Prendiamo ora un bambino non ancora scolarizzato e lasciamolo interagire liberamente con gli altri. Poiché è ovvio che cercherà il proprio piacere e la propria felicità, è naturale che ricerchi rapporti pacifici e solidali, non il conflitto. Scapperà da chi non lo rende felice e cercherà legami e amicizie sincere. Per sua natura, l’infanzia è priva di sovrastrutture: al bambino non importa il colore della pelle, le religioni o i confini nazionali. Non conosce il significato della parola 'nemico'. Il bambino naturale possiede inoltre una fantasia straordinaria. Perché, dunque, non permettergli di crescere preservando questa natura? Cosa crediamo di 'migliorare' mandandolo a scuola, formandolo per essere un ingranaggio di questa società progettata appositamente per essere violenta e distorta?
Al contrario, rischiamo di peggiorarlo, inculcandogli una cultura fondata sul conflitto, sulla competizione, sulla punizione per chi sbaglia e sulla ricompensa per chi obbedisce. Eppure ogni essere vivente nasce con un unico desiderio: vivere in pace e godere della felicità che deriva dall’essere libero e in relazione solidale con gli altri.
La scuola serve solo se l’intento è spezzare il legame spontaneo e naturale che unisce l’individuo al suo prossimo e al circostante. E ci riesce benissimo.
