Una citazione al giorno

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lunedì 25 giugno 2012

La fabbrica del sistema

I censori del sistema non conoscono soste, essi nascondono un'infinità di informazioni preziose ai fini della conoscenza in generale, come ad esempio il pensiero di molti illustri filosofi e studiosi che non faranno mai parte dei programmi scolastici ministeriali e delle 'discipline'. Naturalmente anche la tv tiene in latitanza forzata una parte considerevole di informazioni, e questo succede perché l'effetto emulazione potrebbe mettere in serio pericolo lo status quo, ma anche perché le coscienze dei telespettatori devono essere plasmate attraverso quegli elementi che sono funzionali solo al sistema.
L'emulazione è insita nei bambini, essi copiano in maniera spontanea ciò che vedono e ciò che ascoltano; è anche attraverso l'emulazione che la natura mette in moto i meccanismi di apprendimento dei bambini, e questo processo di apprendimento, gli apparati dello Stato lo conoscono molto bene, perciò i censori hanno il preciso compito di esercitare un ferreo e costante controllo sulle informazioni, decidendo ciò che conviene o non conviene divulgare. Per inciso, gli adulti non sono esclusi dallo stesso processo di apprendimento, ma se ciò che viene appreso in età adulta può essere dimenticato, nel bambino le conoscenze apprese per emulazione (quindi per gioco) si stampano a fuoco nella sua coscienza, condizionando l'intero percorso di vita, i pensieri, le scelte, le azioni.
Ci sono invece cose che lo Stato ritiene assolutamente necessarie e basilari per la formazione dei bambini, cose che i più piccoli devono necessariamente assimilare, copiare, giocando: violenze d'ogni sorta, guerre, competizioni anche sportive, divisioni sociali, storie e favole di re e regine, di principi e principesse, di eroi e super eroi, donne oggetto, banalità edonistiche... cioè tutto il necessario affinché nel fanciullo si installi quel materiale cognitivo preposto alla formazione del futuro cittadino che perpetua, assolve, giustifica, persino ossequia il sistema violento e autoritario, competitivo e mediocre, borghese e capitalista, gerarchico e fascista.
Quando i bambini non sono davanti alla tv, essi si trovano generalmente a scuola, cioè in quel luogo ipercontrollato come un carcere, supernormato, dove vige la disciplina più intransigente giustificata da un presunto 'dovere civico' e da un'ipocrita 'buona morale'. Il fatto però si è che la natura umana tende a cercare comunque la libertà, quindi a sovvertire le norme imposte dall'alto. E' gioco-forza. Ma allora che cosa succederebbe se i bambini a scuola, in questo tipo di scuola autoritaria, venissero lasciati liberi? E' evidente che i piccoli, avendo nella coscienza e nel bagaglio culturale solo elementi autoritari (si conosce per agire e viceversa), in quei brevi momenti di ricreazione, ma anche nei momenti in cui furtivamente riescono a sottrarsi al controllo, non possono far altro che esercitare l'autorità e competere. Perciò si spiegano anche i continui dispetti reciproci e il caos da artiglieria in rotta di battaglia. Una libertà concessa a chi ha assorbito il modello autoritario non potrà mai generare armonia e solidarietà. E' ciò che vuole il sistema per imporre ai cittadini il suo 'ordine' a forza di coercizioni e repressioni.
Così i bambini mettono in pratica tutti i modelli acquisiti: copiano fedelmente l'autorità dell'insegnante (o del genitore più autoritario), aspirano ad una posizione di controllo sugli altri, si organizzano in bande contro alcuni compagni o compagne, si allenano all'obbedienza nei confronti di un capo riconosciuto (nota: un capo è quello che incute più paura degli altri, e questa paura è sempre frutto di un esercizio di violenza reiterata, anche psicologica). Finita la ricreazione, quando si ritorna nei ranghi, i bambini continuano ad esercitarsi con gli elementi autoritari che la scuola fornisce loro: tornano a informarsi sul valore della guerra e sulla potenza di qualche arma per dichiararsi con più fierezza 'appartenente a uno Stato', si identificano con un dittatore qualsiasi, con un generale, con un imperatore, disegnano armi di ogni tipo (in questo la loro creatività non ha limiti, è tutto dire), eccetera. Spesso questi studenti, durante lo studio forzato, evadono con la testa e pensano al successivo momento di svago-guerresco dove mettere in pratica le infinite strategie di supremazia per poter praticare il loro sacrosanto 'diritto' al dominio, la disuguaglianza e la classificazione dei ruoli sociali. E tutto come fosse la cosa più normale e naturale del mondo.
Sotto questa luce i bambini appaiono già come dei piccoli adulti, ma questi ultimi, i genitori, cosa pensano dei loro figli? Solitamente i bambini sono sempre motivo d'orgoglio per ogni genitore che li vede così 'scaltri da non farsi mettere i piedi sulla testa'. E ci sarebbe davvero da esserne fieri se questi bambini imprassero veramente a non farsi mettere i piedi sulla testa, ma non dagli altri bambini (gli eguali-nemici), bensì dall'autorità! Invece i piccoli imparano anche dalla scuola ad essere forti con i deboli e deboli con i forti. Chi sbaglia paga e subisce, ma solo se chi sbaglia è in minoranza o se è più debole. Insomma, così piccoli e già così cittadini, pronti a farsi comandare dal più forte e a comandare a loro volta sul più debole, sempre felici per la promessa di un premio, e sempre terrorizzati di fronte ad una paventata punizione. Schiavi e padroni ad un tempo, ligi kapò e feroci dittatori, imprigionati in questo ciclo di violenza, di abbrutimento, di omologazione e di ingiustizia. Tutto dovuto per 'diritto', tutto voluto dallo Stato.

