Una citazione al giorno

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giovedì 2 febbraio 2012

La chiamano scuola dell'infanzia

Quanto si è ancorati alle proprie convinzioni, anche se si dimostra che queste sono false o superate? Vediamolo adesso.
Parlando con due colleghe delle elementari, siamo giunti a discutere di pedagogia. In verità il discorso l'avevo indirizzato io in quel settore, perché volevo sapere da loro quali pedagogisti avessero studiato all'Università (o al Liceo delle scienze sociali, ex socio-psico-pedagogico, ex magistrali), prima di approcciarsi al mondo dell'educazione infantile. Una delle due colleghe non ricordava neanche i nomi, mentre l'altra, freschissima di studi, mi ha citato solo la Montessori, ma senza addentrarsi nel merito della sua pedagogia. Alché ho fatto dei nomi di pedagogisti illustri per vedere se li avessero sentiti nominare da qualche parte. Ferrer? Illich? Faure? Bernardi? Niente da fare. Il vuoto. E che vuoto!
Primo elemento: conoscenza pedagogica generale, vicina allo zero. Secondo elemento: conoscenza dei pedagogisti più aderenti alle vere necessità del bambino e dell'essere umano, zero assoluto. Bisogna adesso tenere a mente questi due elementi durante la lettura di questo scritto.
L'attenzione si era nel frattempo spostata su uno dei cartelli appesi in classe, uno di quei cartelli dove ci sono disegnate le lettere dell'alfabeto. Questi cartelli, in quella scuola, hanno le lettere ben inserite dentro i binari, come in questa foto:

Esprimo allora un giudizio negativo sul fatto che vi siano dei binari, ne spiego anche il motivo (qui), dicendo anche che il mio giudizio negativo non appartiene a una mia velleità intellettuale, né a un mio pregiudizio, né a una mia congettura, ma che fa preciso riferimento a una visione più avanzata della pedagogia. Ora, io spero di ricordare ogni parola di quel che è uscito fuori dal nostro dialogo:
io: il bambino dovrebbe imparare a scrivere. Se togliamo le righe impara lo stesso e sviluppa la sua creatività anche nella grafia. Inoltre si sente più libero di esprimersi.
lei: ma è impossibile, i binari servono, sono indispensabili.
io: non credo che facendo scrivere su un foglio completamente bianco, questi bambini disegnino una 'z' al posto della 'g'.
lei: è vero, ma poi finisce che scrivono tutto storto e non si capisce bene, non ce la faccio a leggere.
io: allora il problema è solo tuo, non del bambino.
Non pensare, tu che leggi, che le maestre abbiano abbandonato la loro convinzione. Nell'ignoranza pedagogica che le contraddistingue (vedi sopra), le due maestre hanno continuato a sostenere che i binari sono necessari, sostanzialmente e unicamente perché questi aiutano le maestre a leggere. La chiamano scuola dell'infanzia.

P.S. Attendo con ansia e amore questi bambini alla scuola media. Non vedo l'ora.

10 commenti:

Anonimo ha detto...

Bha....mi sembra ci si stia attaccando alle minuzie.La scrittura e' comunicazione...se io scrivendo non sono capace di farmi comprendere dagli altri c'e' un problema.Poi per carita'...e' doveroso incentivare e far provare i bambini a scrivere anche diversamente per stimolare la loro creativita'(ad esempio con l'intinzione dei piedi nei colori;o piu' banalmente su un foglio bianco)
Un conto e' far scrivere i bambini nei binari per pigrizia mentale e asservimento allo status quo.Un conto e' farlo con consapevolezza educativa, integrando anche altre possibilita'.

gianni ha detto...

Qui si parla di non conoscenza della pedagogia e di ostinazione nel voler seguire le proprie convinzioni da ignorante. I binari sono il pretesto del discorso. Comunque, è da sapere che il bambino è come una spugna, e i binari per loro sono anche quelli un indirizzo ben preciso che modella la loro coscienza. E' risaputo, ma ci si ostina. E non sono affatto minuzie. E poi, per quale motivo dovrei 'attaccarmi'? Sono valutazioni oggettive e studi pedagogici. Proprio perché la scrittura è comunicazione, se scrivessimo tutti nello stesso modo, cosa comunicheremmo? Il piattume e la normalizzazione. Giammai.

Anonimo ha detto...

