Una citazione al giorno

Una citazione al giorno -
Data Rivoluzionaria

Ancora ringraziamenti


 Non mi stancherò di ringraziare chi segue questo blog e mostra particolare interesse al tema della descolarizzazione, comprendendo che è da questa strada che può avvenire un reale e concreto cambiamento nel mondo. I lettori di questo blog, come della pagina facebook, sono davvero tanti ogni giorno. Non di rado, questi lettori si collegano anche dall'estero, e sono spesso università, come quella di Strasburgo o di Yale. Ci sono molti studenti e ricercatori che mi scrivono, che approfondiscono i temi della pedagogia, o dell'antipedagogia, e traggono spunto dai miei articoli per le loro Tesi. Quindi ancora grazie a tutti voi. L'affetto è sicuramente ricambiato.

A.

La libertà sta oltre i modelli


Q
ualsiasi atto, qualsiasi procedimento può essere interpretato e svolto sulla base di un'ideologia, o di una morale, o di una cultura specifica, e diventare un modello (sociale, politico, economico, artistico, letterario, scientifico...). Ma se ci si ostina a perpetuare il modello, se non riusciamo a uscire fuori dallo schema mentale e culturale, fuori dalla consuetudine che si fa convenzione e dogma, non andiamo da nessuna parte, non avverrà mai un'emancipazione, ci fossilizziamo. La stasi equivale alla morte. 
Perciò, continuare a perpetuare lo stesso paradigma e rifiutare tutto ciò che è innovazione o deviazione dal tracciato ufficiale, non soltanto è triste, ma anche tremendamente disumano e stupido. Saper invece accogliere le diversità, le diverse forme espressive, anche quelle che ci sembrano fuori da ogni logica e, se è il caso, saperle valutare attraverso riflessioni o criteri non precostituiti, dimostra una grande intelligenza e ci libera dalla stagnazione. La costituzione di modelli e schemi è sempre affidata alle agenzie educative, scuole in primis, delle quali si serve l'establishment per uniformare e intrappolare le masse, anzitutto mentalmente, nei valori tossici e sclerotizzanti di questa società. La liberazione dell'Uomo non può che passare attraverso la demolizione di tutte le agenzie educative e il disinnesco degli ordigni della cultura ufficiale. Viva la controcultura, viva i cambiamenti e tutte le differenze espressive. Bambini liberi dalla nostra cultura! Fuori dalle scuole!

Stati generali della scuola? Ragazzi beffati, come da copione! Altro che rivoluzione!


