Una citazione al giorno

Una citazione al giorno -

domenica 22 gennaio 2017

Solo un altro tipo di cultura ci salverà

I disperati del mondo, tenuti con molta abilità sotto costante illusione e speranza, paura e insicurezza, difficilmente riescono a capire che, alla fine dei conti (conti che avrebbero già dovuto fare secoli fa), rossi, bianchi, neri, blu, a pois... a ben vedere di governi ce n'è soltanto uno. Una è la cultura imposta, una è la visione conseguente delle cose, unica è la direzione, unica è la gestione delle collettività, ed una soltanto è logicamente la realtà che può essere creata da questo tipo di istruzione. 
Le ideologie di partito, politico e/o religioso, sfoltite dalle rispettive retoriche di superficie che solo in apparenza le diversificano, rispondono tutte al medesimo progetto comune: perpetuare l'esistente, lo status. Va da sé, quindi, che per modificare l'esistente non serve cambiare governi, bisogna invece adottare un altro sistema culturale. Ma questo non si può fare fino a quando le masse continueranno a farsi scolarizzare ed istruire da chi le vuole con una sola cultura nella testa. Cultura è colonizzazione. Quando Ivan Illich definiva la scuola l'agenzia pubblicitaria che ti fa credere di aver bisogno della società così com'è, intendeva dire proprio questo, che con un solo tipo di cultura non si avrà che un solo tipo di risultato, nessun altro. Uno degli incredibili effetti della nostra cultura autoritaria è quella che ci fa credere di poter cambiare le cose intervenendo per mezzo e all'interno dei meccanismi che si vogliono combattere ed eliminare (riformismo), e questo appare generalmente come la cosa più logica, ma proprio perché viene ritenuta la cosa più logica dalla maggioranza delle persone istruite per mezzo della stessa cultura dovrebbe essere esclusa dal panorama delle soluzioni o, quantomeno, guardata con molto sospetto. La Storia infatti ci insegna che proprio il riformismo non è altro che uno dei tanti strumenti usati dal Capitale per potersi perpetuare. Io stesso, che opero da libertario in un contesto istituzionalizzato, posso garantire che non è possibile cambiare le cose dall'interno senza avere conseguenze invalidanti che vanificano ogni buona intenzione. Perciò rimango clandestino.
Dicevo che occorre cambiare sistema culturale, cambiare direzione, ma questo vale per gli adulti, i quali sono già stati deviati dal percorso naturale proprio attraverso l'impianto di una cultura specifica. Invece i bambini non hanno alcun bisogno di cambiare direzione fino a quando non vengono istruiti con la cultura dominante, cioè molto presto, e non a caso. Noi tutti nasciamo liberi e senza sovrastrutture escludenti, i bambini piccoli non conoscono odio a causa del colore della pelle o della religione o dell'orientamento sessuale o di chissà cos'altro, non concepiscono il mondo separato artificialmente da confini nazionali; al contrario, i bambini piccoli hanno una straordinaria predisposizione all'incontro curioso con l'altro, allo scambio di informazioni. Mi altero quando gli adulti credono, in modo molto presuntuoso, che i bambini vadano educati. Educarli a che cosa se i bambini sono già quel mondo che desideriamo? Educarli a che cosa, dunque, se non ad adattarsi a questa società! E con che mezzo educarli? Con la scuola? Con dei contesti comunque scolarizzanti? E chi li educherebbe questi bambini? Gli adulti già scolarizzati, adattati, e fieri di essere tali? E allora si educherebbero, come infatti fanno, alla perpetuazione del sistema, alla cultura escludente, dominante e competitiva, mercantile e gerarchica, si educherebbero a tutto ciò che rende gli adulti presuntuosi e violenti tra loro stessi, e crederebbero che sia tutto normale e naturale, e che soltanto l'intervento dell'educazione (ancora!) possa risolvere i problemi (dovuti all'educazione!).
Cambiare cultura significa in sostanza fare in modo che i bambini non vengano contaminati dalla cultura dominante, lasciare che la loro istruzione naturale prosegua il suo cammino senza alcun intervento esterno che non sia esplicitamente richiesto dal bambino o che non serva a garantirgli l'incolumità fisica. Le informazioni contenute nel seme hanno diritto di tutela. Se questo fa paura, io inviterei a riflettere sulla paura che può fare piuttosto la nostra cultura di guerre e genocidi inimmaginabili. Fanno più paura i bambini lasciati liberi o gli adulti organizzati in partiti e milizie laiche e/o religiose? Fa più paura un bambino che guarda curioso e sorridente altri bambini a lui sconosciuti, o un adulto che sgancia una bomba atomica obbedendo a un ordine altrui? Pensiamo davvero che un bambino curioso e senza sovrastrutture culturali come le nostre diventi un essere violento come noi? Attenzione, perché a questa domanda la cultura dominante vuole che si dia una risposta univoca e sempre falsa, e cioè quella che recita così: 'io vedo che l'essere umano è cattivo, quindi egli nasce già in questo modo' (tipico ragionamento fallace del cosiddetto 'uomo a una dimensione' di cui ci ha parlato Herbert Marcuse). Ma l'essere umano non nasce né buono e né cattivo, egli nasce con la potenzialità di fare del bene e anche del male, a seconda, poiché la maggiore o minore quantità di bene o di male, scriveva Fromm, dipende esclusivamente dal tipo di cultura che l'essere umano  acquisirà e con la quale costruirà il suo contesto. Un contesto autoritario e competitivo come il nostro non può che generare un individuo altrettanto violento e autoritario. Viceversa, un contesto non competitivo, non gerarchico, includente, libertario, non può che generare un individuo aperto, autodeterminato e solidale. Inutile quindi domandarsi che tipo di contesto costruirebbero autonomamente i bambini, domani, quando saranno adulti, senza imporre loro, oggi, le nostre divisioni e classificazioni, senza i nostri dogmi e credenze, senza la nostra cultura estremamente escludente e competitiva. Quando osservo i bambini che interagiscono liberamente tra loro, io vedo il mondo che gli adulti auspicano e che hanno già vissuto in quel loro passato felice che però, purtroppo, in pochi conoscono.

