Una citazione al giorno

Una citazione al giorno -

lunedì 5 dicembre 2016

L'autodeterminazione uccisa dalla scuola

Non di rado nei testi anarchici si trova scritta la parola 'autodeterminazione'. Si tratta di una parola che sta a fondamento del concetto stesso di libertà individuale. Ma che cos'è l'autodeterminazione? E perché uno degli obiettivi non dichiarati della scuola, quindi dello Stato e della Chiesa, è quello di annichilirla?
L'autodeterminazione, dice la Treccani, è quell'atto con cui l’uomo si determina secondo la propria legge. La definizione trova riscontro anche nel Garzanti ('atto con cui l’individuo si determina liberamente e autonomamente'). In sostanza, autodeterminarsi vuol dire semplicemente esprimere se stessi nel modo e nei tempi in cui ognuno sente e decide di farlo, in piena autonomia e libertà. In piena autonomia e libertà significa che nessun altro, all'infuori del soggetto, può arrogarsi il diritto di intervenire dall'esterno con codici, giudizi, valutazioni, ed altri mezzi verbali e non verbali, fisici o psicologici, coercitivi o suadenti, con lo scopo palese o occulto di modificare l'intenzione e la decisione del soggetto che si autodetermina.
A cosa serve l'autodeterminazione? Ad essere degli individui consapevoli e responsabili, cioè coscienti di se stessi e di ciò che si vuole. E poiché ogni individuo autodeterminato è responsabile di se stesso, non può che esserlo anche nei confronti del circostante con cui l’individuo si determina liberamente e autonomamente, un circostante che è fatto di altri esseri viventi, umani e non umani, è fatto di elementi vari che formano il contesto variegato in cui tutti viviamo e con cui ci relazioniamo di continuo, anche se non ce ne accorgiamo. Insomma, l'autodeterminazione serve per affermare la nostra libera e responsabile volontà di essere ciò che vogliamo essere, in relazione al contesto.
Noi tutti, poiché siamo figli della natura, nasciamo autodeterminati, o meglio, nasciamo con questa predisposizione ad autodeterminarci ogni istante della nostra vita. E' una questione biologica, innata, registrata nel DNA. La natura ci ha istruiti per questo scopo. Ma è un'istruzione che l'educazione imposta dal sistema soffoca e sostituisce con un'altra istruzione che va nella direzione esattamente opposta a quella naturale. Perché uccidere l'autodeterminazione? Se io per varie ragioni, soprattutto economiche, voglio governare una persona, devo prima di tutto annichilire la sua autodeterminazione, devo fare in modo che questa persona senta il desiderio di cercare qualcuno che, dall'esterno, gli dica come deve essere, come e quando deve agire, cosa può e cosa non può fare, ecc. Una persona autodeterminata non sa cosa farsene di un governo esterno, cioè di qualcuno che gli dica cosa fare, cosa pensare, quando farlo, come farlo, e soprattutto non sa che farsene di una linea di vita omologata e imposta a suon di ricatti che si concretizzano nelle punizioni a norma di legge o nelle adulazioni e ricompense. Una persona autodeterminata, dunque, non accetterebbe mai di diventare schiavo di qualcun altro, contro la propria volontà. Ecco perché il sistema deve intervenire già sui bambini con un tipo di istruzione/educazione in grado di uccidere l'autodeterminazione e di formare i futuri schiavi produttivi, remissivi e, come diceva George Carlin, 'lavoratori ubbidienti, gente abbastanza brava da far funzionare le macchine e fare il lavoro d'ufficio e stupidi abbastanza da accettare passivamente tutto questo'.
