Una citazione al giorno

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domenica 6 maggio 2012

Lettera aperta a Massimo Gramellini

Nel programma di Fabio Fazio Che tempo che fa del 5 maggio scorso, Massimo Gramellini richiama i padri e i professori al loro ruolo tradizionale (che secondo lui, in base a una sua arbitraria interpretazione di un fatto sportivo, sono diventati troppo buonisti nei confronti dei giovani) che dovrebbero tornare ad adottare 'il principio all'autorità' perché -dice testualmente il giornalista- 'un ragazzo per crescere ha bisogno di punti di riferimento precisi (perché) i genitori, i professori, gli allenatori di calcio non sono dei fratelli maggiori e neanche dei compagni di gioco, sono degli adulti, uno sporco lavoro, ma qualcuno, in questo Paese di eterni bambini, deve pur farlo'.
Intanto non capisco a che titolo parla questo signore, se come pedagogista, o come giornalista de 'La Stampa' prestato alla tv. In ambedue i casi, però, egli mostra soltanto una profonda ignoranza in materia di educazione, semmai soltanto una voglia di imitare coloro che lui stesso accusa di fronte alle telecamere per la loro demagogia.
Allora, se il signor Gramellini mi leggerà, vorrei dirgli quanto segue:
signor Gramellini, le rispondo con una certa cognizione ed etica, vista anche la mia professione. Comincio col chiedermi ancora quali siano le sue competenze per proferir parola ad alcuni milioni di persone in merito a una materia che, a quanto ne so io e da come si evince in maniera chiara, le è completamente sconosciuta, innalzandosi sul presbiterio catodico per indicare/imporre da un pulpito autoritario il come si fa sia ai genitori, sia ai docenti (per gli allenatori di calcio la sua predica sarà sicuramente risultata superflua e scontata). Perché vede, di demagogia si può anche vivere, come ha fatto lei in questo caso, e gli applausi sono pure facili e garantiti, ma non è certo cosa corretta per una comunità, obbligata anche a pagare la televisione, utilizzare una poltrona televisiva per autoproclamarsi tuttologo di turno, quindi 'nientologo', soprattutto quando si vuol dare di sé un'immagine di moralizzatore della società.
Le sue affermazioni non soltanto sono demagogiche e attingono dall'ignoranza, ma hanno quel gusto amaro di un fascismo strisciante che proprio non riesce ad essere di mio gradimento, non tanto perché lei, suo malgrado, appartiene a un sistema fascista in nuce, ma perchè di fascismo ne abbiamo avuto fin troppo negli ultimi tre millenni, e continuiamo ad assorbirlo ovunque, anche e soprattutto a scuola. Il fatto si è, signor Gramellini, che negli ultimi cento anni la pedagogia ha fatto passi avanti nella 'questione educazione' intesa come evoluzione della dimensione umana della persona, e guardacaso -mi dispiace per lei- tale pedagogia, cioé la più avanzata al mondo, ha matrice anarchica e va in direzione esattamente opposta a quanto lei si è pregiato di dire in tv senza alcun contraddittorio; citando Fabrizio De André direi ovviamente 'in direzione ostinata e contraria'. E sa perché va in quella direzione contraria? Per il motivo talmente evidente che se la società è andata 'avanti' fino ad oggi in un certo modo (non certo magnifico), vuol dire che i modelli educativi di cui si pregia di essere paladino, antichi e fascisti, sono quelli responsabili del disastro sociale, morale, civile e politico (non solo dell'Italia, ma del mondo). Una pedagogia completamente opposta al suo 'principio di autorità' è diventata necessaria e urgente, ma evidentemente lei, che pur pagato da noi esegue gli ordini di un'autorità statale o del suo partito, non è tenuto né a conoscerla, né a divulgarla.
Non si tratta di essere 'fratelli maggiori' o 'compagni di gioco' tout-court, ma accompagnatori, osservatori di un mondo, quello libero dei bambini, al quale ognuno dovrebbe guardare per imparare. Sono i bambini a doverci insegnare il come si fa, non viceversa. Si rilegga Giovanni Pascoli. Invece lei, come lo stuolo dei plaudenti benpensanti borghesizzati, ritiene che solo per il fatto di essere più 'adulti' di qualcun altro ('più uguale di qualcun altro' direbbe Orwell) ci si debba arrogare il diritto di esercitare l'autorità, di autoproclamarsi superiore a lui e di insegnargli persino una morale posticcia che nella Storia ha solo dimostrato il suo fallimento. Cosa vuol dire essere adulto? Signor Gramellini, la tradizione autoritaria a cui lei fa riferimento vuole che con questo termine 'adulto' si debba indicare necessariamente il suo opposto, e che quindi un adulto debba considerare l'opposto bambino come una specie di idiota, un sacco vuoto da riempire (di cosa, se lo è mai chiesto?), senza invece considerare che il bambino è un universo di perfezione, di unicità e di libertà, valori che le sue regole hanno sempre soffocato e ucciso, in favore della sottomissione all'autorità, quindi dell'avvilimento della persona in quanto tale, dell'uccisione dell'autonomia e dell'autostima. Sì, certo, niente sberle -lei si affretta a dire per non essere percepito così palesemente a favore della violenza- ma ogni divieto e ogni coercizione imposta al bambino magari col sorriso sulle labbra in nome di un supposto 'diritto all'autorità', non sono forse anch'esse violenza?
