
Aver sentito da parte mia l'esigenza di aprire questo blog-diario rispondeva anche (sottolineo anche) alla necessità di compartire le esperienze e di confrontarle, ma vedo che questo risulta difficoltoso. Per conoscere quel che fanno i miei colleghi libertari a scuola devo andare in libreria. Va bene, ma quale logica ci sia dietro non riesco a immaginare, se quella del profitto tout-court, o quella del 'muoviti, fai un salto in centro che ti fa bene', o quella che 'l'esperienza è mia e non la regalo a nessuno'. Non importa. Anzi, non m'importa. Sono contento -e anche tanto- per questo blog da cui qualcuno so che attinge per i suoi esercizi di libertà, ne vado fiero; e se sono contento anche per i miei colleghi associati-italiani-autori-editori, lo sono molto meno per il mancato senso tutto libertario e anarchico della condivisione aperta, libera, utile a tutti, per il bene di tutti. Una volta una mia collega 'regolare' mi aveva chiesto come si svolgessero le lezioni in una scuola libertaria ('in maniera pratica', insisteva a chiedere), e io non avevo neanche capito che quella che per me era una domanda alquanto illogica, invece nascondeva un'esigenza assolutamente comprensibile, quella che tutti i non conoscitori della pedagogia libertaria hanno. Ma cosa dovrei dire a quella mia collega, oggi? Scusa, amica mia, posso solo dirti quello che faccio io in classe, ma di ciò che fanno gli altri miei colleghi libertari non ne so nulla? Sì, le dico così, o tutt'al più le suggerisco qualche libro.
Senonché, mentre riflettevo su quest'assenza-web del tutto legittima da parte dei colleghi libertari, mi ricordavo anche di un articolo apparso su Umanità Nova, e allora certe sfumature sono diventate tratteggi più precisi, proprio come una rete, ma di un'elasticità troppo simile alla gomma.
Per carità, nessuno obbliga nessuno, è assolutamente possibile che il mio blog non interessi ai colleghi libertari, e poi, davvero, per quale motivo essi dovrebbero interessarsi ai miei esercizi e ai miei pensieri? Sembrerò forse intristito e disilluso, non so in quale chiave mi stiate leggendo, invece sono contento -e dico sul serio- di questo blog, dei miei studenti, dei lettori che mi seguono, sia qui, sia su facebook, sono felicissimo del fatto che io condivida con gli altri ciò che faccio e ciò che penso, senza scontrini di mezzo. Oggi so che il mio lavoro ha ancora più valore poiché, oltre ad essere clandestino e 'in direzione ostinata e contraria', oltre a procurarmi continue soddisfazioni, viene svolto in esemplare e assoluta autonomia. Io e i miei amabili studenti. Stop. Forse è ciò che conta davvero.

6 commenti:
Hei!!! Non fermarti!
E' vero, si ha bisogno di confrontarsi con gli altri per apprendere... per capire.... per migliorare... Ma le cose non dobbiamo farle per gli altri, dobbiamo farle per noi, per dire le cose che abbiamo da dire.
Ci va tempo perché si cominci a capire un discorso che per i più è nuovo, l'essere umano deve assimilare, deve capire, deve prendere coscenza, cambiare il suo paradigma, provare, fallire e riprovare, fare qualche esperienza, capire i propri errori, tentare qualche soluzione in autonomia, combattere contro il mondo ch ela pensa al contrario, capire di non sapere e a questo punto comincia ad aprirsi e chiedere, informarsi. A questo punto comincia a comunicare le proprie esperienze, a condividere.
Ci va tempo, ci va tempo a farsi conoscere e ci va tempo ad avere il coraggio di comunicare (e anche l'umiltà di condividere).
Questo diario è una buona strada, va scritto ancora, e ancora, e ancora...
:-) Davide
Caro Davide, non ho alcuna intenzione di fermarmi, anche perché non potrei e, come ho scritto, sono contento anche di questo blog. Intanto un anno è passato e l'evoluzione è in corso. Sì, ci va del tempo, e i miei studenti cresceranno, con un'altra coscienza, la loro.
Grazie. Ciao.
Complimenti Gianni! Ho appena scoperto il tuo blog e che dire... grande stima e appoggio!! Mi ci sono buttata a capofitto e sto ricavando un sacco di suggerimenti utili!! una collega libertaria
Cara collega libertaria, grazie per far visita a questo blog da cui trai suggerimenti. Ti abbraccio.
Caro collega o, preferisco, compagno d'avventure. Io da precarissima non ho molto da dire...entro per un giorno in una classe e vengo ammonita (sì a volte con note scritte) di squarciare il velo, di aprire il vaso di pandora. Faccio domande, sollevo questioni, creo collaborazione...i bambini sono spiazzatissimi, alcuni, a volte, piangono perché hanno paura di cosa farò (darò un brutto voto? mi chiedono spesso mentre discutiamo della costituzione o dell'unione europea). Entro in classe, chiudo la porta, e poi giù tutto, via i libri, via i banchi. per un giorno serve libertà al pensiero. spesso ho con me un libro di haiku, a volte lo leggo senza avvisarli ed è delirio. mi siedo sulla cattedra (mai dietro) e aspetto che qualcuno mi chieda cosa faccio seduta lì o perché non può farlo lui...e mi sento incoraggiata e stimolata quando la domanda è, invece, "posso anche io?". ti seguo, ti leggo, ma non avendo una classe fissa ho poco da aggiungere. non smettere, sei anche tu un vaso di pandora aperto e aiuti tanti nella nebbia a vedere oltre...ti ho consigliato ad altre compagne d'avventura che alla sola parola "fare lavoro di gruppo" si spaventa...forse è troppo ma da qualche parte bisogna iniziare :)
Ciao neb, grazie del tuo contributo. Hai risposto nel 'post giusto'. Non ho ben capito perché con te i bambini piangano, di cosa hanno paura davvero? Dovresti domandarglielo. E' vero che la libertà può sorprendere i bambini che sono già stati 'normalizzati', ma che piangano mi spiazza alquanto, la libertà porta sempre gioia, altrimenti che libertà è?
Grazie per aver segnalato questo blog alle tue 'compagne d'avventura', ed è vero, da qualche parte bisogna pure cominciare. Felice che tu abbia scelto me. Ciao.
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