Una citazione al giorno

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giovedì 10 maggio 2012

Come affrontare il test INVALSI?

Oggi test nazionale Invalsi. Non c'era solo Italiano e Matematica, c'era anche un questionario individuale, roba che non ha nulla a che vedere con la didattica, ma con il controllo coatto sulla persona, un'ispezione neanche tanto mascherata. Come abbiamo affrontato, noi libertari (intendo i miei ragazzi ed io), questa schedatura obbligatoria?
Il problema era sostanzialmente quello di affrontare un obbligo dello Stato, ma con la coscienza data dalla conoscenza, la quale procura dignità personale. Viviamo in un sistema autoritario e di controllo costante sugli individui, quindi è chiaro che gli obblighi più nefasti che ci piovono dall'alto dobbiamo spesso subirli, anche noi libertari, nostro malgrado. Come si fa? Bisognerebbe quantomeno essere consapevoli del sopruso che si riceve e non considerarlo invece, ciecamente, 'cosa giusta' perchè 'lo dice l'autorità'. E allora...
Nei giorni precedenti ho cercato di chiarire ai ragazzi il discorso sull'Invalsi. Praticamente ho riferito sul come l'Invalsi voglia farsi percepire e su cosa, invece, realmente sia. Alla fine ho sintetizzato il discorso dicendo che questa somministrazione calata dall'alto serve sostanzialmente a registrare quale grado di appiattimento e omologazione hanno ricevuto e raggiunto gli studenti da parte della scuola fino ad oggi.
Durante la schedatura ho accuratamente cercato di sdrammatizzare il clima pesante e grigio da inquisizione istituzionale, sapete quel genere di paura strisciante di cui si serve sempre l'autorità per poter governare meglio i sudditi? Ecco, sono bastate due battute ed è sparita la paura. Ho visto volti inclini alla risata che poi naturalmente è arrivata, esplodendo come una bomba provvidenziale che ha riempito di vitalità la cella. Evviva!
La consapevolezza dei ragazzi riguardo alla schedatura e al test sulla normalizzazione ha generato un clima molto rilassato, a tratti però anche contrariato. Mi sono ben guardato dal vietare loro di aprire le pagine solo dopo 'il via', e infatti, dato che tutti erano curiosi di vedere come l'autorità avesse strutturato il loro fascicolo, si sono precipitati ad affondare lo sguardo in quelle pagine (quanti soldi sprecati!). Intanto, tra un espletamento burocratico e l'altro, si erano già fatte le 9:30, i ragazzi cominciavano anche ad avere fame. Secondo 'gli ordini superiori' non avrebbero potuto mangiare se non dopo aver finito il primo test (Italiano). Ma sarebbe stato troppo tardi per loro. Quindi, ho detto ai ragazzi di sentirsi liberi di mangiare quando volevano, anche durante il test. Così è stato. Non è morto nessuno.
La cosa più interessante è stata però il fatto che siamo riusciti a trasformare la schedatura dell'Invalsi in un proficuo esercizio di cooperazione. Certo, in origine il test è individuale, ma come non approfittare del fatto che le domande sono uguali per tutti? Se una comunità vuole vivere davvero in armonia, è necessario che si sviluppi un senso di collaborazione tra le varie individualità, al fine di risolvere meglio tutti i problemi che riguardano quella comunità. E' scattata perciò l'operazione solidarietà, dove certe domande del test, nozionistiche fino all'inverosimile, si sono trasformate in una sorta di gioco comunitario, quindi diventate oggetto di discussione e di ragionamento collettivo. Molto bene. Ho ascoltato a mezz'orecchio soluzioni diverse per lo stesso tipo di problema, ma che però non potevano essere prese in considerazione dal piano di normalizzazione dell'individuo, che invece ne prevede solo una, la soluzione pre-stabilita, che magari sarà anche la migliore (non è detto, dipende), ma che nella scuola viene sempre imposta ai ragazzi, già impacchettata, senza che questi possano trovarla da soli col ragionamento e con il gioco (cosa che irrobustirebbe le conoscenze).
Ho lasciato i ragazzi che erano quasi tutti in piedi: chi ancora mangiava, chi si raccontava storielle, chi si faceva i fatti suoi. Il turno per Matematica dovevo lasciarlo a un altro collega, perciò al suo ingresso tutti zitti, tutti seduti, tutti immobili, tutti redarguiti. Ma tutti con una forte coscienza di ciò che stavano subendo. In ciò sta la differenza!

P.S. Giorno 16 maggio molti studenti alle superiori boicotteranno la prova Invalsi (consegnando in bianco, non entrando a scuola o depennando il numero di codice individuale che viene attaccato su ogni fascicolo). Questa si chiama disobbedienza. Disobbedienza civile. Ieri , test nelle elementari, molti docenti non hanno 'somministrato' e molti genitori non hanno mandato i figli a scuola.

Nessun commento:

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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