistema (banalmente, 'imparare a scrivere bene' che, notate, è molto diverso da imparare a scrivere, e allora quel 'bene' assume in verità una valenza del tutto negativa e ipocrita). Le righe non sono frutto di un caso, né di una velleità estetica. Le righe accompagnano il bambino in un allenamento che lo farà evolvere con la paura costante di non sbagliare, di non uscire fuori dall'ordine imposto. L'allenamento è costante e progressivo. Man mano che il bambino cresce, arriva alla terza elementare dove persino il suo ego e il suo senso di individualità originale vengono sviliti in favore dell'ordine superiore e normalizzante. Facciamo chiarezza: la superficie della pagina rappresenta l'ordine superiore che detiene il potere sullo spazio sociale entro cui l'individuo dovrà collocarsi secondo le regole imposte dallo Stato. Tali regole, che sono le leggi, nei quaderni di scuola prendono il nome di righe e quadretti. Il bambino dovrà imparare a starci dentro, in maniera ordinata, allineata, pulita, remissiva, senza slanci, senza creatività, senza distorsioni, senza macchie, senza personalità, senza libertà, pena la punizione (brutto voto).
In prima elementare le pagine hanno righe di questo tipo (foto sotto), orizzontali e verticali. Si impone quindi una scansione persino ritmica e regolarissima del tempo e delle azioni dovuta anche alle colonne, il bambino viene cioè abituato a tutti quei ritmi ordinati dal sistema, inclusi i ritmi di produzione (soprattutto quelli direbbe Ivan Illich). Per inciso, lo stesso ruolo ha la campanella. Più si segue l'ordine imposto, più si è 'bravi'. Più si esce fuori dall'ordine, più si è 'cattivi e ignoranti'.


In terza elementare (foto sotto), i binari entro cui viene inserito il testo sono più stretti. Perché? L'istituzione ha sempre una motivazione di facciata e qui la motivazione ufficiale è la seguente: in terza elementare il bambino è in grado di scrivere di più, quindi un rigo più piccolo serve a far entrare più parole in una pagina. Ma l'esperienza ci dice che questo è vero solo in piccola parte. Tra l'altro, per il sistema consumistico in cui viviamo, sarebbe utile far continuare a scrivere nei binari grandi, sì da far consumare prima i quaderni, per farne comprare subito degli altri. Invece alla base c'è dell'altro, c'è la distruzione dell'ego. In psicografologia, chi scrive 'grande' dimostra un ego sostenuto, prevalente, una forte personalità. Questo è sconveniente per chi, come fa lo Stato con i cittadini, svolge un ruolo di controllo sui sottoposti. Il rigo piccolo impone un ridimensionamento della personalità rispetto all'ordine superiore, imbriglia qualsiasi slancio di personalità o di orgoglio, svilisce la fiducia in se stessi. Del resto, è quello che fa da sempre la scuola tradizionale, con ogni mezzo, non solo con i quaderni, e senza che i docenti stessi ne siano consapevoli (del resto sono ex studenti e sono a digiuno di pedagogia avanzata e libertaria).


Infatti la cosa che più nuoce in tutto questo è proprio il fatto che alle righe dei quaderni nessuno ci pensa, anzi, tutti credono che seguire quelle righe sia cosa giusta, doverosa, so di colleghi che si vantano della loro 'calligrafia' da ventennio fascista. Anche i bambini che arrivano alle medie sono già abituati a questa normalizzazione, tanto è vero che quando dico loro di utilizzare quaderni senza righe, lo stupore si stampa nei loro occhi. Ma non solo lo stupore, qui si parla persino di paura quando, di fronte ai fogli protocollo (verifiche), invito i ragazzi a scrivere di sbieco, o in tondo, o a spirale, o a zig-zag, o come vogliono loro (non è caos, ma ordine-altro, creativo, spontaneo). E li vedo esitare, li vedo non appoggiare per timore neppure la penna sul foglio, come se al foglio (l'ordine superiore) dovessero fare del male fisico; li vedo in tutto il loro asservimento chiedersi perché, chiedersi se sia giusto, prefigurarsi le punizioni imparate alle elementari. E questo terrore stampato nei loro occhi è esattamente uguale a quello degli adulti quando qualcuno dice loro che nella vita esiste qualcosa di diverso dalla destra e dalla sinistra, qualcosa di più vero, di più giusto, di più umano della dittatura e della democrazia: l'anarchia.

P.S. Per fortuna i bambini non sono così incancreniti come gli adulti, e scoprono che un altro sistema è anche divertente, oltre che possibile. E non fa per niente male.

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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