Una citazione al giorno

Una citazione al giorno -

giovedì 10 ottobre 2019

La scuola tritatutto

La scuola, in quanto scuola, è un dispositivo autoritario, violento e incredibilmente menzognero. I meccanismi organici di cui si compone e attraverso i quali garantisce la sua perpetuazione possono anche infischiarsene di ciò che si dice in classe, questi meccanismi fanno in ogni caso il lavoro per cui sono stati progettati. E lo fanno benissimo, infallibilmente, da che scuola è scuola, riforma dopo riforma. Il dispositivo procede quindi nella sua direzione e raggiunge tutti i suoi obiettivi a prescindere da quel che un docente, ancorché animato dei più bei propositi, ripete e fa ripetere ai suoi allievi. Quello che imparano veramente gli allievi, in una scuola, è un sistema di comando, come ha ben evidenziato Gilles Deleuze.
Un intero corpo docente di una scuola potrebbe occupare tutte le ore di lezione, di tutto l'anno e di tutti gli anni dell'obbligo formativo, recitando e facendo recitare decaloghi moralizzanti, raccontando storie di rivoluzione, elogiando la libertà e la creatività, vituperando le autorità ed il sistema corrotto e corruttore, parlando di come sia ingiusto lo sfruttamento dell'uomo da parte dell'uomo, esortando al rispetto dell'ambiente e di ogni essere vivente, invitando ad essere buoni, onesti, altruisti, solidali, ma anche combattivi e disubbidienti per difendere i propri diritti, eccetera, ma il risultato finale sarebbe sempre lo stesso in termini di (dis)valori acquisiti: si avrà sempre un bravo cittadino massificato e autoritario, conformista e ubbidiente, rassegnato e deresponsabilizzato, forte con i deboli e debole con i forti. Questo perché in campo educativo la teoria non ha mai la forza necessaria per vincere sulla pratica, è sempre quest'ultima ad avere la meglio. Si sa: si impara con l'esperienza diretta molto meglio che con le parole. E la pratica di una scuola è fatta di azioni tutte autoritarie e menzognere, a cominciare dal concetto di obbligatorietà, un concetto mistificato dalla parola 'offerta'. Che beffa!
Il dispositivo autoritario scolastico si compone di strategie, di metodologie, di ricerche unidirezionali, di azioni e percorsi obbligati da fare (e da far fare), di impostazioni gerarchizzanti, addestranti, di integrazioni forzate al sistema, di progettazioni, classificazioni e valutazioni obbligatorie, di una sorveglianza continua, di rapporti sempre asimmetrici, di tutta una serie di obblighi e ricatti che non permettono ad alcuna bella parola di forare il gigantesco muro della pratica educante. La scuola è un tritatutto, si salvano davvero in pochi, prova ne è il tipo di società in cui 'viviamo' che è figlia della scolarizzazione e dell'insegnamento di tutta la società già scolarizzata e adultocratica.
Questo quadro della situazione è stato già messo in evidenza nella critica alla scuola, una critica non certo recente. Gustavo Esteva per esempio ha, secondo me, riassunto bene in poche frasi il concetto di una scuola che è, nei fatti, un problema proprio in quanto scuola: '...Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'. Queste parole sono tratte dal suo libro 'Senza insegnanti, descolarizzare il mondo' Asterios Editore.
Come dico spesso, non sono i docenti che fanno la scuola, ma è la scuola che fa i docenti, che essi lo vogliano o no. E' la scuola che plasma e annienta, lo fa con i suoi meccanismi, con i suoi passaggi obbligati, con le sue pratiche quotidiane, con tutto ciò che viene ormai considerato pericolosamente una necessità e un'opportunità. Un disastro! E non c'è bella predica che possa resistergli, purtroppo!