Purtroppo la gestione del sistema è affidata a pedagogisti occulti che sanno benissimo quello che fanno e quello che dovranno fare, sanno benissimo le reazioni conseguenti della società (modellata come hanno voluto loro), sanno ingannare molto bene le masse. E riguardo alla scuola, questi pedagogisti del sistema hanno saputo fornire (già nel Rinascimento) dei pretesti molto accattivanti, anche se falsi, al fine di farla frequentare. All'inizio del Seicento, ad esempio, Comenio, considerato non a caso il padre della scuola moderna, illudeva le masse col mito dell'istruzione dicendo loro che se volevano diventare superintelligenti dovevano frequentare la sua scuola, organizzata in passaggi magici progressivi (donde le classi moderne), dove il sortilegio alchemico sarebbe intervenuto sui cervelli a renderli magnifici ed eruditi. Purtroppo ancora oggi moltissime persone confondono la scuola con la conoscenza e l'erudizione, l'educazione con l'assennatezza, l'istruzione scolastica con l'intelligenza, e pensano che una società senza edifici scolastici e senza specialisti dell'istruzione porti l'umanità allo sfacelo, cosa che invece sta avvenendo proprio con queste cose, cioè per mezzo e nel bel mezzo di una scolarizzazione massiccia, obbligatoria e capillare, che è andata aumentando progressivamente in ragione delle sempre più feroci esigenze del capitale, che ormai coincidono con le esigenze di questo tipo di società: competizione, efficienza, denaro, ambizione di potere... Ancora oggi le masse sono intrappolate nella vecchia convinzione secondo cui la scuola rappresenta la via per l'emancipazione e la conquista del potere, cosa che, come vediamo, non soltanto è falsa, ma anche autoritaria come obiettivo, perché il potere non è da raggiungere, ma da eliminare, dato che è la causa di ogni male sociale. Una persona a cui vien tolta l'autodeterminazione sarà ancora più avida di potere, oltre che ad essere acquiescente con chi il potere ce l'ha già, e questo è esattamente quello che ha voluto il sistema e che la scuola, sua servitrice, ha prodotto e produce.
Il processo di scolarizzazione non è purtroppo finito, perché ahimè non c'è limite alle richieste della produzione, e perciò i futuri schiavi non devono più essere soltanto obbedienti e remissivi (e aggressivi tra loro), ma devono essere superefficienti e autoregolamentati, cioè saranno gli stessi lavoratori che, nella loro schiavitù, e con efficienza meccanica, si autosorveglieranno, si autogiudicheranno, si autopuniranno. Dall'autodeterminazione siamo giunti all'autodeterminismo (passatemi il termine). Il capitale potrà fare a meno dei suoi sorveglianti nei vari Panopticon, perché saranno gli stessi detenuti sociali e produttivi ad autoimprigionarsi e a farlo con desiderio. La scuola, col suo programma occulto, sta andando proprio in questa direzione, e la società di logica conseguenza. E' un progetto preciso, voluto, attuato dalle riforme dei vari governi, in nome del capitale e avallato da chi, privato dell'autodeterminazione, non può e non vuole fare altro che consegnare la propria vita e quella degli altri a un governo esterno. E i bambini alla scuola! A ognuno la propria illusione!
Un giorno l'umanità la farà finita con tutti quelli che, in nome del 'nostro bene' e di una presunta 'sicurezza', si dipingono come specialisti certificati di qualcosa per farci fare, o non farci fare, qualcosa deciso da altri! Ma non possiamo aspettare che quel giorno arrivi da sé, perché non arriverà mai se non smantelliamo prima le sovrastrutture dovute all'educazione, e l'educazione stessa intesa come atto impositivo e per giunta obbligatorio indorato da qualche pretesto accattivante e rassicurante. Basta con la mitologia! Risuonano sempre le parole di Proudhon: 'chiunque metta la mano su di me per governarmi è un usurpatore e un tiranno. Io lo dichiaro mio nemico'.

