Una citazione al giorno

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mercoledì 27 luglio 2016

Chiamata diretta dei docenti e corruzione

Mi giunge una notizia che riguarda l'allarme dell'Anac (l'Autorità nazionale anti corruzione) circa la potenzialità corruttiva della chiamata diretta dei docenti da parte dei dirigenti scolastici.
Che l'operazione della chiamata diretta sia a rischio corruzione (più che rischio, direi la via maestra) non c'era alcun dubbio fin dall'inizio (e parlo di anni fa), ma adesso è anche un'istituzione dello Stato, l'Anac, a illustrarne la pericolosità. Un'istituzione dello Stato che allerta sulla pericolosità dei provvedimenti dello Stato? Molti potrebbero dunque pensare, ripetendo a pappagallo la retorica di regime, che lo Stato stesso adopera contrappesi e misure di contrasto all'ingiustizia. Ma chi crea l'ingiustizia? Farei perciò notare che la necessità di istituire dei 'contrappesi' o delle 'misure di prevenzione' denuncia in sé il fatto che lo Stato stesso opera attraverso le proprie ingiustizie legalizzate. Infatti, un'operazione di contrasto, un contrappeso, una misura di prevenzione, chiamiamola come vogliamo, non elimina assolutamente il problema, semmai lo conferma, gli dà persino un senso legale. E quali sarebbero le 'misure di prevenzione' alla corruzione secondo l'Anac? Tutta una serie di criteri da stabilire e da pubblicare sui singoli siti delle scuole, affinché la corruzione alla fine si possa svolgere lo stesso, come ci insegna l'esperienza, ma secondo principi 'democratici' decisi e avallati dai docenti stessi, o meglio, da una maggioranza di essi (le minoranze in democrazia non contano e, di fatto, vengono poste sotto i piedi) o, come credo, da quel numero ristrettissimo di docenti che costituiscono lo scodazzo servile del dirigente e che questi 'proporrà' al collegio dei docenti senza ricevere obiezioni dalla platea dormiente e acquiescente (parlo in base alla mia esperienza svolta ad oggi in una decina di istituti). Il giochetto dei criteri, della trasparenza, decisi da ministero oppure dal basso, non elimina per niente l'ingiustizia! E se non la elimina vuol solo dire che la conferma, nelle forme democratiche.
Questo dei criteri e della trasparenza è lo stesso discorso adottato dai sindacati di regime, i quali naturalmente non sono lì per abbattere il sistema, anzi. Capiamo allora, ma è ovvio, che il problema non è quello di voler eliminare la legge, cioè l'ingiustizia alla radice, ma fare in modo che questa rimanga, solo con certe regole (i criteri) che le vittime di questa ingiustizia dovranno stabilirsi da sole.

Qui l'allarme lanciato dall'Anac, all'interno trovate il pdf con gli eventi a rischio, e le relative misure di prevenzione. Poi si può anche vedere fino a che punto si può arrivare.

Voglio ripetermi: un sistema che ha bisogno di continue misure di prevenzione è un sistema corrotto in sé, è un sistema che non può eliminare la violenza perché è esso stesso violenza. Di fronte a un problema, l'unica soluzione è quella di eliminarlo alla radice, eliminare soprattutto la causa che genera il problema, e non invece trovare dei modi democratici affinché il problema continui ad esistere. Per quanto mi riguarda, una vera misura di prevenzione adottata dal popolo contro le ingiustizie che esso subisce (e produce) consiste soltanto nell'impedire che lo Stato e la Chiesa, attraverso i suoi ministri adorati dalle folle, continuino a opprimere, sfruttare, ingannare miliardi di persone.

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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