Una citazione al giorno

Una citazione al giorno -

domenica 10 maggio 2020

La scuola ha fatto anche cose buone

Perché la pedagogia di sistema promuove la figura del bravo insegnante progressista? Anche in TV ne vediamo sempre di 'umani', di aperti, di comprensivi... Come i poliziotti e i commissari negli sceneggiati. 

Quando qualche persona viene a chiedermi se non sia meglio un professore progressista invece che uno tradizionale, la prima cosa che percepisco di fronte a me è una persona nel migliore dei casi ingenua. Comprendo quell'ingenuità, dato che è figlia di un percorso formativo preciso ed univoco, dogmatico e di massa, in cui siamo caduti tutti, ma non posso approvarla o difenderla. Occorre liberarsene. La persona che plaude al professore progressista ignora il fatto che, in quanto progressista operante all'interno della scuola, quel professore non fa che provocare nell'alunno una maggiore affezione nei confronti della palestra d'obbedienza in cui è stato inserito a forza. Un bravo insegnante - come si dice comunemente - è del tutto assimilabile a quel 'bravo padrone' che riesce a far fare ai suoi servi le cose prescritte dal programma, come farebbe un 'cattivo padrone', ma senza l'uso della coercizione o del ricatto, facendoli addirittura affezionare alla catena, al banco, alla fabbrica. Il bravo professore progressista riesce ad annullare la rabbia sana e vitale dello studente, porta al grado zero l'insofferenza dell'alunno verso l'autorità ed il contesto autoritario, che non mutano.
Anche io sono per la descolarizzazione, come credo sapete, ma se dovessi scegliere tra un professore conservatore ed uno progressista, sceglierei sicuramente il primo, perché in questo modo, se fossi uno studente, avrei più possibilità di capire prima in quale razza di Istituto di pena mi ritroverei ogni giorno, ogni ora, per interminabili anni, e maturerei in me l'umano istinto di ribellione per la mia sopravvivenza. Il bravo docente progressista è, insomma, quella figura attraverso la quale ogni scolarizzato, divenuto adulto adattato, si protende con l'occhio melanconico per difendere la scuola e dice: 'io a scuola ho avuto anche dei bravi insegnanti'. Che è come dire: la scuola ha fatto anche cose buone. Chi ha la testa zeppa del mito della scuola, non sa neppure autonomamente immaginare che un bravo insegnante o una brava persona, rimane tale, e lo è anche di più e meglio (poiché libero/a), fuori dalla scuola.

giovedì 30 aprile 2020

Abolire la scuola!



Sono contro la scuola tradizionale e anche contro quella alternativa. Non sopporto i riformismi e i riformisti, che sono la peggiore specie di conservatori. Non auspico scuole rivoluzionarie - pretesti per la perpetuazione educativa di massa - io lotto per l'abolizione totale della scuola, lotto per la descolarizzazione del mondo, lotto per la libertà. Chi legge queste parole forse si sta trovando spiazzato, di fronte ad un'eresia, lo so benissimo. Fu così anche per me, anni fa. Sopra questo mio piano di idee contro la scuola non ci sono arrivato dall'oggi al domani. Come dicevo, so benissimo che queste mie affermazioni rappresentano, per la maggior parte della gente, un pericolo, un pugno allo stomaco, qualcosa di inconcepibile e mostruoso, come potrebbe essere inconcepibile e mostruoso per un bigotto confessionale la distruzione di tutti i 'suoi' luoghi di culto. Ma a me non importa. Le equazioni facili, poi, con me, lasciano sempre il tempo che trovano.
Io non tifo per il non apprendimento, al contrario, io stesso desidero continuamente apprendere, ma - è esattamente questo che la gente non riesce capire - proprio per questo sono contro la scuola e contro ogni sua forma alternativa e progressista. Le scuole libertarie? Qualche tempo fa lo scrivevo anche in questo blog: la scuola libertaria, non ho alcun problema a dirlo, è anch'essa da abolire, se il suo fine è se stessa, il suo perpetuarsi, se rimane un luogo deputato, se è un ambiente dove qualcuno pensa 'al bene dei bambini' preparando per loro il terreno; una scuola del genere, anche se la chiami libertaria, è sempre una mostruosità, un presuntuoso strumento di 'salvezza per gli altri' messo in opera da qualcun altro, da uno 'specialista', e in questo caso la scuola libertaria si configura come un'istituzione qualsiasi, perfettamente funzionale al Dominio e alla sua legittimazione. Cos'è per me una scuola libertaria?
Non è una scuola, e nemmeno una non-scuola. Scuola libertaria per me è tutto il mondo, tutto l'universo, ogni angolo di conosciuto e di sconosciuto, è ogni occasione, ogni tipo di rapporto con gli altri e con noi stessi, è il contatto estremo e passionale con la propria voglia di essere, di creare, di vivere, è il desiderio impetuoso e assolutamente autonomo di scoprire. Scoprire però non tutto quel che c'è da scoprire (chi può decidere cosa val la pena scoprire?), ma tutto quello che si desidera cercare e imparare. L'apprendimento è un affare personalissimo, o non è. La scuola libertaria, per me, è esattamente un bambino nella sua integrità e totalità naturale, una integrità che dovrebbe rimanere tanto inviolata quanto universale, tanto pura quanto ricca di Conoscenza. Qual è il più grande crimine che la società commette da qualche millennio a questa parte? 'Adultizzare' il bambino col mandarlo a scuola, per ammazzare il suo mondo meraviglioso ed adattarlo al nostro. Si capisce allora perché l'umanità, generazione dopo generazione, continui a rifare gli stessi errori, pur conoscendoli. 

