Una citazione al giorno

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martedì 27 settembre 2016

Non al denaro

Quando la maggioranza delle persone non pensa che al profitto e ai modi anche più immorali per ottenerlo, io, quando se ne presenta l'occasione, mi concedo il lusso di illustrare il mio punto di vista sull'argomento. Talvolta può essere sufficiente una sola battuta, com'è avvenuto oggi. Ma facendo questo, cioè illustrando il mio punto di vista sulle cose del mondo, inevitabilmente finisco per ferire dolorosamente il mio interlocutore, perché quello che dico scuote dal di dentro, schiaffeggia le coscienze deformate e abituate a dei valori che non mi appartengono, in quanto anarchico, umano, libero pensatore. Oggi una collega che mi ha chiesto qualcosa sul mio orario scolastico, dopo aver ascoltato quello che le ho risposto, ha dimostrato tutta la sua vulnerabilità in qualità di vittima  del pensiero unico autoritario, si è sentita colpita nel profondo e ha reagito come adesso dirò.
L'argomento, quindi, era l'orario scolastico, ed io non ho esitato a dimostrare tutta la mia soddisfazione nei riguardi del part-time, una scelta autonoma, ragionata, ma anche istintiva per motivi di naturale strategia di sopravvivenza. A quel punto la mia collega, come pure le altre che stavano lì ad ascoltare, non ha avuto che un solo pensiero, espresso in questo modo: 'ma col part-time, poi, non avrai una pensione misera'? Questa, posso garantire, è la domanda che sempre ricevo da chi mi chiede lumi sul part-time. Il pensiero è dunque solo per il denaro, non c'è spazio per nient'altro nella coscienza. Se poi penso a due anni fa, quando mi sono sentito dire da un'altra collega: 'ma allora tu sei ricco'!... Avrei dovuto dirle di sì, ma ricco di ben altri valori. Ma questo è un altro capitolo. Continuiamo.
Io alla mia collega di oggi le ho semplicemente risposto, con una battuta lapidaria, che sicuramente col part-time perderò dei soldi, come li perdo già adesso, ma ci straguadagno in vita e salute. Stop! E venne giù il mondo! La maschera della mia collega è crollata di colpo, allorché la sua reazione repentina è stata quella dell'animale ferito a morte. Come se io, con la mia etica della vita felice, l'avessi messa di fronte alle sue responsabilità di individuo che razzola male, o come se l'avessi obbligata a scegliere tra il valore della vita felice qui e ora e quella del profitto, la sua reazione non è stata quella della persona riconoscente o riflessiva, ma quella di chi vuole cercare a tutti i costi un giustificativo per sé, per salvare i valori in cui crede e pulirsi la coscienza. Infatti, al mio 'straguadagno in vita e salute', lei mi ha risposto scocciata in questo preciso modo: 'ma io non posso mica fare il part-time'! Ma chi le aveva imposto niente? Non le avevo di certo puntato una pistola alla tempia costringendola a fare il part-time! E' stata piuttosto la sua coscienza, lei sì, che le ha urlato di farlo! 
La sua reazione mi ha fatto riflettere, perché è comune alla massa. E' stata proprio una reazione sintomatica, indicativa, paradigmatica di una condizione ormai disumana, dove il valore della vita-felice-qui-ed-ora viene soffocato, automaticamente dimenticato, per essere sostituito dalla logica del profitto, dal guadagno monetario, dalla sofferenza permanente (esaltata dalla religione) concepita come valore positivo dalla morale comune: la morale degli schiavi sofferenti e remissivi, una morale scritta per loro dai padroni e dal clero, cioè da quelli che progettano il sistema con i suoi apparati coercitivi ricattatori che osano chiamare persino 'educativi'.

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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