vignetta di Jossot: 'credo che sia maturo per la caserma'

martedì 12 giugno 2012

Riflessioni di fine anno

Scuola finita. E' tempo di riflessioni su ciò che è stato fatto, sul come è stato fatto. E su questa linea riflessiva scrivo. Ho avuto molte difficoltà, molti bastoni tra le ruote, e più l'anno scolastico si avviava al termine, più gli ostacoli si facevano ostili e duri. Gioco-forza: la prevalenza del modello autoritario imposto dal sistema e, seppur inconsapevolmente, dai miei colleghi sulle mie due 'misere' ore settimanali di esercizi libertari ha avuto il suo effetto. Già a partire da marzo avevo notato che gli studenti si stavano lasciando deformare e plasmare dall'autoritarismo, lo stavano assorbendo, lo copiavano, fino a ragionare in termini di sottomissione dovuta, con conseguente senso di rivalsa sui più deboli, e un falso bisogno di ordini calati dall'alto. Però... c'è un però.
Anzitutto rimarco il fatto che, grazie ad una sensibilità più attenta nei confronti del concetto di autonomia/responsabilità, non tutti i ragazzi hanno subìto il plagio autoritario, in secondo luogo questi studenti hanno avuto l'opportunità di conoscere così direttamente la libertà (l'altro modello) che questa loro consapevolezza li ha resi quantomeno più analitici rispetto a ciò che è giusto fare per se stessi e a ciò che non lo è affatto. Pertanto, se da un lato l'ordine autoritario si è manifestato in tutto il suo orrore e in tutta la sua forza distruttrice, dall'altro lato quel seme di libertà che necessita di consapevolezza per germinare è stato comunque innaffiato, nonostante gli ostacoli incontrati. Occorre solo del tempo perché il germoglio diventi un alto albero, ammesso che nessuno spezzi definitivamente il germoglio, e questo rischio c'è sempre in un'età come quella di questi ragazzi.
Le soddisfazioni non sono certo mancate, vedere i ragazzini non competere ma collaborare dà grande gioia, vederli decidere da soli in merito agli argomenti da trattare è stata un'esperienza molto più importante della lezione in sé. Riguardo ai ragazzini di prima (11 anni) questa pratica di autogestione dei saperi è ancora in una prima fase, mentre per gli altri sta diventando un metodo consolidato. Peccato che questo metodo si attui soltanto nelle mie ore, mentre nelle altre collassa sotto il peso del 'lo decido io' dei miei colleghi. Ma, come dicevo, è questa consapevolezza dei due modelli a salvare questi ragazzi.
Perciò posso dire di ritenermi soddisfatto. I ragazzi si sono tutti lamentati per i compiti che i miei colleghi hanno lasciato per le vacanze, e il lamento dei ragazzi non era quello consueto e rassegnato di tutti gli studenti del mondo, ma era chiaramente più consapevole, più critico, si percepiva in modo palese che essi volevano da me un feedback di approvazione del loro lamento, nonché un rincaro della dose critica da parte mia, che ovviamente hanno avuto.
L'osservazione delle dinamiche degli studenti di 11 anni mi ha permesso di stabilire un primo livello di attitudine per ciascuno di loro, ma so che in alcuni casi le attitudini sono apparenti e dovranno cambiare o qualificarsi in modo più preciso, a seconda degli input che riceveranno dall'azione esperenziale con gli altri e con il contesto. Un'apparente introversione può infatti nascondere un dinamismo inaspettato*. Ma già questo primo livello traccia una strada più consapevole da parte mia, e da qui dovrò partire l'anno prossimo per valorizzare le unicità di ogni singolo e farle emergere. Proprio riguardo all'osservazione delle diverse personalità sono stato limitato dalla reclusione forzata in classe, ciò non mi ha permesso di capire altre dinamiche più complesse e in altri contesti: un ambiente libero da muri anche fisici mi avrebbe facilitato lo studio, e a poco è servito in questo senso far evadere gli studenti di prima media due volte dall'edificio, clandestinamente, per due ore complessive.
Perciò, sempre a proposito dei ragazzi e delle ragazze di primo anno, mi aspetto un'evoluzione più cosciente del libero pensiero e delle azioni conseguenti, nonché un percorso di crescita ancora più consapevole e autonoma da parte loro, come lo è stato per quelli che hanno frequentato tutti e tre gli anni, e per i quali non ho avuto bisogno -se non in casi rari- di specificare ancora meglio i principali passaggi cognitivi in merito al pensiero e ai metodi anarchici.
In conclusione, noto con estrema sorpresa l'esuberanza di Céline (13 anni) che è esplosa solo nell'ultimo mese*, manifestando grande passione nei confronti dei discorsi legati all'anarchismo e persino gioia estrema nei miei riguardi. Avendo conosciuto Céline e la sua 'triste apatia' per tre anni, e avendo considerato questa apatia la parte più emergente della sua personalità, non posso far altro che sorprendermi di questo cambiamento repentino. E' bello vederla sorridere e ascoltare da lei un sonoro 'ciao, prof'!

