Una citazione al giorno

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Data Rivoluzionaria

mercoledì 30 settembre 2026

La società-panottico inizia a scuola.

 


Diamo per scontato che tutti sappiano cos'è il Panopticon (foto) e come funziona. In sintesi: una sentinella, nella torre centrale, sorveglia tutti i detenuti disposti radialmente nelle celle. Poiché i detenuti non riescono a vedere la sentinella e quindi non sanno quando vengono effettivamente osservati, si autodisciplinano, modificano se stessi, per non incorrere in una punizione. 
Ma tutta la società statalizzata è un Panottico. E il Panottico, strumento di deformazione della personalità che lavora per creare produttori docili e oppressi, inizia proprio a scuola, come scriveva anche Michel Foucault in 'Sorvegliare e Punire'. 
La scuola, strumento del potere, ha inventato un modo di produrre masse che si autodisciplinano. Non serve il maestro che bussa sulla testa del bambino: basta che il bambino sappia che il maestro potrebbe farlo. La punizione non deve avvenire: deve essere possibile. È tutta qui la struttura. Non tanto il gessetto, non tanto la lavagna, non tanto il programma: la paura della punizione come motore! 
Pensiamo a un bambino che fa i compiti. Non li fa perché ha capito. Li fa perché sa che, se non li fa, il maestro potrebbe segnare una nota e il genitore dare una punizione. Non li fa per il sapere: li fa per evitare. E questo 'evitare' è già disciplina, è già obbedienza, è già il Panottico. La nota, il rimprovero, la sospensione, il brutto voto e quindi pure la derisione o lo scherno… non devono avvenire. Devono esistere come possibilità. Il bambino che non fa i compiti non viene punito ogni volta. Ma la punizione è lì, in sospeso, e basta. Il bambino modifica se stesso, abdica alla propria coscienza, per evitare che quella punizione si realizzi. La punizione funziona prima di essere eseguita. Dopo qualche anno, il bambino non ha più bisogno del maestro. Si controlla da solo. 
Poi si esce dalla scuola. E il meccanismo non si spegne, al contrario, si riproduce ovunque. Le leggi scritte servono soprattutto a quello, a farti sapere che esiste una punizione se dài retta alla tua coscienza e non all'ordine che ricevi. 
Guidi su una strada dove c'è l'autovelox. Non sai se è disattivato, ma rallenti lo stesso. Perché? Perché sai che la multa potrebbe arrivare. Il fatto che potrebbe arrivare è già sufficiente. Il dispositivo non è la multa: è la possibilità della multa, e tu hai già cambiato comportamento. L'apparato ha già funzionato. 
Ti arriva la lettera del censimento Istat che dice: 'in caso di mancata risposta, sanzione da 50 a 500 euro'. Compili. Non perché ti interessa la statistica, non perché ti fidi dell'Istat. Compili perché potresti essere sanzionato. La sanzione forse non arriva, ma tu hai già risposto. L'apparato ha già funzionato. Il meccanismo è già dentro di te. 
Il punto è lo stesso della scuola: la punizione non deve avvenire. Deve essere possibile. E 'essere possibile' significa che esiste una norma che la prevede, esiste un soggetto che potrebbe eseguirla, esiste un meccanismo che potrebbe rilevarla. 
In questo sistema statalizzato, l'umano non è un'essenza data, è un prodotto. Ma se è un prodotto, non può più considerarsi un soggetto, cioè un'essenza avente una propria coscienza, una propria volontà, una propria libertà. E' un prodotto che vive in una condizione di falsità permanente anche con se stesso, e ciò ha delle ripercussioni psicologiche, specie nelle menti ancora in formazione. Come diceva Theodor Adorno: 'es gibt kein richtiges Leben im falschen', cioè 'non c'è vita giusta nella vita falsa'.

giovedì 10 settembre 2026

L'IA alla conquista della scuola: il prompt al posto del pensiero.