giovedì 3 ottobre 2019

Grazie


Oggi vorrei ringraziare delle persone: tutti quelli che inviano messaggi di stima ad indirizzo mio e di questo blog che, come sapete, sin dal 2011, offre a tantissime persone ogni giorno dei motivi di riflessione sulla pedagogia libertaria e non solo su quella. In primo luogo, nello specifico, vorrei salutare e ringraziare tutti gli studenti universitari che, ispirati da questo blog e dai materiali qui inseriti, hanno preparato le loro Tesi di Laurea, discutendole con successo nelle varie Facoltà. Congratulazioni! 
Ringrazio naturalmente tutti quelli che mi seguono fin dal primo giorno, qui in rete, i sostenitori morali, i curiosi, gli affaccendati e gli sfaccendati che hanno voluto darmi la loro testimonianza di affetto; le vostre email le trovo sempre molto pertinenti e gentili.
Ringrazio i docenti che mi scrivono da ogni angolo d'Italia per farmi sapere quanto questo blog sia importante per loro, per la loro professione, per le loro riflessioni, per il loro essere. Grazie davvero. Ringrazio anche i colleghi e le colleghe che mi seguono dall'estero, in particolare la fenomenale coppia formata da Kate e Linda, con le quali rimane sempre valido un bel progetto di collaborazione.
Ringrazio chi si occupa in maniera onesta e seria di pedagogia libertaria, lavorando quasi nell'ombra da molti anni su questo tema con grande umiltà e competenza, scambiando con me 'pensieri e parole' che mi hanno arricchito, ed anche aiutato, due persone in particolare: Filippo Trasatti e David Gribble. Vi abbraccio.
Ringrazio tutti i lettori, le lettrici di questo blog, tutti quelli che seguono i post anche su Facebook, e mi inviano messaggi di complicità. Grazie a quelli che dovrò ancora incontrare e che si aggiungeranno ai lettori attuali.
E voglio lasciare per ultimi loro, che ultimi però non sono: i bambini e le bambine delle scuole medie, i ragazzi e le ragazze dei licei, tutte persone magnifiche con le quali condivido parte del mio tempo vivo, e che ogni tanto mi mandano anche via email le loro belle parole, disegni, barzellette e risate. A loro unisco anche gli ex alunni, ormai adulti, che mi salutano sempre entusiasti dopo tanti anni. Rimanete tutti unici ed uniche! 
E' un grazie sincero, dato col cuore. 
Continuo.
Edmondo De Gallis.

mercoledì 2 ottobre 2019

La scuola risponde solo alle esigenze del mercato

Per quale motivo anche i governi più reazionari, fascisti e conservatori, necessitano della scuola, della sua azione 'educante'? Già all'inizio del Novecento ci si interrogava su questo, e  l'interrogativo faceva vacillare molte convinzioni dure a morire. Le risposte furono date già allora con forza piena, scomoda, dirompente. Una di queste venne dal filosofo e pedagogista Giovanni Cesca, il quale, tra le altre cose, ebbe a dire:
'L'Educazione è ritenuta da tutti come il mezzo migliore per far trionfare le proprie idee e tendenze, e perciò le classi sociali, i diversi partiti politici, le chiese e le sette religiose, le scuole scientifiche e sociali, che sono in armonia con queste'. 
A fianco a lui, in questo dato evidente, è il grande Francisco Ferrer Guàrdia
'è passato il tempo nel quale i governi si opponevano alla diffusione dell'istruzione in cui cercavano di limitare l'educazione delle masse. Questa tattica era loro possibile un tempo [...] Ma i tempi sono cambiati. I progressi della scienza e le scoperte di ogni specie hanno rivoluzionato le condizioni di lavoro e della produzione. Non è più possibile ora che il popolo resti ignorante; bisogna ch'esso sia istruito perché la situazione economica di un paese si conservi e progredisca di fronte alla concorrenza universale. Allora i governi hanno voluto l'istruzione, un ordinamento sempre più completo della scuola, non perché sperassero dalla educazione il rinnovamento della società, ma perché avevan bisogno d'individui, di operai, di strumenti da lavoro più perfezionati per far prosperare le imprese industriali e i capitali impiegativi. E si son visti i governi più reazionari seguire questo movimento...'.
Ma non dobbiamo cadere in errore e pensare che le risposte ci arrivino solo dall'alba del Novecento. William Godwin, in epoca illuminista, è il primo filosofo, da quanto ci perviene, a metter mano ad una critica strutturata della scuola, a ragion veduta. In tempi recenti, altri pensatori, filosofi, pedagogisti, sociologi, hanno affrontato l'argomento e dato la medesima risposta, fino a giungere ai contemporanei John Holt, Paul Goodman, Ivan Illich, Colin Ward, Joel Spring, Marcello Bernardi, ecc. Come dice Colin Ward all'inizio del capitolo 'Descolarizzazione', 'Perpetuare questa società è, in definitiva, la vera funzione sociale della scuola'. 
Chi dunque crede di poter cambiare questa società per mezzo della scuola è, nel migliore dei casi, un illuso.

