Negli ultimi anni la scuola ha compiuto un salto di qualità, ma questa non è una bella notizia.
Per secoli la scuola è stata il motore silenzioso del carattere collettivo, producendo un tipo preciso di realtà. Se una società è violenta e autoritaria, si può infatti cercare la radice nei banchi, nei metodi, negli strumenti, tutti altrettanto violenti e autoritari.
Prima il docente era 'solo' una specie di legislatore, di giudice e di gendarme, e nulla si aggiungeva a questi ruoli di per sé nefasti.
Oggi la situazione è più complessa. La scuola, oltre a formare la società, rincorre il proprio prodotto. Gli strumenti su cui poggia la nostra società autoritaria e gerarchizzata stanno dettando il da farsi ai docenti, che non possono far altro che adattarvisi.
L'esempio più recente è l'IA: regna nelle aule, ma non è stata introdotta dai docenti, l'hanno portata gli studenti, e i docenti adesso devono adattarvisi per accorciare la distanza con gli studenti, che sono il frutto della loro stessa formazione.
Il paradosso è questo: il formatore si adatta a colui che ha formato. Il legislatore è vittima della legge che lui stesso ha scritto. Chi, da docente, obbedendo a degli ordini superiori e usando gli strumenti della scuola, ha deciso il carattere della società, oggi ne è vittima e deve adattarvisi. Di ciò, il docente medio non si accorge, e insiste nella sua opera, convinto di fare il bene della società; e quest'ultima, plasmata dal docente, è convinta che la figura del docente sia necessaria. Non ne usciamo, lo capite?

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