venerdì 13 gennaio 2017

Il nostro tipo di società è il prodotto della scolarizzazione di massa

Qualcuno si salva dalla scuola, certo, e meno male! Sono di solito quelli che all'inizio vengono presi per pazzi o diversi o pericolosi, e poi forse, magari dopo anni o secoli, vengono riconosciuti come geni. Forse, non sempre, non è detto. Ma la maggioranza no, non si salva dalla scuola, purtroppo. Mi guardo intorno, guardo anche ai cambiamenti storici, e vedo con amarezza e disgusto il prodotto della scolarizzazione obbligatoria di massa. Non posso esserne contento. Nessuno può esserne contento, salvo le classi dirigenti che vogliono tutto questo, che vogliono più competizione, più addestramento, più servi felici di esserlo, sempre più desiderosi di entrare a far parte del sistema e della produzione, cittadini sempre più cattivi con i deboli e acquiescenti con i forti. E la cosa peggiore di tutte è che uno di questi prodotti della scolarizzazione è la devozione religiosa, dogmatica, nei confronti della scolarizzazione stessa. E' un circolo vizioso, o viziato: più la società è autoritaria e le persone disumanizzate, e più queste credono che ci voglia ancora più scuola (riformata come si vuole, ma più scuola, sempre scuola, comunque scuola); e così, mentre la società viene scolarizzata sempre di più, questa stessa società diventa sempre più autoritaria e funzionale al sistema. E' un dato di fatto. 
Poi possiamo anche rifugiarci vigliaccamente nella bella retorica o nella demagogia, quanti bei 'bla bla' ho ascoltato dai retori difensori della scuola, ma quel che siamo oggi è soltanto il frutto della scolarizzazione, non lo si può nascondere. Chi pensa che per salvare la società ci voglia più scuola o più soldi dati alla scuola, chi pensa che occorra riformare le istituzioni, non ha capito qual è il vero obiettivo della scuola, né ha ben chiaro che cosa sia la scuola, nonostante la società da questa prodotta sia ben visibile, oppure (peggio) siamo di fronte a un tipo di individuo che della scuola ne difende il dogma a prescindere, in quanto devoto acritico di questa sorta di chiesa, una chiesa vera che ha vere e proprie liturgie e sacerdoti e obiettivi illusori di salvazione (e altri obiettivi veri, nefasti, ma nascosti, non dichiarati, ma alcune volte sì). E questi devoti sono la maggioranza, sono il prodotto stesso della scuola, sono quelli che non sanno più immaginarsi una vita senza padroni, senza governi, senza scuole, senza gli altri tipi di carceri, senza qualcuno che dall'alto punisca e premi, senza libertà. E' tutto molto triste e tragico al contempo.