venerdì 25 novembre 2016

'Col suo marchio speciale di speciale disperazione'

Quando decisi di aprire questo blog, sei anni fa, il panorama virtuale era un po' desolante e vuoto sui temi inerenti alla pedagogia libertaria. Anche quel motivo mi spinse ad aprire questo blog e, poco dopo, anche una pagina facebook che molti di voi già conoscono e seguono. Come vedete, qui nella colonna del blog, non ho certamente risparmiato informazioni e letture specifiche, con lo scopo preciso di far conoscere le cose che a me sembrano basilari sulla pedagogia libertaria. Non mi sono risparmiato neppure nella divulgazione di varie pubblicazioni in pdf. Continuerò a farlo.
Grazie a tutti i lettori, io oggi noto che vi è certamente più consapevolezza riguardo all'esistenza di una pedagogia libertaria, delle scuole libertarie in genere, tanto è vero che ho visto e continuo a vedere scuole libertarie che vengono inaugurate anche in Italia, come anche pagine facebook dedicate al nostro tema, o anche singole persone che, da insegnanti quali sono, si fregiano dell'aggettivo (o appellativo) 'libertario/a', e via discorrendo. In questi anni ho visto dunque cambiare le cose, alcune cose. Ma sempre in meglio? 
Dopo aver metabolizzato questi cambiamenti, dopo averli analizzati, forse oggi dovrei dire che non mi esaltano più di tanto, ma questa è soltanto una mia sensazione. A parte qualche eccezione, non di rado ho visto purtroppo quella che qualcuno potrebbe definire un'appropriazione indebita del termine 'libertaria' o 'libertario', ma anche 'anarchico' o 'anarchica', con la scusante sempre pronta all'uso che recita 'nessuno stabilisce chi e che cosa è anarchico'. In verità questa appare più come una falsa giustificazione che - e questo è vero - aiuta purtroppo soltanto alcune persone a veicolare altri scopi non propriamente anarchici, là dove invece l'anarchia è qualcosa di ben preciso pur nella sua galassia variopinta di declinazioni (declinazioni, e non interpretazioni funzionali a una direzione diversa), la sua intenzione è chiarissima, talmente chiara e netta che qualsiasi direzione diversa da quella anarchica par che mi salti agli occhi come un pomodoro maturo sulla neve.
Cosicché mi accorgo, e non di rado ormai, che la seppur cauta proliferazione di scuole libertarie, almeno in Italia, può anche celare o svelare qualcosa che poco o niente ha a che fare con questo tipo di scuole e con l'anarchia, sia nei metodi usati, sia nelle finalità. Le due cose sono sempre strettamente legate insieme. Il mio è soltanto un invito a saper discernere. La coerenza tra mezzi e fini viene spesso disattesa, ed è relativamente facile scoprire questa discordanza dal modo in cui una scuola o un gruppo si presenta al mondo... reale o virtuale che sia: prima o poi il velo della disonestà o della non coerenza cade: più si è consapevoli di cosa siano la scuola libertaria e la descolarizzazione, e più repentina sarà la caduta del velo dell'impostura, volontaria o involontaria che sia.
Perciò io credo che, insieme alla gioia nel vedere sì tanti gruppi di educazione libertaria, dovrebbe sempre accompagnarci anche una sana e costante pratica d'analisi critica, fondata sulla consapevolezza ferrea di cosa voglia dire veramente 'anarchia' o 'scuola libertaria', lungi dalla facile retorica o dai luoghi comuni, perché noi tutti e tutte stiamo vivendo tempi in cui l'ambiguità delle identità politiche e l'ipocrisia delle ideologie e delle strumentazioni sembrano impazzare più del solito, come pure gli opportunismi, le furberie in genere, a tutto svantaggio di un'idea schietta di libertà che, per sua natura, non può avere direzioni diverse da quell'unica, 'ostinata e contraria', considerata perciò eretica e assurda dalla maggioranza delle persone, odiata e combattuta dalla massa. Gli eretici perciò vengono spesso marchiati, sono delle 'anime salve', anime solitarie, che non possono avere il conforto della maggioranza, ammesso che vogliano averlo.
Questo blog continuerà ad informare in assoluta autonomia come fa dal 2011, senza naturalmente avere alcuna pretesa se non quella di informare, mantenendo la sua coerenza ben salda e ben lungi da qualsivoglia condizionamento esterno, classificazione, o assorbimento in circuiti e organizzazioni varie rigonfie di vuota retorica (anche anarchica) che serve soltanto da richiamo venatorio.

'Un uomo solo non mi ha mai fatto paura, l'uomo organizzato mi ha sempre fatto molta paura'. (Fabrizio De Andrè).

giovedì 17 novembre 2016

Critica sociopedagogica al film 'La classe degli asini' (Raiuno)

Un'amica pedagogista si sofferma su alcune fasi salienti del film 'La classe degli asini', e ne svela alcuni punti critici responsabili della visione distorta che la società ha rispetto alla scuola, alla funzione 'salvifica' che tutti le attribuiscono, e alla costruzione della società stessa fondata sulla e dall'educazione di massa obbligatoria.