Signor Gramellini, se proprio non riesce a leggere qualcosa di più specifico in materia di pedagogia, come ad esempio Marcello Bernardi (il più illustre pediatra e pedagogista in Italia), le consiglio una cosa più semplice da fare: ascolti le parole di Giorgio Gaber nella canzone intitolata 'non insegnate ai bambini', e si domandi il perché di quelle parole.
E' ovvio che tutti, anche lei e non solo i ragazzi, hanno bisogno di 'punti di riferimento'. Ma ancora una volta la invito a riflettere e a darsi una risposta: quali sarebbero i punti di riferimento per un ragazzo? Quel 'dio, patria, famiglia' di natura fascista e autoritaria? Qual è il modello corrente da dover seguire a tutti i costi per far sì che alla fine non cambi mai nulla? Forse la figura di un genitore che, con la sua autorità, impone quelle regole vomitevolmente tradizionali da 'capo famiglia'? Le sembra questo (lei che -immagino- si ritenga anche progressista), un modello di progresso sociale e umano? Oppure la figura di quel padre che arriva a casa dal lavoro e pretende, in nome del conservatorismo borghese e del 'diritto all'autorità', di trovare la cena pronta, il pavimento lucido, le pantofole allineate, il marmocchio che non rompa le scatole (e neanche la moglie) perché c'è la partita in tv? No perché, signor Gramellini, se si deve parlare di autorità, lo si deve fare veramente, non buttando lì una formuletta demagogica strappa-applauso. L'autorità è sostanzialmente quel presunto diritto di esercitare legalmente i propri diritti togliendoli però agli altri, se si vuole, quando si vuole, perché si vuole, per trarne un vantaggio personale o di casta. L'autorità, signor Gramellini, è l'espressione più alta del modello gerarchico fascista, lo è per forza! E chi esercita l'autorità, quindi chi si pone al di sopra di un'altra persona, secondo lei, quale modello pensa che possa trasmettere al fanciullo, abituato per natura anche a copiare? Cosa facciamo, signor Gramellini, vogliamo una società ancora autoritaria per altre migliaia di anni, oppure vogliamo un'umanità fatta di fratelli e sorelle (maggiori o minori a noi anarchici non importa)?
Lei dovrebbe farsi un esame di coscienza, se ne possiede ancora una integra, perché le sue parole hanno avuto la brutalità di quel sistema di regole che lei tanto osanna e che ha condotto le persone a non essere più tali, ma umanoidi incivili e alienati, consumatori e servi, prigionieri di un modo di pensare e di agire conservatore, borghese, cattolico e fascista come il suo. E dove vuole che vada la società se si perpetua sempre lo stesso modello? Si faccia un giro nell'anarchia, magari in una scuola libertaria, si legga Bernardi o Ivan Illich prima di proferir parola in tv su argomenti che non le competono. Altrimenti taccia per il bene dei bambini, cioè per il bene del nostro futuro.
E la cosa che pure mi dispiace è vedere che, di fronte alla tanto sbandierata 'libertà di espressione' sancita dalla costituzione (di cui lei è sicuramente un fervente ammiratore e difensore), tra me e lei, signor Gramellini, quello che non ha nessun diritto ad esercitarla di fronte alle telecamere sia soltanto io.

Stia bene, lei che può, io continuo -con tutte le difficoltà di una scuola tradizionalmente autoritaria- a giocare con i bambini, a imparare da loro, e ad essere a mia volta e con orgoglio un eterno bambino.
Edmondo.

P.S. La speculazione di natura lessicale in merito alla differenza tra le parole 'autoritario' e 'autorevole', qualora le fosse venuto in mente di utilizzarla per una remotissima risposta, è un tranello nel quale certamente non cado.

4 commenti:

Rinascere ha detto...

Grazie. Grazie anche da parte dei bambini e, soprattutto, degli adulti che ho incontrato nella mia storia di educatore.

gianni ha detto...

Se vuoi, puoi raccontare qualche tua esperienza come educatore, sia qui, sia su facebook. Grazie a te, Rinascere.

Anonimo ha detto...

troppo bella questa lettera....sei veramente un grande uomo !!! quanto gli farei leggere questa a gramellini !! grande grande grande !!

(scusa per il commento un pò rabbioso però quando ho visto il video e poi ho letto la tua lettera...mamma che rabbia che ho provato !)

gianni ha detto...

Non so di quale commento parli. In ogni caso contemplo la rabbia come un valore umano, se il suo fine è umano e costruttivo. Grazie a te.

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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