Una citazione al giorno

Una citazione al giorno -
Data Rivoluzionaria

sabato 21 aprile 2018

Scuola e violenza: un approccio con metafora.

Ho visto gabbie d'allevamento destinate a docili pennuti. Si tratta di contenzione coatta, di coercizione non voluta, di una situazione innaturale dove tutti gli individui (tutti) soffrono e reagiscono di conseguenza. Se in queste gabbie costrittive alcuni pennuti, per l'ovvio disagio, cominciano ad agitarsi e a beccarsi tra di loro, fino a sanguinarne, la colpa non è dell'animale sofferente che si agita in cerca di spazio. Dobbiamo andare a monte del problema se vogliamo eliminarlo. 
Eliminare il problema non vuol dire limare i becchi degli animali, e nemmeno pretendere che altri pennuti, ugualmente reclusi e feriti, feriscano a loro volta chi si agita al fine di insegnare a sopportare la sofferenza in perfetto silenzio e tenace inerzia. Ma quando tutti i pennuti, fin da quando sono teneri pulcini, vengono addestrati a pensare e credere che stare in quelle gabbie è una condizione naturale e giusta, doverosa e perfino liberatrice, le soluzioni che essi troveranno per i loro problemi non potranno che peggiorare la loro condizione e far aumentare il loro grado di violenza reattiva. Perché la violenza reattiva, visibile e diretta, come ha lungamente analizzato Johan Galtung, ha origine dalla violenza strutturale (la gabbia) e dalla violenza culturale (la convinzione dogmatica che la gabbia sia una cosa giusta). La violenza che esplode presso ogni sofferente è un effetto, la logica conseguenza di una condizione di coercizione innaturale subìta.
Agire sugli effetti non elimina mai la causa, acuisce soltanto il problema. Sarà un bel giorno quello in cui i pennuti cominceranno a dire che la vera violenza non è nella gabbia, ma della gabbia!

martedì 10 aprile 2018

Presentimenti di bambino

Ero piccolo, ricordo, e avevo già dentro di me dei presentimenti poco gradevoli riguardo a quello che sarebbe stato, da lì a poco, il mio rapporto con la politica e le sue istituzioni. Forse proprio in virtù dei pochi anni di vita, era molto presente in me un grande istinto di conservazione, come un sapere a priori che il destino e la vita delle persone, se date in mano a poche altre persone, non avrebbe fatto altro che danneggiarmi e danneggiarci. Un istinto animale, forse. Questo io presentivo. Credo sia questa una reale 'immunità di gregge', cioè il preavvertire il fatto che regalare il potere a qualcun altro è solo garanzia di autolesione, quindi anche di lesione altrui. Come bambino ero poi triste perché ero cosciente che su di me gravavano le decisioni di tutti gli adulti, e io non contavo niente proprio perché ero un bambino, e come tale destinato a subire: condizione ineluttabile per tutti i bambini in questo tipo di cultura adultocentrica. Non c'è mai stato un solo attimo in tutta la mia vita in cui io non abbia avuto timore delle riforme in campo politico. Ho sempre sospettato, avendone poi conferme e riconferme, che riformare qualcosa da parte dei politici significasse tutt'altro che migliorare le nostre condizioni. Tutto quello che una riforma può fare è dare alle nostre condizioni un'apparenza diversa. Solo apparenza. Per celare rinnovate ingiustizie. Così è, perché appare.

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

Lettori fissi