'Descolarizzare la società' di Ivan Illich (leggilo sul sito stesso o scaricalo gratis)

lunedì 5 dicembre 2016

L'autodeterminazione uccisa dalla scuola

Non di rado nei testi anarchici si trova scritta la parola 'autodeterminazione'. Si tratta di una parola che sta a fondamento del concetto stesso di libertà individuale. Ma che cos'è l'autodeterminazione? E perché uno degli obiettivi non dichiarati della scuola, quindi dello Stato e della Chiesa, è quello di annichilirla?
L'autodeterminazione, dice la Treccani, è quell'atto con cui l’uomo si determina secondo la propria legge. La definizione trova riscontro anche nel Garzanti ('atto con cui l’individuo si determina liberamente e autonomamente'). In sostanza, autodeterminarsi vuol dire semplicemente esprimere se stessi nel modo e nei tempi in cui ognuno sente e decide di farlo, in piena autonomia e libertà. In piena autonomia e libertà significa che nessun altro, all'infuori del soggetto, può arrogarsi il diritto di intervenire dall'esterno con codici, giudizi, valutazioni, ed altri mezzi verbali e non verbali, fisici o psicologici, coercitivi o suadenti, con lo scopo palese o occulto di modificare l'intenzione e la decisione del soggetto che si autodetermina.
A cosa serve l'autodeterminazione? Ad essere degli individui consapevoli e responsabili, cioè coscienti di se stessi e di ciò che si vuole. E poiché ogni individuo autodeterminato è responsabile di se stesso, non può che esserlo anche nei confronti del circostante con cui l’individuo si determina liberamente e autonomamente, un circostante che è fatto di altri esseri viventi, umani e non umani, è fatto di elementi vari che formano il contesto variegato in cui tutti viviamo e con cui ci relazioniamo di continuo, anche se non ce ne accorgiamo. Insomma, l'autodeterminazione serve per affermare la nostra libera e responsabile volontà di essere ciò che vogliamo essere, in relazione al contesto.
Noi tutti, poiché siamo figli della natura, nasciamo autodeterminati, o meglio, nasciamo con questa predisposizione ad autodeterminarci ogni istante della nostra vita. E' una questione biologica, innata, registrata nel DNA. La natura ci ha istruiti per questo scopo. Ma è un'istruzione che l'educazione imposta dal sistema soffoca e sostituisce con un'altra istruzione che va nella direzione esattamente opposta a quella naturale. Perché uccidere l'autodeterminazione? Se io per varie ragioni, soprattutto economiche, voglio governare una persona, devo prima di tutto annichilire la sua autodeterminazione, devo fare in modo che questa persona senta il desiderio di cercare qualcuno che, dall'esterno, gli dica come deve essere, come e quando deve agire, cosa può e cosa non può fare, ecc. Una persona autodeterminata non sa cosa farsene di un governo esterno, cioè di qualcuno che gli dica cosa fare, cosa pensare, quando farlo, come farlo, e soprattutto non sa che farsene di una linea di vita omologata e imposta a suon di ricatti che si concretizzano nelle punizioni a norma di legge o nelle adulazioni e ricompense. Una persona autodeterminata, dunque, non accetterebbe mai di diventare schiavo di qualcun altro, contro la propria volontà. Ecco perché il sistema deve intervenire già sui bambini con un tipo di istruzione/educazione in grado di uccidere l'autodeterminazione e di formare i futuri schiavi produttivi, remissivi e, come diceva George Carlin, 'lavoratori ubbidienti, gente abbastanza brava da far funzionare le macchine e fare il lavoro d'ufficio e stupidi abbastanza da accettare passivamente tutto questo'.