mercoledì 6 giugno 2012

Il ratto degli studenti

Oggi sono entrato in una classe non mia, ma questa volta non per una supplenza o per una chiacchierata libertaria, ma per una vera azione di liberazione. La classe in questione aveva già avuto modo di interagire con me, per un'oretta, e naturalmente ai ragazzi era piaciuto molto l'argomento della libertà, dell'anarchia, dell'autonomia. Perciò oggi sono tornato in quella classe e ho chiesto a uno studente: ho bisogno di te, vuoi uscire? Gianluca sì è fiondato verso la porta ed è uscito. Fuori uno. Poi ho chiesto la stessa cosa anche a una ragazza. Fuori due. La mia collega in classe avrà pensato a qualcosa di 'scolasticamente importante' e non ha fatto un plissé. Avevamo un'ora a disposizione, tutta per noi, siamo andati verso il mare. 'Prof, mi ha salvato -ha detto Marilena- ci stavamo allenando per la prova invalsi di matematica'. Già in seconda media si preparano a questa prova per la terza, è tutto dire. L'invalsi è un allenamento alla normalizzazione, o meglio, è un orribile test per valutare la normalizzazione in atto e il nozionismo da futuro lavoratore alienato e automatizzato. Meglio evadere. Via!
Così abbiamo fatto una bella passeggiata rilassante, abbiamo chiacchierato del più e del meno. Ci siamo seduti su un muretto. La varietà delle piante con i loro fiori ha attirato la nostra attenzione, eppure non erano altro che anonimi cespugli incolti e raccolti intorno ai lampioni, ma che in una situazione diversa forse sarebbero stati ignorati. Il colore fortemente aranciato dei fiori del melograno da fiore mi inebria sempre, anche la loro forma quando sono ancora chiusi. Sembrano piccole pere allungate. Da lì il discorso si è naturalmente spostato sul rispetto dell'ambiente. Gianluca mi ha parlato di quelli che buttano le cartacce a terra o nei boschi, mi dice che però la legge che punisce quelli che sporcano l'ambiente è giusta. Gli rispondo che io non ho certamente bisogno della legge dello Stato per sapere che non è cosa buona inquinare l'ambiente. 'Vero', mi fa lui. E poi la legge punisce sempre noi, mica i veri inquinatori, quelli grossi. 'Vero', mi fa lui.
Gianluca e Marilena abitano in un paesino qui vicino, così me ne hanno parlato, lo hanno ben descritto, hanno anche espresso il loro parere sul modo in cui è stata lastricata la piazza, mi hanno raccontato tutto quello che la piazza accoglie: chiesa, farmacia, parcheggio... Questi ragazzi hanno 12/13 anni, e in un'ora hanno svolto un tema bellissimo, senza saperlo, senza averlo programmato, in libertà e in serenità.

P.S.
Gianluca, dopo questa esperienza, mi ha scritto queste parole:
Adesso mi verrebbe da piangere: Prima mi fa uscire da una cella e poi
mi fa fare un giro di 2.45 h.........poi parliamo della nostra matera preferita...........secondo me io ,mary e lei possiamo cambiare il mondo e io spero di farlo ma anke parzialmente ma almeno provarci...........vi voglio tantissimo bn.........ma lei nn sa quando........... MA LE POSSO FARE UNA DOMANDA?ma xkè ha scelto noi 2? non è xkè mi dispiaccia ma xckè sn curioso di saperlo.... INSOMMA........LEI PROF E IL + BRAVO PROF KE ESISTA


foto dalla rete

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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