Una citazione al giorno

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sabato 14 novembre 2020

Non amare la tua gabbia!


Una moltitudine di persone, coercitivamente rinchiuse per lunghi anni in un dato luogo, poste quindi in cattività e obbligate a ubbidire a degli ordini, finché avranno brandelli di essenza naturale dentro, sapranno produrre comunque testimonianze di bene, di solidarietà e di affetto, e manifesteranno ugualmente la loro perspicacia e genialità. E questo, malgrado la loro condizione che genera aggressività e perdita progressiva delle qualità positive di cui sopra, che infatti a lungo andare si perdono. Ma pur sempre qualcosa rimane ('tra le pagine chiare e le pagine scure'). 
L'errore che molte di queste persone commettono, però, è quello di credere che ciò che rimane di buono sia dovuto all'azione del luogo che le opprime. Parlo della scuola e delle sue vittime. 
Si entra a frotte da piccolissimi a scuola che si è ancora degli esseri umani veri, vivi, integri, estremamente intelligenti e creativi, e via via, come da progetto screanzato, tutto si perde; quei corpi vengono ritenuti a forza per migliaia di ore, quei cervelli colonizzati, le coscienze in formazione incattivite, logorate e vilipese dall'obbligo reclusivo e competitivo, e dal vigliacchissimo ricatto ricompensa/punizione. Una volta trascorsa la mattinata in reclusione, si continua lo stesso a pensare alla gabbia fino alla sera, se non anche di notte, con 'i compiti da fare', il pensiero dei corsi da seguire, i crediti da maturare, tutti gli altri adulti che pretendono che tu faccia, che tu diventi, che tu sia qualcuno che non sei... Soddisfare i desideri personali e liberarsi la vita dalle coercizioni è ormai diventata un'impresa da eroi eretici, un'impresa certamente condannata dalla società scolarizzata. Insomma, un logorìo continuo, persistente, totale, che annichilisce ogni individuo.
Rimangono tuttavia rimasugli di umanità e di intelligenza, anche di genialità, qualità che hanno saputo resistere alle percosse dilanianti della scolarizzazione massificante. Dire che è grazie alla scuola che quei rimasugli si manifestano, è da stolti. E' come credere che qualche uccellino in gabbia riesca ancora a volare grazie ad essa, mentre gli altri uccellini, atrofizzati dopo anni di reclusione, abbiano bisogno di gabbie più performanti, colorate, magari poste in spazi aperti naturali (il che è di un cinismo terrificante).

Nessun commento:

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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