Purtroppo la gestione del sistema è affidata a pedagogisti occulti che sanno benissimo quello che fanno e quello che dovranno fare, sanno benissimo le reazioni conseguenti della società (modellata come hanno voluto loro), sanno ingannare molto bene le masse. E riguardo alla scuola, questi pedagogisti del sistema hanno saputo fornire (già nel Rinascimento) dei pretesti molto accattivanti, anche se falsi, al fine di farla frequentare. All'inizio del Seicento, ad esempio, Comenio, considerato non a caso il padre della scuola moderna, illudeva le masse col mito dell'istruzione dicendo loro che se volevano diventare superintelligenti dovevano frequentare la sua scuola, organizzata in passaggi magici progressivi (donde le classi moderne), dove il sortilegio alchemico sarebbe intervenuto sui cervelli a renderli magnifici ed eruditi. Purtroppo ancora oggi moltissime persone confondono la scuola con la conoscenza e l'erudizione, l'educazione con l'assennatezza, l'istruzione scolastica con l'intelligenza, e pensano che una società senza edifici scolastici e senza specialisti dell'istruzione porti l'umanità allo sfacelo, cosa che invece sta avvenendo proprio con queste cose, cioè per mezzo e nel bel mezzo di una scolarizzazione massiccia, obbligatoria e capillare, che è andata aumentando progressivamente in ragione delle sempre più feroci esigenze del capitale, che ormai coincidono con le esigenze di questo tipo di società: competizione, efficienza, denaro, ambizione di potere... Ancora oggi le masse sono intrappolate nella vecchia convinzione secondo cui la scuola rappresenta la via per l'emancipazione e la conquista del potere, cosa che, come vediamo, non soltanto è falsa, ma anche autoritaria come obiettivo, perché il potere non è da raggiungere, ma da eliminare, dato che è la causa di ogni male sociale. Una persona a cui vien tolta l'autodeterminazione sarà ancora più avida di potere, oltre che ad essere acquiescente con chi il potere ce l'ha già, e questo è esattamente quello che ha voluto il sistema e che la scuola, sua servitrice, ha prodotto e produce.
Il processo di scolarizzazione non è purtroppo finito, perché ahimè non c'è limite alle richieste della produzione, e perciò i futuri schiavi non devono più essere soltanto obbedienti e remissivi (e aggressivi tra loro), ma devono essere superefficienti e autoregolamentati, cioè saranno gli stessi lavoratori che, nella loro schiavitù, e con efficienza meccanica, si autosorveglieranno, si autogiudicheranno, si autopuniranno. Dall'autodeterminazione siamo giunti all'autodeterminismo (passatemi il termine). Il capitale potrà fare a meno dei suoi sorveglianti nei vari Panopticon, perché saranno gli stessi detenuti sociali e produttivi ad autoimprigionarsi e a farlo con desiderio. La scuola, col suo programma occulto, sta andando proprio in questa direzione, e la società di logica conseguenza. E' un progetto preciso, voluto, attuato dalle riforme dei vari governi, in nome del capitale e avallato da chi, privato dell'autodeterminazione, non può e non vuole fare altro che consegnare la propria vita e quella degli altri a un governo esterno. E i bambini alla scuola! A ognuno la propria illusione!
Un giorno l'umanità la farà finita con tutti quelli che, in nome del 'nostro bene' e di una presunta 'sicurezza', si dipingono come specialisti certificati di qualcosa per farci fare, o non farci fare, qualcosa deciso da altri! Ma non possiamo aspettare che quel giorno arrivi da sé, perché non arriverà mai se non smantelliamo prima le sovrastrutture dovute all'educazione, e l'educazione stessa intesa come atto impositivo e per giunta obbligatorio indorato da qualche pretesto accattivante e rassicurante. Basta con la mitologia! Risuonano sempre le parole di Proudhon: 'chiunque metta la mano su di me per governarmi è un usurpatore e un tiranno. Io lo dichiaro mio nemico'.

