Una citazione al giorno

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lunedì 9 luglio 2012

No alla conoscenza preconfezionata. Abolito il libro di testo

Da tempo immemorabile mi pongo alcune domande:
  1. perché ci fanno studiare sempre le stesse cose?
  2. perché ci nascondono una montagna di informazioni?
  3. perché i libri di scuola evitano come la peste la filosofia anarchica?
  4. i libri scolastici dicono tutta la verità?
  5. perché i libri scolastici sono spesso scritti utilizzando la funzione conativa?
Oggi conosco le risposte e, perciò, reagisco di conseguenza.
Non è cosa facile trovare in una scuola tradizionale docenti disposti ad abolire totalmente il 'loro' libro; e neanche che una scuola di Stato accetti benevolmente questa eventuale decisione dell'insegnante (ma non c'era la 'libertà di insegnamento'?). Ho dovuto lottare due anni per vedere finalmente esaudita questa che si è sempre prefigurata come una necessità e che, a ben vedere, non è soltanto una necessità mia o dei ragazzi, ma anche quella dei genitori, quantomeno sollevati da una questione meramente economica. Eppure di resistenze ne ho avute, solo e sempre dall'autorità, è ovvio. In verità ho sempre fatto a meno del libro, ho sempre invitato i ragazzi a lasciarlo a casa o tutt'al più in classe. Come abbiamo fatto fino ad ora? mi si chiederà. Noi i libri ce li siamo sempre autoprodotti da soli, in classe, continueremo a farlo.
La notizia degna di nota, quindi, non è tanto quella dell'abolizione del libro, ma l'accettazione di questa scelta da parte dell'autorità. Si tratta di una conquista di libertà, di uno spazio entro cui agire e pensare con autonomia e, adesso, con più serenità.
I libri scolastici sono vincoli a causa della loro forma (struttura, impaginazione, capitolazione) e anche del contenuto. E se questi vincoli giungono da un vaglio statale va da sé che gli elementi inseriti al loro interno non fanno altro che sovrastrutturare il pensiero di chi li studia, sì da mantenere nel tempo l'esistente, senza alcuna possibilità di far pensare ad altro: altre soluzioni, altri pensieri, altre informazioni. Inutile esortare gli studenti al pensiero critico e costruttivo se gli elementi dati sono sempre quelli e aventi lo stesso fine, sarebbe come spronare un eschimese a pensare alle lasagne. Chi costruisce il proprio libro ha invece l'opportunità di scegliersi tutto, dalla forma ai contenuti, e di aggiungere opinioni, pensieri, disegni, collages. Ecco che dall'assorbire passivamente un libro, si passa direttamente a viverlo, a farlo crescere, a farselo proprio e a proprio gusto; il libro autoprodotto è sempre qualcosa di prezioso a cui ci si affeziona. Spesso i miei ex studenti mi dicono che i loro libri sono stati un buon aiuto anche durante gli studi superiori, e in qualche caso durante gli studi universitari.
Così cambiano i contenuti, non esiste più un indice prestabilito, imposto, non aderente alla verità storica. Come abbiamo sempre fatto, se il libro è di Arte, gli artisti e i movimenti verranno scelti liberamente, e in virtù di ciò faranno la loro comparsa anche quegli artisti censurati perché dichiaratamente anarchici. Non lasceremo la censura neppure su quei nomi altisonanti, certamente anarchici, ma col divieto editoriale di dirlo.
La novità che intendo apportare a settembre riguarderà la conoscenza dell'Arte dei nativi americani, dove largo spazio hanno la spiritualità e la filosofia legate ai concetti di rispetto per l'ambiente, per gli animali, per le persone. I libri autoprodotti avranno allora una sezione espressamente dedicata a questo pensiero artistico, e i ragazzi del terzo anno, in sede d'esame, potranno legarlo a qualsiasi argomento riguardante il Continente americano. E in effetti questa idea mi è venuta a giugno, proprio durante gli esami. A-ho!

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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