Una citazione al giorno

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Data Rivoluzionaria

I dati sulla scolarizzazione italiana.

 

Se mai un giorno dovesse compiersi una rivoluzione totale e globale, una rivolta mondiale di autoliberazione dei popoli, questa non potrebbe mai prendere avvio dall'Italia, ma da una di quelle regioni del mondo non ancora toccate dal morso funesto della scolarizzazione. L'Italia sarebbe certamente uno degli ultimi Paesi ad aggregarsi alle lotte, se non addirittura uno dei primi a mettersi contro di esse, dando vita ad una guerra 'civile' a carattere mondiale. L'annichilimento delle coscienze che avviene sui banchi di scuola è feroce e non dà quasi scampo. In pochissimi si salvano. La scuola insegna un sistema di ordini (cfr. Gilles Deleuze) e funge da colonizzatrice puntualissima ed efficacissima. 

I dati sulla scolarizzazione obbligatoria ci restituiscono un'immagine penosa dell'autodeterminazione degli italiani, via via seppellita dal progressivo obbligo scolastico, che nel 1859 era di due anni, tre nel 1877, poi cinque nel 1904. Continuò così, con grande soddisfazione dei governi che cominciavano a vedere i primi risultati veramente consistenti - tutt'altro che di emancipazione -  fino a quando il fascismo, consapevole della forza della scuola quale arma straordinaria per la colonizzazione e l'addestramento di massa, non impose l'obbligo scolastico fino ai 14 anni. Tutti a scuola ad alfabetizzarci, lo impone il fascismo e ringraziamo il duce!

Lo Stato italiano produsse in questo modo una massa fenomenale di docili educati e rassegnati, ma al contempo incattiviti e frustrati, senza precedenti. Ma al potere repubblicano e democratico questo non bastò ancora, l'esigenza di annichilire sempre di più le masse e renderle utili alle nuove istanze del Capitale era troppo grande, e le riforme successive innalzarono l'obbligo a 16 anni, un obbligo che la ministra berlusconiana Mariastella Gelmini, non a caso, riconfermò, ma con la particolarità di sostituire gli ultimi due anni, per chi lo avesse voluto, con un percorso lavorativo da operaio obbediente al padrone, per nulla incline alla rivoluzione, bensì alla difesa del mantenimento del proprio status di schiavo salariato, che è poi l'obiettivo finale della scuola di ogni tempo e di ogni luogo statalizzato. Oggi quel percorso lavorativo si è strutturato nella cosiddetta 'Alternaza scuola-lavoro' (governo Renzi) ridefinita in PCTO (governo Conte), a conferma del fatto che la scuola non serve di certo a liberare l'individuo, ma a renderlo massa, elemento acritico, un utile e docile strumento operante all'interno di un sistema capitalista di servi e padroni prodotto dagli stessi servi opportunamente istruiti.

In questo crescendo di scolarizzazione, di educazione ed istruzione specifica, si è visto come l'antico e fiero carattere degli italiani, al contempo così aperto, creativo e fraterno, si sia progressivamente svilito e trasformato in una poltiglia stucchevole di servilismo e docilità estrema, di competitività e razzismo, in un fantozzianesimo feroce che da decenni ormai non lascia intravedere alcuna speranza di rivoluzione all'orizzonte, ma, semmai, una gran voglia di difendere il proprio orticello e perpetuare questo sistema anche a costo della vita (che tanto, per uno schiavo, non è mai tale). 

Dati Istat

Non amare la tua gabbia!


Una moltitudine di persone, coercitivamente rinchiuse per lunghi anni in un dato luogo, poste quindi in cattività e obbligate a ubbidire a degli ordini, finché avranno brandelli di essenza naturale dentro, sapranno produrre comunque testimonianze di bene, di solidarietà e di affetto, e manifesteranno ugualmente la loro perspicacia e genialità. E questo, malgrado la loro condizione che genera aggressività e perdita progressiva delle qualità positive di cui sopra, che infatti a lungo andare si perdono. Ma pur sempre qualcosa rimane ('tra le pagine chiare e le pagine scure'). 
L'errore che molte di queste persone commettono, però, è quello di credere che ciò che rimane di buono sia dovuto all'azione del luogo che le opprime. Parlo della scuola e delle sue vittime. 
Si entra a frotte da piccolissimi a scuola che si è ancora degli esseri umani veri, vivi, integri, estremamente intelligenti e creativi, e via via, come da progetto screanzato, tutto si perde; quei corpi vengono ritenuti a forza per migliaia di ore, quei cervelli colonizzati, le coscienze in formazione incattivite, logorate e vilipese dall'obbligo reclusivo e competitivo, e dal vigliacchissimo ricatto ricompensa/punizione. Una volta trascorsa la mattinata in reclusione, si continua lo stesso a pensare alla gabbia fino alla sera, se non anche di notte, con 'i compiti da fare', il pensiero dei corsi da seguire, i crediti da maturare, tutti gli altri adulti che pretendono che tu faccia, che tu diventi, che tu sia qualcuno che non sei... Soddisfare i desideri personali e liberarsi la vita dalle coercizioni è ormai diventata un'impresa da eroi eretici, un'impresa certamente condannata dalla società scolarizzata. Insomma, un logorìo continuo, persistente, totale, che annichilisce ogni individuo.
Rimangono tuttavia rimasugli di umanità e di intelligenza, anche di genialità, qualità che hanno saputo resistere alle percosse dilanianti della scolarizzazione massificante. Dire che è grazie alla scuola che quei rimasugli si manifestano, è da stolti. E' come credere che qualche uccellino in gabbia riesca ancora a volare grazie ad essa, mentre gli altri uccellini, atrofizzati dopo anni di reclusione, abbiano bisogno di gabbie più performanti, colorate, magari poste in spazi aperti naturali (il che è di un cinismo terrificante).