D
oveva succedere! E la scuola, anche in questo caso, è lo strumento addestrante principale del capitalismo disumanizzante.
Qualcuno inventa l'IA e tutto il mondo, scuola compresa, sembra costretto a inseguirla. Questo non dovrebbe mai essere il modus operandi di una società sana: la nostra non lo è. 
A scuola, per non palesare la propria ignoranza di fronte agli studenti che già la usano, i docenti vengono obbligati a imparare a usare l'IA e a presentarla agli studenti come un bene, come qualcosa di utile, sempre! I corsi di formazione che sono tenuti a frequentare non toccano quasi mai i lati oscuri: i pericoli concreti per l'umanità, l'enorme consumo di energia, i ricercatori che si dimettono per non rendersi complici di ciò che sanno succederà. Dove se ne parla, resta una nota a margine, mai il nucleo del discorso. Ed è ovvio: il capitalismo modella una società il più disumanizzata possibile. Dobbiamo prenderne coscienza: stiamo perdendo pezzi di umanità in ogni ambito della vita quotidiana, da tempo. Togliere l'umanità significa anzitutto togliere libertà e autonomia alle persone (obiettivo già raggiunto dacché si è inventato il debito nell'antica Mesopotamia, come direbbe l'antropologo David Graeber), eliminare la capacità critica e di riflessione, la fantasia, bandire la coscienza e sostituirla con meccanicismi e tattiche informatiche.
E' tutto un simulacro! L'Uomo è ormai quasi del tutto sparito. L'ultimo brandello che ne restava (la capacità personale di ragionare e di creare, già molto attenuata a scuola dall'invasione di libri pre-vidimati, pre-scritti, pre-digeriti, divenuti colpevolmente, negli ultimi duemila anni, dogmi intoccabili) con l'IA viene del tutto cancellato. 
In quei corsi di aggiornamento riservati ai docenti, che servono in realtà a cambiare il loro mestiere e, in buona misura e in peggio, la scuola stessa, si insegna che l'IA è bella, giusta, buona, che è solo uno strumento e che basta saperla usare: pura retorica. Non si considera che, mentre con l'IA produco (errore, faccio produrre!) qualcosa di pregevole in un solo secondo, la stessa tecnologia in quel secondo consuma un'enormità di energia e infligge una ferita al pianeta e alla nostra stessa vita. L'IA non è uno strumento neutro, sia chiaro: è nato come progetto militare, e niente di militare può essere buono e giusto.
Lo studente, invitato da docenti così formati a usare l'IA, non impara più a studiare una materia - benché a scuola lo studio non è mai stato profondo, voluto e gioioso - ma impara a formulare i prompt giusti: l'insegnamento si riduce al meccanicismo, al come funziona e al come farlo funzionare bene. E' come se a un allievo militare si insegnasse a premere bene il grilletto, senza mai spiegargli come funziona l'arma, a che serve o se si possa vivere anche senza armi. 
Insomma, i docenti adesso non dovranno più insegnare, ad esempio, la Poetica del Sublime nella Storia dell'Arte e il suo rapporto col Romanticismo, e lo studente - se non è già del tutto atrofizzato da lunghi anni tra i banchi - non potrà più per conto suo avere slanci mentali creativi e molto privati che lo portano in zone sconosciute del pensiero e dell'emozione dove forse potrebbe trovare nuove strade, nuove soluzioni, incontrare altre visioni... non più, adesso il docente insegnerà che attraverso un buon uso dei prompt lo studente potrà trasformare la Poetica del Sublime in un bellissimo progetto grafico, ben sintetizzato, con i punti chiave evidenziati, con tanto di mappa concettuale già preparata e una traduzione dall'italiano al tedesco e viceversa in soli 5 secondi.
Il docente valuterà il lavoro svolto dall'IA sulla base dei prompt inseriti nella macchina. Lo studente, rispetto all'argomento, imparerà la sintesi fatta dall'IA, senza averla personalmente ragionata, elaborata. Lo studente non avrà imparato a individuare ed estrarre da solo i punti chiave, ma considererà l'argomento persino certo, chiuso, con quell'unico modo possibile di concepirlo, di pensarlo, di valutarlo stabilito dalla macchina: fine degli ultimi rimasugli di capacità personale di elaborazione. 
L'IA è, in fondo, l'ultimo stadio dello sviluppo di ciò era in embrione già 5000 anni fa: la disumanizzazione dell'umanità.

domenica 6 settembre 2026

Il docente obbedisce alla società che ha formato

 


N
egli ultimi anni la scuola ha compiuto un salto di qualità, ma questa non è una bella notizia. 
Per secoli la scuola è stata il motore silenzioso del carattere collettivo, producendo un tipo preciso di realtà. Se una società è violenta e autoritaria, si può infatti cercare la radice nei banchi, nei metodi, negli strumenti, tutti altrettanto violenti e autoritari. 
Prima il docente era 'solo' una specie di legislatore, di giudice e di gendarme, e nulla si aggiungeva a questi ruoli di per sé nefasti. Oggi la situazione è più complessa. La scuola, oltre a formare la società, rincorre il proprio prodotto. Gli strumenti su cui poggia la nostra società autoritaria e gerarchizzata stanno dettando il da farsi ai docenti, che non possono far altro che adattarvisi. 
L'esempio più recente è l'IA: regna nelle aule, ma non è stata introdotta dai docenti, l'hanno portata gli studenti, e i docenti adesso devono adattarvisi per accorciare la distanza con gli studenti, che sono il frutto della loro stessa formazione. Il paradosso è questo: il formatore si adatta a colui che ha formato. Il legislatore è vittima della legge che lui stesso ha scritto. Chi, da docente, obbedendo a degli ordini superiori e usando gli strumenti della scuola, ha deciso il carattere della società, oggi ne è vittima e deve adattarvisi. Di ciò, il docente medio non si accorge, e insiste nella sua opera, convinto di fare il bene della società; e quest'ultima, plasmata dal docente, è convinta che la figura del docente sia necessaria. Non ne usciamo, lo capite?

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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