martedì 10 settembre 2019

Alternative alla scuola.

Farla finita con questo e con quel che ne consegue!
Una premessa fondamentale:
Non mi soffermerò ancora, adesso, sui motivi per cui è necessario descolarizzare la società, penso che nel corso di tutti questi anni di mia presenza in rete e spiegazioni, e proposte di lettura, soprattutto in questo blog, le persone più attente al problema abbiano già da tempo capito la grande importanza e urgenza della descolarizzazione, persino a prescindere dalle eventuali alternative da proporre. Come dire: è più urgente toglierci dal rogo che pensare alle alternative mentre intanto ci arrostiamo. O no? Ma...


...Ma per quelli che continuano a chiedere (e non a chiedersi) quali possano essere le alternative alla scuola, facendolo palesemente in modo provocatorio e sterile nel 99% dei casi, o perché la scuola gli ha cancellato l'immaginazione e la creatività, trascriverò di seguito un progetto tratto da un testo che riassume le idee di Ivan Illich relative a questo tema. Almeno due punti, però, bisogna anzitutto tenerli sempre presenti, altrimenti non si andrà da nessuna parte:
  1. In termini di obiettivi intemedi e finali, di formazione morale-culturale, di metodologie, di gerarchizzazione, di strumenti di addestramento, e di risultati ottenuti, non esiste alcuna differenza tra scuola pubblica e privata. In questa società, a meno di essere dei veri ribelli con tutto ciò che questo comporta, ogni tipo di agenzia educativa (e non solo) è sottoposta al controllo e alla vidimazione dello Stato, comprese, in una misura relativa, le scuole libertarie.
  2. La scuola non è l'unico luogo in cui una persona può imparare. Sembra una banalità, ma troppo spesso nelle parole proferite dalle persone emerge questa assurda convinzione. Inoltre vorrei evidenziare che la scuola non è una creazione divina, e non crea conoscenza: ripete e fa ripetere dei concetti e delle nozioni, peraltro funzionali solo al sistema.