domenica 6 novembre 2016

Costruire automi ed essere convinti che siano individui

William Torrey Harris non è stato un anarchico statunitense, ma al contrario, per tutta la vita, non ha fatto altro che servire la causa schiavista del sistema statuale; è stato insegnante, sovrintendente delle scuole, commissario della pubblica istruzione, ha scritto libri sul metodo scolastico, sulla filosofia della pubblica istruzione, sulla psicologia che regge l'intero sistema educativo scolastico e sociale... Insomma, Harris era uno con le mani bene in pasta, pappa e ciccia con i governi che si sono succeduti in USA negli ultimi decenni dell'Ottocento, e ovviamente era anche amico di industriali guerrafondai e magnati dell'economia liberista. Tra i crimini da lui progettati, spacciati per azioni filantropiche a cui la gente normalmente crede acriticamente, per fede, c'è stato quello di normalizzare e omologare, attraverso la scolarizzazione, i figli dei nativi americani (gli incivili, come dicevano gli scolarizzati all'epoca a proposito degli 'indiani'), in modo da ridurre anche loro come gli altri civilizzati, cioè degli schiavi produttori, acquiescenti, obbedienti e incattiviti, timorosi dell'autorità, insomma: dei perfetti cittadini deresponsabilizzati, adattati, e soprattutto aventi anche loro l'idea che la scuola fosse necessaria. 
Questa breve introduzione biografica serve a farci capire che di istruzione, Harris, ne capiva molto, dove per 'istruzione' dovremmo intendere quello che veramente il termine indica: intervento esterno e inserimento di elementi programmatici atti a far funzionare una macchina nel modo prestabilito. Harris di queste pratiche istruttivo-educative, oggi fortemente in atto, era molto esperto, ed è perciò che le sue parole in merito agli scopi occulti della scuola non possono che essere veritiere. Non è perciò un Marcello Bernardi, o un Ivan Illich, o un Franciso Ferrer, o un Colin Ward ad affermare quanto segue, ma è Harris, un efficientissimo servitore dello Stato, promosso da quest'ultimo esperto di educazione nazionale e pedagogo. Ecco quanto ha affermato con orgoglio: 'Novantanove studenti su cento sono degli automi, attenti a camminare nei percorsi prescritti, attenti a seguire la morale prescritta. Non è un caso, ma è il risultato di una sostanziale educazione che, scientificamente definita, è la sussunzione dell'individuo' (citazione tratta da Wikipedia).
Constatati quindi gli effetti della scolarizzazione, ne consegue il fatto che per Harris, e perciò anche per i pedagogisti del sistema che ci vuole formati e istruiti nel modo da lui prescritto, l'individuo si identifica e si concretizza nel suo essere automa, l'individuo deve essere un automa (ossimoro), e che per far precipitare e disciogliere l'essere umano nella dimensione dell'automa occorre un'educazione specifica che solo la scuola, come pure la caserma e una società ampiamente scolarizzata, può garantire. Questi obiettivi nascosti della scuola sono stati il tema principale di molte analisi svolte da Ivan Illich, un pensatore che non a caso compare sempre nelle bibliografie relative allo studio della pedagogia anarchica e dell'apprendimento incidentale.
Quando noi vediamo, dunque, certi effetti, quello che succede intorno a noi, nel mondo come nella nostra città o nella famiglia tradizionale, e ce ne rattristiamo o indignamo, possiamo dire con certezza quale ne sia la causa, e conseguentemente porvi un rimedio, un freno, un limite, o anche soltanto un'attenzione come state facendo adesso, leggendomi. Possiamo di conseguenza fare un'altra società, di autentici individui e non di automi, disobbedendo anzitutto alle nostre convinzioni che ci sono state inserite dall'esterno, e soprattutto non facendo diventare automi sociali anche i nostri figli.