Scuola e governo, da sempre al servizio dei potentati finanziari


 L
o Stato è un poderosissimo sistema di meccanismi autoritari, astutamente progettati e affinati nei secoli, che ha come scopo il mantenimento di questo tipo specifico di società, in cui una élite sfrutta la maggioranza per ricavarne profitti economici e privilegi. Mantenere in piedi una simile organizzazione significa dover usare necessariamente la forza, la coercizione, il controllo, ma soprattutto una persuasione di massa che non deve conoscere interruzione. Quello dello Stato è un lavoro continuo di persuasione e propaganda. Lo Stato ha dunque due bracci potentemente armati: l'uno è la scuola, l'altro è il gendarme, nella sua accezione più ampia possibile (manganello, galera, ospedale psichiatrico, istituti di correzione...). Il primo, usando una violenza invisibile, istruisce ogni nuova generazione a diventare parte integrante di quel sistema di meccanismi autoritari e a darle l'illusione che la scuola, come i governi e le altre istituzioni e tutto l'apparato statuale, siano assolutamente necessari; il secondo braccio, usando una violenza visibile, re-istruisce o ri-educa tutte le volte che qualcuno devia dal percorso per cui è stato istruito e non porta il suo contributo di ricchezza in qualità di schiavo produttore (vedi disegno di H. Daumier 'Gargantua'). 

Mai come in questo periodo è stato tanto visibile il sistema di meccanismi autoritari. I governi obbediscono al dio 'profitto-dei-pochi'. I governi sono strutture burocratiche che rispondono soltanto all'organizzazione élitaria mercantile. I possidenti di enormi tesori, frutto del lavoro della maggioranza oppressa, quindi le organizzazioni finanziarie, quelle dottrinali, bancarie, multinazionali... sono la reale potenza che sovrasta tutto, che sta a monte, ed è sostenuta da tutta una società appositamente istruita, educata all'uopo, che crede ciecamente nei valori impostati dall'organizzazione statuale dottrinale. In Italia, Confindustria e Fondazione Agnelli posseggono la scuola, e non potrebbe essere altrimenti, dati gli obiettivi e i valori falsamente etici da esse prefissati, obiettivi che non sono certamente quelli di rendere le nuove generazioni intelligenti, autodeterminate, non sottomesse, seguaci del pensiero libero e critico, come invece vuol farci credere la mitologia scolastica. Del resto, le conseguenze della scolarizzazione obbligatoria e di massa le abbiamo tutti sotto gli occhi. Non possiamo imputare ad altri questa indecenza di società servile e fascista!


Immagine: James Ensor, 'Alimentation doctrinaire'. Da sinistra: il gendarme, il magistrato, il governo, la chiesa, il professore.

Covid a scuola: un'opportunità formidabile per il Capitale

 


Analizzando quello che sta accadendo alla scuola italiana da alcuni decenni, credo di poter affermare che stiamo assistendo a un piano di modifica antropologica rivolta alle nuove generazioni che si sta realizzando anno dopo anno, riforma dopo riforma, governo dopo governo. L'emergenza Covid che viene adesso trasferita forzatamente all'interno delle scuole funge da grandioso pretesto per mettere in atto alcuni cambiamenti funzionali al sistema di potere. 

Nella scuola, e quindi sui giovani, convergono e gravano da molti anni forze incredibilmente efficaci di modellazione di pensiero e di comportamento di massa, molto più efficaci di quanto non fossero già in passato. Un solo anno trascorso in un contesto autoritario e gerarchico, dove anche i percorsi architettonici vengono prestabiliti e disciplinati come sta avvenendo a causa della Sars Cov2, plasma con estrema facilità ed efficacia il comportamento e il pensiero delle persone. 