lunedì 13 aprile 2020

Questa società si forma a scuola

Da bambini, a scuola, ci avevano insegnato il 'gioco' che consisteva nel tracciare una bella linea verticale alla lavagna e scrivere: da una parte i buoni, dall'altra i cattivi. I buoni erano quelli che facevano esattamente tutto quello che la maestra ordinava di fare. I cattivi, ovviamente, erano quelli che disubbidivano alla maestra. Chi segnava i nomi alla lavagna era solitamente un kapò, spesso felicissimo di farlo perché gli dava una sorta di immunità, oltre che di potere. Non per niente, a svolgere questo ruolo infame era spesso il capoclasse, che in quanto tale era invidiato dagli altri compagni, non di rado guardato di malverso. Ma, per inciso, tu che leggi, non ti stai accorgendo di come già in tenera età, a scuola, ma anche nella famiglia tradizionale scolarizzata, venga inculcato il modello corrente di società autoritaria? Quella stessa società per cui anche tu ti lamenti? Confini, classificazioni, potere, invidia del potere, servi che devono ubbidire, padroni che puniscono e premiano, spie, delatori, gerarchie, competizioni e dimostrazioni di fedeltà al padrone... Pensi forse che da questo modello educativo fuoriesca per davvero un mondo di pace e giustizia? Se lo pensi, il vero problema allora sei tu. Ma ritorno alla storia di prima. 
Nessuno di noi, piccolini e ingenui, capiva qual era in realtà il vero problema da affrontare, nessuno di noi poteva immaginare che quel gioco avrebbe prodotto dei seri guasti nelle nostre coscienze, direi spesso irreversibili. Gli ubbidienti di qua, i disubbidienti di là. Stabilito il confine, e dunque il nemico da combattere, cioè qualcuno con cui prendersela in ogni occasione, qualcuno su cui scaricare ogni colpa, anche se non aveva fatto niente, che tanto, alla sua presunta colpa, tutti ci avrebbero creduto lo stesso, perché 'lui è un cattivo bambino, è stato sicuramente lui'. Nessuno di noi poteva immaginare che il vero cattivo della situazione fosse proprio l'adulto scolarizzato, la persona che ci aveva insegnato a fare quel gioco: la maestra, l'autorità che tanto ammiravamo! 
La società scolarizzata soffre ancora moltissimo, oggi più di ieri, delle conseguenze di quel gioco, non riesce a vedere dove sta il vero cattivo da isolare, anzi continua ancora ad ammirarlo e ad eleggerlo, e si diverte a tracciare ancora linee verticali, dappertutto (ma non dove serve veramente), a separare ciò che in realtà non dovrebbe mai essere separato. Un giorno, quando tu che stai leggendo capirai il senso di quel che è scritto tra queste righe, potrai arrivare a comprendere anche che l'obbedienza non è una virtù, e che i valori positivi in cui questa società crede non sono poi così positivi, né quelli negativi così negativi, e che, anzi, molto spesso ciò che etichettiamo come 'negativo' sia in realtà positivo, e viceversa. Ma forse per adesso non potrai comprenderlo. Un giorno, chissà!

giovedì 2 aprile 2020

Scuola a distanza? Preferiamo prendere le distanze dalla scuola!