domenica 9 ottobre 2016

Anche la formazione dei docenti, se è obbligatoria, nasconde secondi fini


C
omincerei col dire che, a tutt'oggi, data di redazione di questo articolo, non esiste alcuna obbligatorietà in merito, quindi nessun dirigente scolastico può imporre ai docenti questi corsi. Mancano ancora i decreti attuativi.
All'interno dei contesti autoritari, com'è lo Stato, dove tutto viene indirizzato e finalizzato alla creazione continua del profitto per alcuni, e al mantenimento di un ordine sperequativo coercitivo e di addestramento all'obbedienza, ogni provvedimento studiato dall'autorità viene presentato al popolo come positivissima necessità per la 'crescita del Paese'. In realtà l'esperienza storica ci dimostra il contrario, cioè che tutti i provvedimenti concepiti dai manager dello Stato e imposti dai governi vanno a confermare e a rafforzare l'assetto autoritario dello Stato stesso. Un rafforzamento che ha purtroppo delle logiche conseguenze: maggiore sfruttamento delle masse, maggiore sorveglianza, maggiore divisione sociale, maggiore competizione, maggiore burocratizzazione, maggiore pedagogizzazione. 
La politica o l'idea dell'efficienza o del merito, dentro questi contesti autoritari, non può far altro che condurci sempre al peggio, come già succede. Per questo motivo ritengo un pericolo assoluto il nuovo assetto scolastico, chiamato beffardamente 'buona scuola'. Uno dei punti cardine di questa legge, cioè il 'piano per la formazione obbligatoria dei docenti', presentata come qualcosa di indispensabile e positivo per 'la crescita', una crescita dettata da quelle mai chiarite 'esigenze internazionali', nonché condita da una quantità sbalorditiva di vuota retorica aziendale, e ancora unita ad un controllo ormai quasi diretto sulla vita dei docenti, oberati di idiota burocrazia, non è altro che un sistema ben calcolato di annichilimento di ogni facoltà umana, di ogni idea di comprensione e solidarietà, di tutto ciò che è sano e libertario e davvero positivo per la società. 
Se 50 anni fa ci si lamentava dell'autoritarismo della scuola (come sempre, del resto), stiamone certi che adesso quella scuola la faranno persino rimpiangere, molti oseranno dire che era anche umana. Al di là del fatto che la scuola, di per sé, in quanto luogo di coercizione, non può mai essere umana, io credo che non si dovrebbe fare il confronto tra due mali per rimpiangerne uno, semmai bisognerebbe urgentemente indirizzarsi in una visione altra della società, libertaria e sana, una società che, ripeto con Illich fino allo sfinimento, va descolarizzata
Usciamo perciò da questa logica autoritaria (servo-padrone / gerarchie / competizioni / efficientismo / nazionalismo / antropocentrismo / classificazioni / scuola...), che sembra ogni volta una soluzione ai problemi (perché così ce la presentano e in molti ancora abboccano), ma, come ci urla l'esperienza storica, è una trappola colossale, poiché quella autoritaria è soltanto la logica del mostro capitalista che ha inventato lo Stato, è la logica della creazione dei nostri problemi, del loro mantenimento e inasprimento!


martedì 27 settembre 2016

Non al denaro

Quando la maggioranza delle persone non pensa che al profitto e ai modi anche più immorali per ottenerlo, io, quando se ne presenta l'occasione, mi concedo il lusso di illustrare il mio punto di vista sull'argomento. Talvolta può essere sufficiente una sola battuta, com'è avvenuto oggi. Ma facendo questo, cioè illustrando il mio punto di vista sulle cose del mondo, inevitabilmente finisco per ferire dolorosamente il mio interlocutore, perché quello che dico scuote dal di dentro, schiaffeggia le coscienze deformate e abituate a dei valori che non mi appartengono, in quanto anarchico, umano, libero pensatore. Oggi una collega che mi ha chiesto qualcosa sul mio orario scolastico, dopo aver ascoltato quello che le ho risposto, ha dimostrato tutta la sua vulnerabilità in qualità di vittima  del pensiero unico autoritario, si è sentita colpita nel profondo e ha reagito come adesso dirò.
L'argomento, quindi, era l'orario scolastico, ed io non ho esitato a dimostrare tutta la mia soddisfazione nei riguardi del part-time, una scelta autonoma, ragionata, ma anche istintiva per motivi di naturale strategia di sopravvivenza. A quel punto la mia collega, come pure le altre che stavano lì ad ascoltare, non ha avuto che un solo pensiero, espresso in questo modo: 'ma col part-time, poi, non avrai una pensione misera'? Questa, posso garantire, è la domanda che sempre ricevo da chi mi chiede lumi sul part-time. Il pensiero è dunque solo per il denaro, non c'è spazio per nient'altro nella coscienza. Se poi penso a due anni fa, quando mi sono sentito dire da un'altra collega: 'ma allora tu sei ricco'!... Avrei dovuto dirle di sì, ma ricco di ben altri valori. Ma questo è un altro capitolo. Continuiamo.
Io alla mia collega di oggi le ho semplicemente risposto, con una battuta lapidaria, che sicuramente col part-time perderò dei soldi, come li perdo già adesso, ma ci straguadagno in vita e salute. Stop! E venne giù il mondo! La maschera della mia collega è crollata di colpo, allorché la sua reazione repentina è stata quella dell'animale ferito a morte. Come se io, con la mia etica della vita felice, l'avessi messa di fronte alle sue responsabilità di individuo che razzola male, o come se l'avessi obbligata a scegliere tra il valore della vita felice qui e ora e quella del profitto, la sua reazione non è stata quella della persona riconoscente o riflessiva, ma quella di chi vuole cercare a tutti i costi un giustificativo per sé, per salvare i valori in cui crede e pulirsi la coscienza. Infatti, al mio 'straguadagno in vita e salute', lei mi ha risposto scocciata in questo preciso modo: 'ma io non posso mica fare il part-time'! Ma chi le aveva imposto niente? Non le avevo di certo puntato una pistola alla tempia costringendola a fare il part-time! E' stata piuttosto la sua coscienza, lei sì, che le ha urlato di farlo! 
La sua reazione mi ha fatto riflettere, perché è comune alla massa. E' stata proprio una reazione sintomatica, indicativa, paradigmatica di una condizione ormai disumana, dove il valore della vita-felice-qui-ed-ora viene soffocato, automaticamente dimenticato, per essere sostituito dalla logica del profitto, dal guadagno monetario, dalla sofferenza permanente (esaltata dalla religione) concepita come valore positivo dalla morale comune: la morale degli schiavi sofferenti e remissivi, una morale scritta per loro dai padroni e dal clero, cioè da quelli che progettano il sistema con i suoi apparati coercitivi ricattatori che osano chiamare persino 'educativi'.

