Una citazione al giorno

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lunedì 5 dicembre 2016

L'autodeterminazione uccisa dalla scuola

Non di rado nei testi anarchici si trova scritta la parola 'autodeterminazione'. Si tratta di una parola che sta a fondamento del concetto stesso di libertà individuale. Ma che cos'è l'autodeterminazione? E perché uno degli obiettivi non dichiarati della scuola, quindi dello Stato e della Chiesa, è quello di annichilirla?
L'autodeterminazione, dice la Treccani, è quell'atto con cui l’uomo si determina secondo la propria legge. La definizione trova riscontro anche nel Garzanti ('atto con cui l’individuo si determina liberamente e autonomamente'). In sostanza, autodeterminarsi vuol dire semplicemente esprimere se stessi nel modo e nei tempi in cui ognuno sente e decide di farlo, in piena autonomia e libertà. In piena autonomia e libertà significa che nessun altro, all'infuori del soggetto, può arrogarsi il diritto di intervenire dall'esterno con codici, giudizi, valutazioni, ed altri mezzi verbali e non verbali, fisici o psicologici, coercitivi o suadenti, con lo scopo palese o occulto di modificare l'intenzione e la decisione del soggetto che si autodetermina.
A cosa serve l'autodeterminazione? Ad essere degli individui consapevoli e responsabili, cioè coscienti di se stessi e di ciò che si vuole. E poiché ogni individuo autodeterminato è responsabile di se stesso, non può che esserlo anche nei confronti del circostante con cui l’individuo si determina liberamente e autonomamente, un circostante che è fatto di altri esseri viventi, umani e non umani, è fatto di elementi vari che formano il contesto variegato in cui tutti viviamo e con cui ci relazioniamo di continuo, anche se non ce ne accorgiamo. Insomma, l'autodeterminazione serve per affermare la nostra libera e responsabile volontà di essere ciò che vogliamo essere, in relazione al contesto.
Noi tutti, poiché siamo figli della natura, nasciamo autodeterminati, o meglio, nasciamo con questa predisposizione ad autodeterminarci ogni istante della nostra vita. E' una questione biologica, innata, registrata nel DNA. La natura ci ha istruiti per questo scopo. Ma è un'istruzione che l'educazione imposta dal sistema soffoca e sostituisce con un'altra istruzione che va nella direzione esattamente opposta a quella naturale. Perché uccidere l'autodeterminazione? Se io per varie ragioni, soprattutto economiche, voglio governare una persona, devo prima di tutto annichilire la sua autodeterminazione, devo fare in modo che questa persona senta il desiderio di cercare qualcuno che, dall'esterno, gli dica come deve essere, come e quando deve agire, cosa può e cosa non può fare, ecc. Una persona autodeterminata non sa cosa farsene di un governo esterno, cioè di qualcuno che gli dica cosa fare, cosa pensare, quando farlo, come farlo, e soprattutto non sa che farsene di una linea di vita omologata e imposta a suon di ricatti che si concretizzano nelle punizioni a norma di legge o nelle adulazioni e ricompense. Una persona autodeterminata, dunque, non accetterebbe mai di diventare schiavo di qualcun altro, contro la propria volontà. Ecco perché il sistema deve intervenire già sui bambini con un tipo di istruzione/educazione in grado di uccidere l'autodeterminazione e di formare i futuri schiavi produttivi, remissivi e, come diceva George Carlin, 'lavoratori ubbidienti, gente abbastanza brava da far funzionare le macchine e fare il lavoro d'ufficio e stupidi abbastanza da accettare passivamente tutto questo'.
Purtroppo la gestione del sistema è affidata a pedagogisti occulti che sanno benissimo quello che fanno e quello che dovranno fare, sanno benissimo le reazioni conseguenti della società (modellata come hanno voluto loro), sanno ingannare molto bene le masse. E riguardo alla scuola, questi pedagogisti del sistema hanno saputo fornire (già nel Rinascimento) dei pretesti molto accattivanti, anche se falsi, al fine di farla frequentare. All'inizio del Seicento, ad esempio, Comenio, considerato non a caso il padre della scuola moderna, illudeva le masse col mito dell'istruzione dicendo loro che se volevano diventare superintelligenti dovevano frequentare la sua scuola, organizzata in passaggi magici progressivi (donde le classi moderne), dove il sortilegio alchemico sarebbe intervenuto sui cervelli a renderli magnifici ed eruditi. Purtroppo ancora oggi moltissime persone confondono la scuola con la conoscenza e l'erudizione, l'educazione con l'assennatezza, l'istruzione scolastica con l'intelligenza, e pensano che una società senza edifici scolastici e senza specialisti dell'istruzione porti l'umanità allo sfacelo, cosa che invece sta avvenendo proprio con queste cose, cioè per mezzo e nel bel mezzo di una scolarizzazione massiccia, obbligatoria e capillare, che è andata aumentando progressivamente in ragione delle sempre più feroci esigenze del capitale, che ormai coincidono con le esigenze di questo tipo di società: competizione, efficienza, denaro, ambizione di potere... Ancora oggi le masse sono intrappolate nella vecchia convinzione secondo cui la scuola rappresenta la via per l'emancipazione e la conquista del potere, cosa che, come vediamo, non soltanto è falsa, ma anche autoritaria come obiettivo, perché il potere non è da raggiungere, ma da eliminare, dato che è la causa di ogni male sociale. Una persona a cui vien tolta l'autodeterminazione sarà ancora più avida di potere, oltre che ad essere acquiescente con chi il potere ce l'ha già, e questo è esattamente quello che ha voluto il sistema e che la scuola, sua servitrice, ha prodotto e produce.
Il processo di scolarizzazione non è purtroppo finito, perché ahimè non c'è limite alle richieste della produzione, e perciò i futuri schiavi non devono più essere soltanto obbedienti e remissivi (e aggressivi tra loro), ma devono essere superefficienti e autoregolamentati, cioè saranno gli stessi lavoratori che, nella loro schiavitù, e con efficienza meccanica, si autosorveglieranno, si autogiudicheranno, si autopuniranno. Dall'autodeterminazione siamo giunti all'autodeterminismo (passatemi il termine). Il capitale potrà fare a meno dei suoi sorveglianti nei vari Panopticon, perché saranno gli stessi detenuti sociali e produttivi ad autoimprigionarsi e a farlo con desiderio. La scuola, col suo programma occulto, sta andando proprio in questa direzione, e la società di logica conseguenza. E' un progetto preciso, voluto, attuato dalle riforme dei vari governi, in nome del capitale e avallato da chi, privato dell'autodeterminazione, non può e non vuole fare altro che consegnare la propria vita e quella degli altri a un governo esterno. E i bambini alla scuola! A ognuno la propria illusione!
Un giorno l'umanità la farà finita con tutti quelli che, in nome del 'nostro bene' e di una presunta 'sicurezza', si dipingono come specialisti certificati di qualcosa per farci fare, o non farci fare, qualcosa deciso da altri! Ma non possiamo aspettare che quel giorno arrivi da sé, perché non arriverà mai se non smantelliamo prima le sovrastrutture dovute all'educazione, e l'educazione stessa intesa come atto impositivo e per giunta obbligatorio indorato da qualche pretesto accattivante e rassicurante. Basta con la mitologia! Risuonano sempre le parole di Proudhon: 'chiunque metta la mano su di me per governarmi è un usurpatore e un tiranno. Io lo dichiaro mio nemico'.

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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