venerdì 25 novembre 2016

'Col suo marchio speciale di speciale disperazione'

Quando decisi di aprire questo blog, sei anni fa, il panorama virtuale era un po' desolante e vuoto sui temi inerenti alla pedagogia libertaria. Anche quel motivo mi spinse ad aprire questo blog e, poco dopo, anche una pagina facebook che molti di voi già conoscono e seguono. Come vedete, qui nella colonna del blog, non ho certamente risparmiato informazioni e letture specifiche, con lo scopo preciso di far conoscere le cose che a me sembrano basilari sulla pedagogia libertaria. Non mi sono risparmiato neppure nella divulgazione di varie pubblicazioni in pdf. Continuerò a farlo.
Grazie a tutti i lettori, io oggi noto che vi è certamente più consapevolezza riguardo all'esistenza di una pedagogia libertaria, delle scuole libertarie in genere, tanto è vero che ho visto e continuo a vedere scuole libertarie che vengono inaugurate anche in Italia, come anche pagine facebook dedicate al nostro tema, o anche singole persone che, da insegnanti quali sono, si fregiano dell'aggettivo (o appellativo) 'libertario/a', e via discorrendo. In questi anni ho visto dunque cambiare le cose, alcune cose. Ma sempre in meglio? 
Dopo aver metabolizzato questi cambiamenti, dopo averli analizzati, forse oggi dovrei dire che non mi esaltano più di tanto, ma questa è soltanto una mia sensazione. A parte qualche eccezione, non di rado ho visto purtroppo quella che qualcuno potrebbe definire un'appropriazione indebita del termine 'libertaria' o 'libertario', ma anche 'anarchico' o 'anarchica', con la scusante sempre pronta all'uso che recita 'nessuno stabilisce chi e che cosa è anarchico'. In verità questa appare più come una falsa giustificazione che - e questo è vero - aiuta purtroppo soltanto alcune persone a veicolare altri scopi non propriamente anarchici, là dove invece l'anarchia è qualcosa di ben preciso pur nella sua galassia variopinta di declinazioni (declinazioni, e non interpretazioni funzionali a una direzione diversa), la sua intenzione è chiarissima, talmente chiara e netta che qualsiasi direzione diversa da quella anarchica par che mi salti agli occhi come un pomodoro maturo sulla neve.
Cosicché mi accorgo, e non di rado ormai, che la seppur cauta proliferazione di scuole libertarie, almeno in Italia, può anche celare o svelare qualcosa che poco o niente ha a che fare con questo tipo di scuole e con l'anarchia, sia nei metodi usati, sia nelle finalità. Le due cose sono sempre strettamente legate insieme. Il mio è soltanto un invito a saper discernere. La coerenza tra mezzi e fini viene spesso disattesa, ed è relativamente facile scoprire questa discordanza dal modo in cui una scuola o un gruppo si presenta al mondo... reale o virtuale che sia: prima o poi il velo della disonestà o della non coerenza cade: più si è consapevoli di cosa siano la scuola libertaria e la descolarizzazione, e più repentina sarà la caduta del velo dell'impostura, volontaria o involontaria che sia.
Perciò io credo che, insieme alla gioia nel vedere sì tanti gruppi di educazione libertaria, dovrebbe sempre accompagnarci anche una sana e costante pratica d'analisi critica, fondata sulla consapevolezza ferrea di cosa voglia dire veramente 'anarchia' o 'scuola libertaria', lungi dalla facile retorica o dai luoghi comuni, perché noi tutti e tutte stiamo vivendo tempi in cui l'ambiguità delle identità politiche e l'ipocrisia delle ideologie e delle strumentazioni sembrano impazzare più del solito, come pure gli opportunismi, le furberie in genere, a tutto svantaggio di un'idea schietta di libertà che, per sua natura, non può avere direzioni diverse da quell'unica, 'ostinata e contraria', considerata perciò eretica e assurda dalla maggioranza delle persone, odiata e combattuta dalla massa. Gli eretici perciò vengono spesso marchiati, sono delle 'anime salve', anime solitarie, che non possono avere il conforto della maggioranza, ammesso che vogliano averlo.
Questo blog continuerà ad informare in assoluta autonomia come fa dal 2011, senza naturalmente avere alcuna pretesa se non quella di informare, mantenendo la sua coerenza ben salda e ben lungi da qualsivoglia condizionamento esterno, classificazione, o assorbimento in circuiti e organizzazioni varie rigonfie di vuota retorica (anche anarchica) che serve soltanto da richiamo venatorio.