Anche un adulto, e qui porto l'esempio vivo di una mia collega, mi spiegava giusto ieri come i suoi comportamenti siano stati plasmati e deviati per colpa di un solo anno trascorso in una scuola molto rigida dal punto di vista burocratico. Comportamenti plasmati da vari divieti e imposizioni che lei, l'anno dopo, li ha trasferiti senza neanche accorgersene, automaticamente, in un'altra scuola, dove invece non esistevano gli stessi divieti della precedente. Una adulta: figuriamoci cosa può accadere ai bambini, ai quali, a breve, l'addestramento robotico verrà presentato come fosse un gioco montessoriano. Orribile! La mia collega ha dovuto prendere atto del suo cambiamento di comportamento (ad esempio rispetto all'approccio con gli operatori in segreteria, inutilmente ossequioso e remissivo) solo dopo che alcuni suoi amici glielo hanno fatto notare. Pensate quanto è potente questo tipo di addestramento robotico, da caserma o penitenziario, anche sugli adulti.

Si vuole arrivare, e si sta arrivando, dicevo, a una modifica antropologica di questa società, si vogliono allenare le nuove generazioni a nuove e più serrate discipline, nuovi e più severi autoritarismi e ingiustizie, per farle accettare con benevolenza e così soddisfare le future esigenze del Capitale, leggasi crimini. La cosa peggiore è che da questo percorso di addestramento ne usciranno dei cittadini sempre più grado di autopunirsi a vicenda qualora uno di questi dovesse agire come un essere umano pensante e critico, al di fuori dagli schemi imposti. Ricordiamoci sempre che, come diceva Gilles Deleuze, la scuola insegna principalmente un sistema di comando e di ordini

Le scuole, non ci stancheremo mai di ribadirlo, devono essere superate da nuove soluzioni di libero interscambio di conoscenze, le stesse soluzioni di cui ci parlava Ivan Illich quasi 50 anni fa. Non scuole alternative, ma alternative alla scuola! I giovani devono essere liberati con urgenza dal vincolo della scuola e da ogni forma di addestramento incredibilmente spacciato per 'opportunità' od 'offerta formativa'. Bisogna che ognuno abbia il diritto di decidere e di controllare il proprio apprendimento. Il diritto di essere ciò che ognuno desidera essere!

Correlato: Alternative alla scuola proposte da Ivan Illich

Il bravo ministro, il buon poliziotto, il prof rivoluzionario...

Un ministro che promette cose belle e poi ne fa anche qualcuna, anche se col solito inghippo nascosto. Un papa che parla a favore delle minoranze e dà ospitalità a qualche povero. Un poliziotto che non ammanetta il ladro di polli. Un giudice umano che assolve un reo. Che senso hanno queste figure all'interno del sistema-Stato che, come diceva  Nietzsche, è 'il più freddo di tutti i mostri'? Queste che ho elencato sono figure indispensabili per la perpetuazione del potere, permettono alle folle di rimanere fedeli allo Stato. Queste figure apparentemente umane sono come i docenti rivoluzionari che fanno amare il mostro-scuola, che fanno dire alla vittima della scolarizzazione: 'difendo la scuola perché ho avuto un insegnante meraviglioso'. Così il ministro generoso serve al potere politico, il papa buono serve al potere religioso, il poliziotto 'padre di famiglia' serve al potere repressivo, il giudice umano serve al potere giudiziario, ecc. Ma mentre qualcuno fa il giusto e le folle gli sono riconoscenti, il gelido mostro continua a divorarle.

La scuola ha fatto anche cose buone

Perché la pedagogia di sistema promuove la figura del bravo insegnante progressista? Anche in TV ne vediamo sempre di 'umani', di aperti, di comprensivi... Come i poliziotti e i commissari negli sceneggiati. 