mercoledì 27 luglio 2016

Chiamata diretta dei docenti e corruzione

Mi giunge una notizia che riguarda l'allarme dell'Anac (l'Autorità nazionale anti corruzione) circa la potenzialità corruttiva della chiamata diretta dei docenti da parte dei dirigenti scolastici.
Che l'operazione della chiamata diretta sia a rischio corruzione (più che rischio, direi la via maestra) non c'era alcun dubbio fin dall'inizio (e parlo di anni fa), ma adesso è anche un'istituzione dello Stato, l'Anac, a illustrarne la pericolosità. Un'istituzione dello Stato che allerta sulla pericolosità dei provvedimenti dello Stato? Molti potrebbero dunque pensare, ripetendo a pappagallo la retorica di regime, che lo Stato stesso adopera contrappesi e misure di contrasto all'ingiustizia. Ma chi crea l'ingiustizia? Farei perciò notare che la necessità di istituire dei 'contrappesi' o delle 'misure di prevenzione' denuncia in sé il fatto che lo Stato stesso opera attraverso le proprie ingiustizie legalizzate. Infatti, un'operazione di contrasto, un contrappeso, una misura di prevenzione, chiamiamola come vogliamo, non elimina assolutamente il problema, semmai lo conferma, gli dà persino un senso legale. E quali sarebbero le 'misure di prevenzione' alla corruzione secondo l'Anac? Tutta una serie di criteri da stabilire e da pubblicare sui singoli siti delle scuole, affinché la corruzione alla fine si possa svolgere lo stesso, come ci insegna l'esperienza, ma secondo principi 'democratici' decisi e avallati dai docenti stessi, o meglio, da una maggioranza di essi (le minoranze in democrazia non contano e, di fatto, vengono poste sotto i piedi) o, come credo, da quel numero ristrettissimo di docenti che costituiscono lo scodazzo servile del dirigente e che questi 'proporrà' al collegio dei docenti senza ricevere obiezioni dalla platea dormiente e acquiescente (parlo in base alla mia esperienza svolta ad oggi in una decina di istituti). Il giochetto dei criteri, della trasparenza, decisi da ministero oppure dal basso, non elimina per niente l'ingiustizia! E se non la elimina vuol solo dire che la conferma, nelle forme democratiche.
Questo dei criteri e della trasparenza è lo stesso discorso adottato dai sindacati di regime, i quali naturalmente non sono lì per abbattere il sistema, anzi. Capiamo allora, ma è ovvio, che il problema non è quello di voler eliminare la legge, cioè l'ingiustizia alla radice, ma fare in modo che questa rimanga, solo con certe regole (i criteri) che le vittime di questa ingiustizia dovranno stabilirsi da sole.

Qui l'allarme lanciato dall'Anac, all'interno trovate il pdf con gli eventi a rischio, e le relative misure di prevenzione. Poi si può anche vedere fino a che punto si può arrivare.

Voglio ripetermi: un sistema che ha bisogno di continue misure di prevenzione è un sistema corrotto in sé, è un sistema che non può eliminare la violenza perché è esso stesso violenza. Di fronte a un problema, l'unica soluzione è quella di eliminarlo alla radice, eliminare soprattutto la causa che genera il problema, e non invece trovare dei modi democratici affinché il problema continui ad esistere. Per quanto mi riguarda, una vera misura di prevenzione adottata dal popolo contro le ingiustizie che esso subisce (e produce) consiste soltanto nell'impedire che lo Stato e la Chiesa, attraverso i suoi ministri adorati dalle folle, continuino a opprimere, sfruttare, ingannare miliardi di persone.