'Un uomo solo non mi ha mai fatto paura, l'uomo organizzato mi ha sempre fatto molta paura'. (Fabrizio De Andrè).

giovedì 17 novembre 2016

Critica sociopedagogica al film 'La classe degli asini' (Raiuno)

Un'amica pedagogista si sofferma su alcune fasi salienti del film 'La classe degli asini', e ne svela alcuni punti critici responsabili della visione distorta che la società ha rispetto alla scuola, alla funzione 'salvifica' che tutti le attribuiscono, e alla costruzione della società stessa fondata sulla e dall'educazione di massa obbligatoria.

domenica 6 novembre 2016

Costruire automi ed essere convinti che siano individui

William Torrey Harris non è stato un anarchico statunitense, ma al contrario, per tutta la vita, non ha fatto altro che servire la causa schiavista del sistema statuale; è stato insegnante, sovrintendente delle scuole, commissario della pubblica istruzione, ha scritto libri sul metodo scolastico, sulla filosofia della pubblica istruzione, sulla psicologia che regge l'intero sistema educativo scolastico e sociale... Insomma, Harris era uno con le mani bene in pasta, pappa e ciccia con i governi che si sono succeduti in USA negli ultimi decenni dell'Ottocento, e ovviamente era anche amico di industriali guerrafondai e magnati dell'economia liberista. Tra i crimini da lui progettati, spacciati per azioni filantropiche a cui la gente normalmente crede acriticamente, per fede, c'è stato quello di normalizzare e omologare, attraverso la scolarizzazione, i figli dei nativi americani (gli incivili, come dicevano gli scolarizzati all'epoca a proposito degli 'indiani'), in modo da ridurre anche loro come gli altri civilizzati, cioè degli schiavi produttori, acquiescenti, obbedienti e incattiviti, timorosi dell'autorità, insomma: dei perfetti cittadini deresponsabilizzati, adattati, e soprattutto aventi anche loro l'idea che la scuola fosse necessaria. 
Questa breve introduzione biografica serve a farci capire che di istruzione, Harris, ne capiva molto, dove per 'istruzione' dovremmo intendere quello che veramente il termine indica: intervento esterno e inserimento di elementi programmatici atti a far funzionare una macchina nel modo prestabilito. Harris di queste pratiche istruttivo-educative, oggi fortemente in atto, era molto esperto, ed è perciò che le sue parole in merito agli scopi occulti della scuola non possono che essere veritiere. Non è perciò un Marcello Bernardi, o un Ivan Illich, o un Franciso Ferrer, o un Colin Ward ad affermare quanto segue, ma è Harris, un efficientissimo servitore dello Stato, promosso da quest'ultimo esperto di educazione nazionale e pedagogo. Ecco quanto ha affermato con orgoglio: 'Novantanove studenti su cento sono degli automi, attenti a camminare nei percorsi prescritti, attenti a seguire la morale prescritta. Non è un caso, ma è il risultato di una sostanziale educazione che, scientificamente definita, è la sussunzione dell'individuo' (citazione tratta da Wikipedia).
Constatati quindi gli effetti della scolarizzazione, ne consegue il fatto che per Harris, e perciò anche per i pedagogisti del sistema che ci vuole formati e istruiti nel modo da lui prescritto, l'individuo si identifica e si concretizza nel suo essere automa, l'individuo deve essere un automa (ossimoro), e che per far precipitare e disciogliere l'essere umano nella dimensione dell'automa occorre un'educazione specifica che solo la scuola, come pure la caserma e una società ampiamente scolarizzata, può garantire. Questi obiettivi nascosti della scuola sono stati il tema principale di molte analisi svolte da Ivan Illich, un pensatore che non a caso compare sempre nelle bibliografie relative allo studio della pedagogia anarchica e dell'apprendimento incidentale.
Quando noi vediamo, dunque, certi effetti, quello che succede intorno a noi, nel mondo come nella nostra città o nella famiglia tradizionale, e ce ne rattristiamo o indignamo, possiamo dire con certezza quale ne sia la causa, e conseguentemente porvi un rimedio, un freno, un limite, o anche soltanto un'attenzione come state facendo adesso, leggendomi. Possiamo di conseguenza fare un'altra società, di autentici individui e non di automi, disobbedendo anzitutto alle nostre convinzioni che ci sono state inserite dall'esterno, e soprattutto non facendo diventare automi sociali anche i nostri figli.