Un progetto:
Come già detto, mi rifaccio al grande pedagogista Ivan Illich, autore del famoso libro 'Descolarizzare la società', il quale pensava anche alla creazione di una rete di strutture educative aperte, libere, una rete organizzata in quattro servizi fondamentali:
  1. Negozi e ambienti appositi per l'apprendimento formale (dalle biblioteche ai laboratori, alle macchine per insegnare, a sale-spettacolo, a circuiti televisivi), affiancati da strutture sociali (botteghe, laboratori, aziende, gruppi...) dove è invece possibile apprendere direttamente tramite l'esperienza.
  2. Iniziative di raccordo per mettere in contatto chi insegna e chi desidera imparare, anche per poter effettuare scambi di competenze.
  3. Socializzazione libera, mediante la formazione di gruppi riuniti intorno a un interesse comune.
  4. Creazione di un 'annuario degli educatori', cioè un elenco di individui disposti a insegnare, in modo che chi ritiene di aver bisogno di una di queste figure possa mettersi in contatto con essa e avvalersi delle sue prestazioni.
Questo progetto implica la possibilità che gli individui scelgano liberamente come, quando e in che misura fruire delle diverse offerte educative, e che la società si trasformi, per diventare sempre di più un luogo di contatto, di confronto e di scambio alla pari, all'insegna di quella 'convivialità' di cui Illich ha scritto parecchio e che ha come significato profondo la costruzione di una società libera, attiva, fatta di individualità e non più di masse uniformate e conformate.
Un esempio concreto e già attuato si trova in Messico, nello Stato di Oaxaca. Si chiama Unitierra (Universidad de la Tierra), che è una realtà fondata da Gustavo Esteva, amico di Ivan Illich, e al cui interno convergono conoscenze e culture tra le più svariate. Una ricchezza immensa. Ma nel mondo ci sono e ci sono stati altri progetti del genere, o per lo meno degli embrioni di questo pensiero di formazione alternativa, ad esempio le esperienze fatte da Sébastien Faure e i bambini di La Ruche, nei primi anni del Novecento, in Francia. Si tratta adesso di allargare queste esperienze il più possibile, metterle in relazione collaborativa tra loro, renderle di tutti, per tutti. Nella noia, nella coercizione e nella paura non si impara mai nulla veramente, con gioia, ma si ammaestra.
Va da sé che il progetto esposto non è che uno soltanto, altri se ne possono aggiungere, purché non siano o non diventino scuole o luoghi di reclusione coatta, e naturalmente questo stesso progetto si pone come canovaccio e giammai come modello assoluto valido per tutti, ogni realtà sociale svilupperà incidentalmente il suo progetto, i suoi progetti, o darà più risalto a una parte di essi in base alle esigenze che si vengono a creare spontaneamente. 
So bene che qualsiasi tipo di alternativa alla scuola venga proposta a coloro i quali tengono alla difesa dell'orrido esistente, sarà rifiutata a priori, per partito preso. Ma questo non è un blog per tutti, la libertà e il progresso sono materie che si affidano alle intelligenze consapevoli e alle coscienze non deformate dal feroce addestramento dottrinale scolastico. Perciò, adesso che ho risposto alle domande provocatorie del genere 'e le alternative?', si prega di evitare i 'sì, però...', perché alla fine si cade dal ridicolo al patetico. Evitatevelo.

Post correlato.

domenica 8 settembre 2019

Quaderni a righe e a quadretti, il cittadino ubbidiente passa anche da lì.

Sui quaderni di scuola elementare - parliamo dunque di bambini piccoli - le righe e i quadretti non sono stati messi lì a caso, non servono affatto a far 'scrivere bene'. Se volete saperne di più, vi riassumo la questione d'appresso. Inizio da una citazione fondamentale del filosofo Gilles Deleuze:

Gilles Deleuze
'Se fossimo portati a dire che il linguaggio è sempre stato un sistema dell'ordine e non dell'informazione - sono ordini che vi vengono dati, e non informazioni che vi vengono comunicate - avremmo l'impressione di dire qualcosa di evidente. Apriamo il notiziario alla televisione e cosa riceviamo? Non riceviamo in primo luogo delle informazioni, riceviamo degli ordini. E cosa avviene a scuola? E' ovvio! Quando la maestra riunisce i bambini non è per informarli dell'alfabeto, è per insegnare loro un sistema di ordini, un sistema di comando che permetterà e costringerà gli individui a formare degli enunciati conformi agli enunciati dominanti. La scuola serve soprattutto a questo'.
Quando Deleuze chiariva il concetto del 'sistema di comando' che vige nella scuola, si riferiva proprio al fatto che il linguaggio, quando lo si fa passare attraverso certi canali autoritari come la scuola o la tv, non ci dà immediatamente delle informazioni, ma ci dà principalmente degli ordini, ovvero un sistema di comando a cui ubbidire, un sistema che fa riprodurre lo stesso tipo di sistema a chi assorbe quel linguaggio e quei canali. Facciamo un esempio e prendiamo come canale la scuola. Scegliamo un obiettivo obbligato per questo contesto: insegnare al bambino a scrivere non uscendo fuori dalle righe imposte. Si dovrà notare anzitutto che l'obiettivo dichiarato non è semplicemente quello di insegnare a scrivere, che è ciò che ci si aspetta da qualsiasi pedagogo umano, ma imparare a farlo senza uscire dalle righe. Ed è questo che, alla fine, diventerà il vero obiettivo. Al di là di ciò, si tratta di una palese imposizione, di una coercizione che viene sempre mascherata, addolcita, lubrificata da una o più giustificazioni, la più quotata, in questo caso, è: 'il bambino deve imparare a scrivere in modo chiaro, altrimenti la sua scrittura non sarà leggibile e nessuno lo capirà' (chissà quali scuole hanno frequentato i medici). E attraverso questo genere di giustificazioni o pretesti si compie il trasferimento del sistema di comando dal docente al discente, che a sua volta imparerà a utilizzarlo e a vederlo come una cosa normale, quando a non vederlo addirittura. 
Ma nello specifico, che cosa succede a livello psicologico al bambino in piena fase evolutiva? Quando la maestra ordina all'allievo di non uscire fuori dalle righe, l'informazione passa in secondo piano rispetto alle conseguenze che l'allievo subirà se uscirà fuori dalle righe, se contravverrà alla norma imposta, se sovvertirà la regola. L'allievo sarà stato infatti informato a priori della ricompensa e della punizione che riceverà, a seconda se eseguirà bene o male l'ordine e, come i cani di Pavlov, imparerà anche questo sistema di conseguenze autoritarie finendo per ritenerle una cosa normale, un valido sistema pedagogico, quando invece è mero addestramento!
Qui ci sono già tutti gli elementi di una società fondata sull'autoritarismo (o gerarchia). C'è un capo (la maestra), c'è un ordine calato dall'alto (scrivi dentro le righe!), c'è una giustificazione di facciata che poggia su una falsa morale (se non impari a scrivere in modo chiaro nessuno ti capirà, e inoltre una brutta grafia non è elegante), c'è una conseguenza prestabilita da qualcuno (se scrivi bene ti premio, se scrivi male ti punisco), c'è la distruzione dell'autodeterminazione e dell'autostima dell'allievo (futuro cittadino, schiavo produttore ligio al dovere), il quale impara a obbedire all'ordine non perché egli sia davvero convinto che scrivere dentro le righe sia giusto, ma perché deve compiacere l'autorità (maestra, genitore) e anche perché sa che ci saranno sempre e comunque delle conseguenze: era stato informato preventivamente che sarebbe incorso nel pericolo della punizione o dell'adulazione premiale.
Come se non bastasse, tutto ciò porta l'allievo a competere con i suoi 'compagni' (che potenzialmente divengono nemici da combattere), perché nel frattempo avrà anche imparato che in questo genere di società, per poter sopravvivere, occorre rendersi superiore agli altri, sgominarli. Si perpetua così l'assetto gerarchico e divisivo-competitivo della società. Quale umanità! In questo caso specifico, la superiorità di colui che ha ricevuto un bel voto non deriva affatto dall'aver scritto convintamente bene, dritto e chiaro, ma dall'averlo fatto come ha voluto l'autorità. L'allievo, quindi, si sente superiore agli altri perché ha saputo obbedire bene all'ordine ricevuto, lo ha fatto meglio degli altri servi da eliminare. E' un servo superiore, insomma! Come dice Deleuze, la scuola serve soprattutto a questo.
Questo non è che un esempio, uno tra i troppi su cui è stata edificata la nostra società. Nulla viene lasciato al caso da parte dello Stato, neppure le righe dei quaderni!

P.S. Vorrei far notare che l'insegnamento acritico di questi ordini, che verranno a loro volta reinsegnati acriticamente, vengono appresi in modo sottaciuto, silente, strisciante, all'interno di una metadidattica. E' così che si imparano le cose, con il fare all'interno di una consuetudine, dove, mentre si fa una cosa, si apprende qualcos'altro, e in modo più profondo. Questo lo dico perché ancora in molti credono che l'insegnamento della pace, della fratellanza, ecc. passi attraverso la predica verbale. Non è così che funziona.