E' ancora molto forte, presso le masse educate, l'attaccamento fanatico alla religione scolastica, con tutta la sua liturgia e l'apparato disciplinare, con tutta la sua narrazione mitologica, e pertanto la sola idea di prendere le distanze dalla scuola fa scattare nelle masse la stessa reazione dei fondamentalisti religiosi quando si trovano al cospetto di un'eresia o un eretico. Tutto lo sforzo secolare che i pedagogisti eccelsi hanno fatto per mettere in guardia le persone dal pericolo della scolarizzazione, si riversa nelle poche menti capaci di apprezzare tale sforzo e di staccarsi dalla dimensione fideistica dottrinale della scuola e la sua mitologia barocca. 
Per analizzare certe questioni religiose, per saper ammettere che si tratta solo di mythos, occorre proprio la sapienza dei non scolarizzati, o di quelli che dalla scuola si sono salvati. Pochi. Il risultato della scolarizzazione di massa obbligatoria lo vediamo e lo tocchiamo con mano. Ci avvisavano di questo risultato menti filosofiche come Godwin, Stirner, Bakunin, pedagogisti eccezionali come Faure, Ferrer, e più recentemente Paul Goodman, Ivan Illich, John Holt, Chomsky, l'italiano Marcello Bernardi e mille altri tra filosofi, giornalisti, scrittori, pedagogisti, ecc. 
Ma cosa se ne fa di queste menti eccelse il fanatico fondamentalista? Nulla, non sa che farsene, al fanatico non interessano le deviazioni dalla norma e il pensiero critico, gli serve solo sentire la nenia ipocrita di sempre, la stessa narrazione mitologica, la stessa messa. Il fondamentalista, della sua chiesa, non vuol vedere alcun esito catastrofico, ma, se proprio deve vederlo, sa costruirsi l'immagine di mille diavoli a cui dar la colpa.

IVAN ILLICH: DESCOLARIZZARE LA SOCIETA' (pdf)

domenica 15 marzo 2020

Ingranaggi a vista


'L'organizzazione scolastica trasforma l'istruzione nel più potente strumento nelle mani dei dirigenti' (F. Ferrer). 
I governi alle prese con il Coronavirus ben si guardano dal disattivare i gangli specifici del sistema padronale. Si chiude tutto, ma qualcosa deve rimanere viva! La filiera della schiavitù globale non deve essere intaccata, perché la società disciplinare e mercantile di oppressi e oppressori necessita del suo autoperpetuarsi, del suo autoricambio continuo. La filiera della schiavitù, si intende quella di base, quella condotta alla sua vera essenza: famiglia-scuola-chiesa-fabbrica. Tutto supervigilato e burocratizzato. Non sfugge uno spillo. Questo meccanismo dottrinale di biopotere deve continuare a funzionare, per forza!
Non è mai successo prima di adesso, credetemi, vedere il motore scoperto del sistema, senza cofano e telaio, così vulnerabile e offerto alla vista. Si tratta delle attività veramente vitali del sistema, ciò che permette ai pochi padroni di restare tali e ai moltissimi servi di essere felici della loro condizione. Famiglia-scuola-chiesa-fabbrica. Si guardi bene al percorso: tutta la vita di un individuo, dalla culla alla pre-tomba: famiglia-scuola-chiesa-fabbrica. Famiglia scolarizzata, non scordiamolo. 
Qualcosa però scricchiola, qua e là, proprio perché il nervo è scoperto, i gangli vitali sono a vista. Nella società adesso l'uno riesce a guardare l'altro come mai era successo prima: il lavoratore che guarda l'altro lavoratore, lo studente che guarda l'altro studente, a controllare quale differenza li stia 'per caso' dividendo in questo frangente. Qualcosa scricchiola. Perché rimanere a lavorare in questo tipo di fabbrica? - si chiede l'operaio sfruttato guardandone un altro che invece ha ricevuto l'ordine di rimanere in casa. E perché continuare con un addestramento dottrinale scolastico attuato per forza anche a distanza? - si chiede lo studente intelligente recalcitrante e immune alla scolarizzazione di massa obbligatoria. Questo si domandano, alcuni, oggi. Chi si pone domande è già sulla via della risposta. Certo, si deve pur mangiare, si deve pur produrre. Ovvio! Ma bisogna anche chiedersi 'come si mangia' e 'come si produce', chi ne fa le spese, chi ne trae profitto, e perché dev'essere così e non in un altro modo. Il motore e i suoi ingranaggi essenziali sono scoperti, ciò che fa funzionare veramente il sistema economico-disciplinare-militare ora è totalmente visibile. 

martedì 10 marzo 2020

Dalla scuola al razzismo, ad esempio.

Diventare la prigione di se stessi è diventata una pratica autoeducativa consueta, una morale sociale.