domenica 9 ottobre 2016

Anche la formazione dei docenti, se è obbligatoria, nasconde secondi fini


C
omincerei col dire che, a tutt'oggi, data di redazione di questo articolo, non esiste alcuna obbligatorietà in merito, quindi nessun dirigente scolastico può imporre ai docenti questi corsi. Mancano ancora i decreti attuativi.
All'interno dei contesti autoritari, com'è lo Stato, dove tutto viene indirizzato e finalizzato alla creazione continua del profitto per alcuni, e al mantenimento di un ordine sperequativo coercitivo e di addestramento all'obbedienza, ogni provvedimento studiato dall'autorità viene presentato al popolo come positivissima necessità per la 'crescita del Paese'. In realtà l'esperienza storica ci dimostra il contrario, cioè che tutti i provvedimenti concepiti dai manager dello Stato e imposti dai governi vanno a confermare e a rafforzare l'assetto autoritario dello Stato stesso. Un rafforzamento che ha purtroppo delle logiche conseguenze: maggiore sfruttamento delle masse, maggiore sorveglianza, maggiore divisione sociale, maggiore competizione, maggiore burocratizzazione, maggiore pedagogizzazione. 
La politica o l'idea dell'efficienza o del merito, dentro questi contesti autoritari, non può far altro che condurci sempre al peggio, come già succede. Per questo motivo ritengo un pericolo assoluto il nuovo assetto scolastico, chiamato beffardamente 'buona scuola'. Uno dei punti cardine di questa legge, cioè il 'piano per la formazione obbligatoria dei docenti', presentata come qualcosa di indispensabile e positivo per 'la crescita', una crescita dettata da quelle mai chiarite 'esigenze internazionali', nonché condita da una quantità sbalorditiva di vuota retorica aziendale, e ancora unita ad un controllo ormai quasi diretto sulla vita dei docenti, oberati di idiota burocrazia, non è altro che un sistema ben calcolato di annichilimento di ogni facoltà umana, di ogni idea di comprensione e solidarietà, di tutto ciò che è sano e libertario e davvero positivo per la società. 
Se 50 anni fa ci si lamentava dell'autoritarismo della scuola (come sempre, del resto), stiamone certi che adesso quella scuola la faranno persino rimpiangere, molti oseranno dire che era anche umana. Al di là del fatto che la scuola, di per sé, in quanto luogo di coercizione, non può mai essere umana, io credo che non si dovrebbe fare il confronto tra due mali per rimpiangerne uno, semmai bisognerebbe urgentemente indirizzarsi in una visione altra della società, libertaria e sana, una società che, ripeto con Illich fino allo sfinimento, va descolarizzata
Usciamo perciò da questa logica autoritaria (servo-padrone / gerarchie / competizioni / efficientismo / nazionalismo / antropocentrismo / classificazioni / scuola...), che sembra ogni volta una soluzione ai problemi (perché così ce la presentano e in molti ancora abboccano), ma, come ci urla l'esperienza storica, è una trappola colossale, poiché quella autoritaria è soltanto la logica del mostro capitalista che ha inventato lo Stato, è la logica della creazione dei nostri problemi, del loro mantenimento e inasprimento!