Scolasticamente ineccepibili

Ho poco da dire, in questo momento, ma lo ritengo importante, e volevo scriverlo da tempo. Sapete, nel corso degli anni ho conosciuto studenti apertamente fascisti. Questi studenti studiavano e ricevevano ottimi voti e complimenti dai miei colleghi, non erano stupidi, sapevano scrivere abbastanza bene, leggevano libri e giornali, usavano l'inglese quando occorreva farlo. Riguardo alla 'Storia patria', se faccio riferimento a certe classi del quinto anno di liceo, questi ragazzi erano preparatissimi proprio sul fascismo e il nazismo, conoscevano a menadito date e fatti, sapevano collegare questi fatti e contestualizzarli perfettamente. Un giorno qualcuno di loro tirò fuori lo smartphone e si formò subito un gruppetto attorno a lui, stavano guardando un filmato su Youtube e sorridevano con aria fiera e soddisfatta, stavano guardando e ascoltando un discorso di Mussolini. Di quel discorso conoscevano le parole, le cadenze, le pause, il riferimento preciso, il contenuto, l'anno e il giorno, il luogo... tutto! Questi studenti, normalmente, all'esame di Stato, brillano soprattutto se gli viene chiesto di parlare della Seconda guerra mondiale: quel capitolo lo conoscono benissimo, lo hanno studiato e ristudiato mille volte, con entusiasmo, con viva voglia di sapere.
Qualcuno, leggendo quello che ho appena scritto, forse avrà capito delle cose anche in merito alla funzione dei libri scolastici. Me lo auguro. Non voglio aggiungere altro.

mercoledì 21 agosto 2019

Non scuole alternative, ma alternative alla scuola!

Nella scuola è tutto minuziosamente calcolato, programmato, verificato, pianificato, registrato. Lo sviluppo dell'ingegneria scolastica e della sorveglianza su di essa, negli ultimi decenni, è stata pari allo sviluppo tecnologico avvenuto in ambito aerospaziale. Nella scuola nulla è lasciato al caso, neppure un eventuale e raro caso, che perciò, essendo qualcosa fuori norma, viene malvisto. Anche il caso, a scuola, deve comunque essere 'modulizzato', inserito in un programma di osservazione e misurazione per un eventuale trasformazione in 'iter' o 'prassi', che in questo modo lo snatura inevitabilmente. Questo significa che decenni di studi e di ricerche hanno portato a compimento lo studio capillare e ossessivo del programma fatto sul programma. Si è giunti, cioè, com'è tristemente ovvio, a porre l'accento sul perfezionamento maniacale e burocratico del percorso
Ma nonostante questo evidente ultraperfezionismo, verificato in numerosi passaggi e pianificato in altrettante riforme e normative caduteci sulla testa, si continua ingenuamente a ripetere che la scuola non funziona, che occorre metter mano a questo e a quello. Ancora! Occorre dirlo forte: non è la scuola che non funziona! I suoi meccanismi e il suo percorso funzionano fin troppo bene! Per gli scopi per cui è stata progettata, la scuola è incredibilmente perfetta!
Ciò che non funziona è invece la comprensione, da parte della società, del fatto che l'emancipazione dall'oppressione e dalle ingiustizie non può passare attraverso programmi predeterminati, luoghi di coercizione e addestramento, burocratizzazione e mercificazione dei saperi (peraltro assai relativi, controllati e devitalizzati), programmazioni e sorveglianze, punizioni e ricompense, ecc. Non è la scuola la soluzione, ed è evidente che sia così! La scuola è un'azienda di costruzione sociale, di questa società, non di un'altra. Ciò di cui abbiamo bisogno, per una società diversa da questa, per un mondo giusto e umano, non è neppure una scuola alternativa, ma è un'alternativa alla scuola. Ci sono grandi idee che si possono pescare o ripescare a questo scopo. A mio giudizio, queste grandi idee, queste alternative alla scuola, sono state ben riassunte da Ivan Illich, e penso che un giorno le scriverò su questo blog, in modo tale da poter aiutare anche coloro i quali, deficitari di fantasia proprio perché perfettamente scolarizzati, si chiedono quale possano essere le soluzioni o le alternative alla scuola. Intanto il mio invito per costoro è quello di fare uno sforzo per cercare autonomamente di capire quali possano essere queste alternative capaci di far raggiungere l'obiettivo dell'apprendimento più autentico, più libero, grande e gioioso. Esistono. Non è difficile. E decisamente l'homeschooling non è fra queste!

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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