Il più alto ostacolo che impedisce lo sviluppo di un pensiero critico teso al progresso umano, libertario, è costituito dal prodotto dell'istituzione scolastica. Qual è questo prodotto? Questo prodotto è la persona, il cosiddetto 'cittadino educato'. Questo cittadino, attraverso un continuo e lungo esercizio educativo-disciplinare ed autodisciplinare, acquisisce un'omologazione vendutagli a caro prezzo e di cui va fiero. Lo stesso cittadino educato diventa così l'agente di sorveglianza di se stesso, e più in generale dell'integrità del sistema, di un sistema di valori che ha dovuto acquisire e del quale, diluendosi in esso, è diventato il custode più fedele. In altre parole, l'essere umano, che in natura è la causa prima e il solo responsabile del suo benessere, per mezzo della scuola (e della società scolarizzata educante) è divenuto il problema di se stesso, il proprio poliziotto (che si autosorveglia, sorvegliando gli altri), il proprio boia (che si autopunisce, punendo gli altri).
La persona in questione finisce, già in età infantile, per diventare il sistema. Difendendo il sistema, questa persona crederà di difendere se stessa, la sua dimensione anche fisica. E non c'è quindi da stupirsi se le masse preferiscano ormai soffrire per migliaia di anni piuttosto che cercare di liberarsi e vivere senza padroni. Liberarci da cosa - si chiedono - da noi stessi? Piuttosto pensiamo a difendere i nostri valori, che ci rappresentano! Da qui si può anche capire come e perché nascano tutte le fobie irrazionali che stanno alla base del razzismo, dove 'l'altro', fatto passare come 'diverso e pericoloso', potrebbe compromettere l'integrità della patria, della famiglia, della razza, dell'identità, che sono tutta una serie di pretesti, come sappiamo, ma utili a far sentire il 'cittadino educato e istruito' degno e fiero di se stesso, cioè una degna e fiera preda del sistema. Non c'è più distinzione, quindi, tra cittadino educato e sistema, sono la stessa cosa. Chi tenta di far aprire gli occhi alle masse educate, esse, intimorite dal presagio funesto di libertà, avanzeranno come schiere agguerrite di soldati a difesa di se stesse, del sistema.

martedì 11 febbraio 2020

La saggezza non deriva dal sapere

Diceva Eraclito: 'Il sapere molte cose non insegna ad avere intelletto'.
Come ho avuto modo di dire anche in questo blog più di una volta, l'intelletto, l'intelligenza, la saggezza, non si raggiungono, non sono una mèta, non si conquistano per mezzo di percorsi educativi o di istruzione obbligati provenienti dall'esterno, pensati da qualcuno che ha tutto l'interesse a costruire una società funzionale ai suoi scopi. Questa credenza è un retaggio dogmatico di molti secoli fa. Occorre ribadirlo spesso: 'il sapere molte cose non insegna ad avere intelletto'.
L'intelligenza è una proprietà del cervello, è una sua funzionalità intrinseca, propria, innata, e può essere di vari tipi. Cervello e intelligenza sono, osservando bene da un certo punto di vista, la stessa cosa.
'Leggere dei libri' (espressione che non vuol dire niente se non si specifica quantomeno il tipo di libri) non vuol dire, come si tende erroneamente a credere, creare intelligenza, vuol dire invece orientarla in un preciso senso, farla lavorare in una direzione voluta, programmarla per un tipo preciso di obiettivo. L'intelligenza è una proprietà funzionale che preesiste ad ogni supporto esterno, od input, e sono questi supporti od input esterni a condizionarla. Se oggi notiamo una supposta diffusa 'ignoranza' nella società, non è perché non si legga abbastanza, ma, al contrario, è perché l'intelligenza viene costantemente indirizzata verso un certo tipo di obiettivi sociali, comportamentali, esistenziali. Mai come oggi, in realtà, la società è stata invasa da informazioni, siamo circondati da canali informativi, da ogni parte ci arrivano informazioni e istruzioni che, nel caso della scuola, poi, sono pure obbligatorie. Almeno un dubbio dovrebbe emergere.
Occorre allora farsi qualche domanda: 'che cosa ci viene dato in pasto dai mass-media, di cui la scuola fa parte? Quale tipo di informazione e quale tipo di sistema culturale agiscono sulla nostra intelligenza'? Che tipo di 'ambiente' mi hanno costruito intorno? Chi decide cosa rendere informazione per la società? Perché? Che cos'è, dunque, la saggezza? Il mio invito, infine, quello di ascoltare questi tre minuti di radio estrapolati da una lunga trasmissione di Rai Radio3 dedicata alla saggezza, la saggezza però intesa come la intende la Chiesa (è la Rai, non scordiamolo), ma che, in questi tre minuti dove si cita anche Eraclito, rende un buon servizio al nostro ragionamento laico e libertario. Buon ascolto.


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Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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