Una citazione al giorno

Una citazione al giorno -
Data Rivoluzionaria

Il mondo che desideriamo è già dentro il bambino!

 

L
'errata convinzione che il potere sia uno strumento necessario e propulsivo del progresso umano ha condotto l’umanità a un impoverimento non solo materiale, ma profondamente esistenziale. In questa deriva, è il bambino non scolarizzato a incarnare, spontaneamente, ciò che l’umanità cerca invano: un’essenza libera, integra, autentica, presente a se stessa. E' in lui che risiede una naturale immunità alle distinzioni razziali e ai confini nazionali, artifici di divisione che gli adulti erigono con ostinazione e in cui credono ciecamente. 
Indifferente ai dogmi religiosi che, come storia insegna, sono fonte di divisioni, conflitti e guerre, il bambino vive un’armonia interiore esente da pregiudizi e dogmi, nutrita da una curiosità insaziabile e da una creatività formidabile. Possiede, inoltre, un’innata autodeterminazione che gli impedisce di piegarsi a forme di soggezione padronale o sottomissione. Il bambino, dunque, incarna una forma di società diversa: orizzontale, libera, aperta, proprio ciò che il potere, nella sua logica di controllo e omologazione, non può tollerare; e si capisce perché lo voglia educare e omologare. Per questo ne è stata inventata la scuola, per modellarlo, disciplinarlo, integrarlo. Un dispositivo finalizzato a trasformare la sua libertà in obbedienza, la sua curiosità in conformismo, la sua creatività in produttività.
Risulta pertanto profondamente insensato - e moralmente grave - istruire il bambino in un sistema che, anziché valorizzarlo e proteggere la sua naturale essenza libertaria, lo assoggetta a un modello sociale fondato sul potere, sulla gerarchia e sull’alienazione, con tutto ciò che di nefasto ne deriva. Invece di educare il bambino a questo tipo di società, dovremmo difenderlo proprio e anzitutto da chi vuole educarlo! Noi adulti, se non ci libereremo della cultura in cui crediamo e che sta a fondamento di questa ingiusta società di oppressi e oppressori, non riusciremo mai a costruire un mondo diverso. Il bambino, invece, è già quel mondo che diciamo di desiderare. Perché dunque modificarlo, farlo diventare come noi, per poi piangere di ciò che ne è sortito e inoltre, per pulirci la coscienza, dare la colpa agli strumenti come gli smartphones e i social (in quanto tali), al fato o a qualsiasi altro effetto, purché non sia la causa reale?

Da dove proviene la parola 'cultura'? Etimo e distruzione del luogo comune.

 

 

Cultura, da κολεός, coleus.

Smettiamola di associare l'idea di Sapienza - e per di più Universale - alla parola 'cultura'. La cultura non è unica, né universale nel suo contenuto, ma si manifesta in molteplici forme specifiche di gruppi umani. Questa visione si è affermata soprattutto a partire dal XX secolo, superando l’idea ottocentesca di una scala evolutiva delle società, in cui alcune culture erano considerate 'superiori' o 'civilizzate' rispetto ad altre definite 'primitive' o 'inferiori'. 
Oggi si riconosce che ogni società umana sviluppa una propria cultura e che ogni cultura genera la sua corrispondente società; cultura intesa come sistema dinamico di pratiche, valori, costumi, usi e simboli. Associare la parola 'cultura' al concetto di 'Sapienza Universale' (e viceversa) non solo è antistorico e errato, ma è anche pericoloso, perché ci riporta indietro di secoli, cioè all'idea che esistano inferiorità e superiorità stabilite sulla base di uno specifico numero di elementi appresi, ben determinati e decisi a priori da qualcuno che, evidentemente, a monte, sa che da quegli elementi insegnati ai bambini trae il suo profitto. 
Cultura, quindi, non vuol dire 'Sapienza Universale', ma colonizzazione, come indica anche la radice greco-latina della parola (κολεός = guaina, involucro; sovrastruttura che ricopre e nasconde/soffoca). Nella versione latina e popolaresca, il coleus, evolvendosi nella lingua volgare in colius, coc(h)lione o colione, definiva la guaina scrotale, cioè il coglione. Questa immagine chiarisce come le pratiche culturali possano agire da dispositivo che normalizza convenzioni, occultando la dimensione naturale, libertaria e creativa dell'individuo, la sua essenza vitale. 
Vi è naturalmente l'etimologia più diffusa che vuole la parola 'cultura' derivante da 'colere', cioè dal verbo coltivare che porta con sé l’idea di colonizzazione: occupare, organizzare, civilizzare un territorio, un processo che coincide con la logica autoritaria coloniale, che è esattamente ciò che si fa con i bambini: li si colonizza con la scusa di fare il loro bene, avvolgendoli/soffocandoli per proteggerli (ricordate la guaina?) dal momento che - diciamolo - sono considerati degli esseri stupidi (coglioni) non in grado, senza un intervento esterno, di diventare delle persone. Si ha l'idea nefasta che un seme non possa germogliare e crescere bene senza l'intervento di un contadino. Sappiamo per esperienza storica che è vero semmai il contrario.
Ogni società si regge e si perpetua grazie o per colpa della sua propria e ben distinta cultura, che è colonizzazione, sovrastruttura, valori e costumi specifici identitari di un luogo in un dato tempo. Altro che Sapienza Universale!

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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