T
emevo che sarebbe successo, e infatti ecco che si ripresenta, puntualissima, la presa in giro nei confronti degli studenti, nonché la solita strategia per mandare a monte qualsiasi tipo di protesta veramente 'dal basso'. La protesta degli studenti contro l'alternanza scuola-lavoro (oggi si chiama PCTO), che è scaturita dopo la morte dei due studenti, Lorenzo Parelli e Giuseppe Lenoci, impegnati in una formazione obbligatoria in azienda, è già nelle mani di tutti, salvo che in quelle degli studenti. A cavalcare la loro protesta (ecco la solita strategia) ci sono davvero tutti: sindacati, una miriade di associazioni, pedagoghi, gruppi di professori e, udite udite, persino genitori, tutti insieme a fare le veci del ministro Bianchi. E quando scrivo 'a fare le veci' intendo esattamente quello che ho scritto, e chi ha un po' di sale in zucca sa che questo non è certo un bene. Si vuole la rivoluzione o sostituire il potere? 
E gli studenti dove sono finiti? Ovviamente vengono tenuti ai margini quando si tratta di organizzare fattivamente, subiscono, come sempre; per loro adesso è la fase della lusinga, la fase del 'cari ragazzi, voi avete ragione, adesso ci pensiamo noi'. Il 'ghe pensi mi' non ha mai condotto ad alcuna rivoluzione. Questi soggetti parassitari che gravitano attorno alla scuola come avvoltoi e che da anni non vedono l'ora di mettere becco e mani sull'istruzione, non vogliono altro che riformarla, proprio come farebbe un governo. E infatti non si parla già più di abolizione dell'alternanza scuola-lavoro, come chiedevano i ragazzi, ma di 'rivederla'. E non solo. Gli avvoltoi già fanno sapere che tra le istanze ci sarà anche quella dell'introduzione nelle scuole dello psicologo, che è una di quelle figure che nessuna scuola dovrebbe mai conoscere, perché svela, tra l'altro, la pericolosità della stessa scuola nei confronti della salute mentale di chi la frequenta. Ma che la scuola faccia del male, noi non abbiamo mai avuto dubbi! Inoltre, una volta tolti di mezzo gli studenti, quelli che già parlano 'a nome loro' vogliono introdurre altre iniziative e aggiungere nuove modifiche ad un'istituzione che, in realtà, dovrebbe soltanto essere abolita per sempre! Abolire la scuola e i voti? Sarebbe magnifico! Invece no, i parassiti vogliono soltanto una scuola diversa ('ricostruita' ha detto un portaparola delegato) e rimodulare il sistema di classificazione ed etichettatura (voti). E questa sarebbe una rivoluzione? Quante ne abbiamo viste così dal dopoguerra ad oggi? E' proprio per colpa di queste tantissime 'rivoluzioni' che siamo in queste condizioni!
Quindi, ragazzi e ragazze, mi dispiace per voi, ma vi hanno usati e vi stanno coglionando secondo un antico copione, ahimé, sempre funzionante. E funziona soltanto perché forse anche voi ormai non sapete più cosa sia una rivoluzione, state ragionando come chi vi comanda, state usando gli stessi argomenti proposti dalla cultura dominante, la stessa cultura deleteria che state imparando proprio a scuola; addestrati alla delega e all'obbedienza non sapete allontanare i capipopolo, non sapete girare le spalle alle sirene ammaliatrici che vi fregheranno, inesorabilmente, dicendovi per beffa che lo faranno 'per il vostro bene'
Le riforme non sono mai rivoluzioni, sono sempre e soltanto un rinnovamento del sistema di potere. In questi casi, i ministri fanno sempre finta di irritarsi, giocano a braccio di ferro, ma sotto sotto ringraziano quelli che lavorano per loro, anche oggi. Cari ragazzi e ragazze, siete ancora in tempo per mandare al diavolo chi si è intestata la vostra protesta e la sta cavalcando alla grande (con l'avallo di Confindustria, sì proprio lei!). La rivoluzione è un'altra cosa, solo l'azione diretta e l'autogestione ci salveranno, solo quelle!

Spoiler:
Le istanze proposte dai capipopolo di questa protesta non dispiacciono al potere, ma il ministro farà finta di ingaggiare una lotta con 'la base' e alla fine dirà di sì alle riforme (che anche lui vuole), e gli studenti crederanno di aver vinto e di aver fatto la rivoluzione. E mai nulla così cambierà, come mai nulla è cambiato. Film già visto e rivisto, purtroppo.

L'istituzione si autoriproduce, o non è.

Le società cosiddette civili si avvalgono di istituzioni, le quali detengono il potere della parola, nel senso che divulgano una narrazione di sé, convincente, che tuttavia non corrisponde alla realtà. Le istituzioni, in quanto tali, fanno esattamente questo: si autoriproducono all'infinito per mezzo di rituali supportati da una retorica continua. Ed è la scuola l'istituzione in questo senso più pervasiva e fondamentale delle società moderne. La scuola è il vero grande rituale collettivo, ripetitivo e, come tale, non fa che generare la convinzione che essa debba necessariamente esistere, nonostante i risultati nefasti che sono sempre stati voluti dall'ingegneria pedagogica statuale. In parole molto semplici, se con la retorica e la demagogia le istituzioni fan sembrare di essere al servizio dell'individuo, con i fatti sono invece al servizio esclusivo di se stesse e degli interessi di chi ne ha deciso l'esistenza e le governa.

(Questo scritto è una microscopica idea di quel che contiene il libro di Angelo Giglia che uscirà a breve, e di cui anche questo blog vi renderà conto. Stay tuned. Gli aspetti e i temi di cui il libro si occupa sono in realtà tanti, ma sono tutti legati alla scuola e alla necessità di abolirla come istituzione. E' un libro molto interessante, e che disturberà non poco la coscienza degli educati, colpevolmente quieta).

Grazie e auguri

 Un augurio di pronta guarigione ad Angelo e un ringraziamento per i suoi contributi qui sul blog e sulla pagina facebook. 

A presto.

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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