Quando qualche persona viene a chiedermi se non sia meglio un professore progressista invece che uno tradizionale, la prima cosa che percepisco di fronte a me è una persona nel migliore dei casi ingenua. Comprendo quell'ingenuità, dato che è figlia di un percorso formativo preciso ed univoco, dogmatico e di massa, in cui siamo caduti tutti, ma non posso approvarla o difenderla. Occorre liberarsene. La persona che plaude al professore progressista ignora il fatto che, in quanto progressista operante all'interno della scuola, quel professore non fa che provocare nell'alunno una maggiore affezione nei confronti della palestra d'obbedienza in cui è stato inserito a forza. Un bravo insegnante - come si dice comunemente - è del tutto assimilabile a quel 'bravo padrone' che riesce a far fare ai suoi servi le cose prescritte dal programma, come farebbe un 'cattivo padrone', ma senza l'uso della coercizione o del ricatto, facendoli addirittura affezionare alla catena, al banco, alla fabbrica. Il bravo professore progressista riesce ad annullare la rabbia sana e vitale dello studente, porta al grado zero l'insofferenza dell'alunno verso l'autorità ed il contesto autoritario, che non mutano.
Anche io sono per la descolarizzazione, come credo sapete, ma se dovessi scegliere tra un professore conservatore ed uno progressista, sceglierei sicuramente il primo, perché in questo modo, se fossi uno studente, avrei più possibilità di capire prima in quale razza di Istituto di pena mi ritroverei ogni giorno, ogni ora, per interminabili anni, e maturerei in me l'umano istinto di ribellione per la mia sopravvivenza. Il bravo docente progressista è, insomma, quella figura attraverso la quale ogni scolarizzato, divenuto adulto adattato, si protende con l'occhio melanconico per difendere la scuola e dice: 'io a scuola ho avuto anche dei bravi insegnanti'. Che è come dire: la scuola ha fatto anche cose buone. Chi ha la testa zeppa del mito della scuola, non sa neppure autonomamente immaginare che un bravo insegnante o una brava persona, rimane tale, e lo è anche di più e meglio (poiché libero/a), fuori dalla scuola.

Abolire la scuola!



Sono contro la scuola tradizionale e anche contro quella alternativa. Non sopporto i riformismi e i riformisti, che sono la peggiore specie di conservatori. Non auspico scuole rivoluzionarie - pretesti per la perpetuazione educativa di massa - io lotto per l'abolizione totale della scuola, di ciò che essa ha finito per significare, lotto per la descolarizzazione del mondo, lotto per la libertà. Chi legge queste parole forse si sta trovando spiazzato, di fronte ad un'eresia, lo so benissimo. Fu così anche per me, anni fa. Sopra questo mio piano di idee contro la scuola non ci sono arrivato dall'oggi al domani. Come dicevo, so benissimo che queste mie affermazioni rappresentano, per la maggior parte della gente, un pericolo, un pugno allo stomaco, qualcosa di inconcepibile e mostruoso, come potrebbe essere inconcepibile e mostruoso per un bigotto confessionale la distruzione di tutti i 'suoi' luoghi di culto. Ma a me non importa. Le equazioni facili, poi, con me, lasciano sempre il tempo che trovano.
Io non tifo per il non apprendimento, al contrario, io stesso desidero continuamente apprendere, ma - è esattamente questo che la gente non riesce capire - proprio per questo sono contro la scuola e contro ogni sua forma alternativa e progressista. Le scuole libertarie? Qualche tempo fa lo scrivevo anche in questo blog: la scuola libertaria, non ho alcun problema a dirlo, è anch'essa da abolire, se il suo fine è se stessa, il suo perpetuarsi, se rimane un luogo deputato, se è un ambiente dove qualcuno pensa 'al bene dei bambini' preparando per loro il terreno; una scuola del genere, anche se la chiami libertaria, è sempre una mostruosità, un presuntuoso strumento di 'salvezza per gli altri' messo in opera da qualcun altro, da uno 'specialista', e in questo caso la scuola libertaria si configura come un'istituzione qualsiasi, perfettamente funzionale al Dominio e alla sua legittimazione. Cos'è per me una scuola libertaria? Ne scrivo approfonditamente nel mio libro.
Non è una scuola, e nemmeno una non-scuola. Scuola libertaria per me è tutto il mondo, tutto l'universo, ogni angolo di conosciuto e di sconosciuto, è ogni occasione, ogni tipo di rapporto con gli altri e con noi stessi, è il contatto estremo e passionale con la propria voglia di essere, di creare, di vivere, è il desiderio impetuoso e assolutamente autonomo di scoprire. Scoprire però non tutto quel che c'è da scoprire (chi può decidere cosa val la pena scoprire?), ma tutto quello che si desidera cercare e imparare. L'apprendimento è un affare personalissimo, o non è. La scuola libertaria, per me, è esattamente un bambino nella sua integrità e totalità naturale, una integrità che dovrebbe rimanere tanto inviolata quanto universale, tanto pura quanto ricca di Conoscenza. Qual è il più grande crimine che la società commette da qualche millennio a questa parte? 'Adultizzare' il bambino col mandarlo a scuola, per ammazzare il suo mondo meraviglioso ed adattarlo al nostro. Si capisce allora perché l'umanità, generazione dopo generazione, continui a rifare gli stessi errori, pur conoscendoli. 


Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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