Il fatto e' che non mi e' piaciuta questa parte del discorso"lei: è vero, ma poi finisce che scrivono tutto storto e non si capisce bene, non ce la faccio a leggere.
io: allora il problema è solo tuo, non del bambino." Il fatto che il problema sia solo dell'insegnante non significa che il problema non ci sia...e il menefreghismo tanto caro al mondo adulto sarebbe meglio non passarlo ai bambini.Poi per carita'....sembra che hai parlato con le classiche insegnanti che riducono la scuola a sterile nozionismo e che molto probabilmente non si fanno le pippe mentali sul come rendere la scuola piu' umana e umanizzante,su come personalizzarla in base alle domande e ai bisogni dei bambini ...fanno quello che fanno perche e' sempre stato cosi..senza chiedersi il perche',senza chiedersi se si possa integrare con qualcos'altro. Lungi da me poi pensare che dobbiamo scrivere tutti uguale....ma dare loro la possibilita di imparare a scrivere in maniera comprensibile a tutti non significa coercizione,annichilimento della personalita' e oppressione....e tutto questo ovviamente non significa affatto rinunciare a una scrittura creativa sia dal punto di vista dei contenuti che proprio a livello grafologico.Questo e' quello che penso.

filippo g. ha detto...

buonasera a tutti. non sono un insegnante ne un luminare ma ho apprezzato molto l'articolo sopra e sono totalmente d'accordo. . La scuola prepara i soldatini di domani, tutti belli bellini con la propria uniforme ( a binari intellettuali ).
a me è piaciuto leggere Steiner a proposito di educazione.

gianni ha detto...

E' sufficiente far scegliere ai bambini se vogliono scrivere nei binari o su un foglio bianco. Nella scuola tradizionale non si fa neanche questo. Al bambino non viene concesso nulla, il bambino non ha nessun diritto di scelta, neanche quella di sbagliare (pena il brutto voto, la punizione). Ed è così che si distrugge l'autonomia e la fiducia in se stessi. E poi non è vero che la scrittura libera su foglio bianco è incomprensibile, è solo più storpia, e allora? Sarebbe questo il problema? Preferisco una scrittura storpia (che col tempo il bambino correggerà, se vuole) che la distruzione della personalità. Se si facesse scegliere ai bambini su quale foglio scrivere, si scoprirebbe che essi preferiscono scrivere su quello bianco. E sai perché? Perché la prima volta che il bambino si trova davanti a un foglio rigato, egli percepisce la pagina come un qualcosa su cui qualcun altro è già intervenuto, e nella sua grande umanità il bambino non osa disturbare quel disegno rigato fatto da chissà chi. Per il bambino il foglio rigato è un foglio sporco (meravigliosi bambini). Ma queste cose sono di difficile comprensione per chi ha la ratio autoritaria e la presunzione degli adulti.

gianni ha detto...

Per Filippo

Le scuole steineriane sono già anni luce più avanti rispetto a quelle tradizionali.

silentart ha detto...

Sono un'insegnante, anche se precaria e sto progettando una homeschooling. Per me la pedagogia, la didattica vengono in secondo piano rispetto al bambino, ma sono anche strumenti per comprenderlo, oltre all'osservazione (tanto cara alla Montessori).
Concordo con la necessità di lasciare al bambino la possibilità di scegliere. Usare un foglio bianco favorisce, secondo me, la percezione dello spazio del foglio e permette di autocorreggersi.
Quando un bambino va alla primaria e impara a scrivere le diverse strategie didattiche che vanno per la maggiore secondo me sono assolutamente prive di efficacia.
Pensate alla lavagna di sabbia della Montessori, solo per fare un esempio. Non ci sono righe, binari, caselle da seguire.
Ho conosciuto insegnanti che se non mettevano il numero nella casella giusta, facevano cancellare tutta l'operazione, nonostante il bambino, pur non essendo preciso a livello millimetrico, aveva ordinato i numeri in colonna per unità, decine e centinaia, senza creare NESSUNA CONFUSIONE.
Non ne parliamo poi quando dovevano fare geometria, lei ordinava quanti quadretti doveva avere ogni lato della figura e da quale punto del quaderno occorreva partire.
Ritengo queste cose raggelanti.
Avete mai ascoltato la canzone di Bennato "IN FILA PER TRE" ? Se non la conoscete, cercatela ed ascoltatela.

gianni ha detto...

L'homeschooling è un progetto che ti auguro di concretizzare. Riguardo alla Montessori se ne fa un gran parlare, di certo una sua parte pedagogica è apprezzabile, ma proprio quella parte non viene mai applicata, come ad esempio imparare ad ascoltare il silenzio e i suoni della natura (che trovo una cosa bellissima). Insomma, siamo di fronte a una scuola che prende solo il brutto di tutta la pedagogia. Piccoli soldatini crescono.

P.S. conosco quella canzone.

Anonimo ha detto...

per curiosità: come ci si porebbe in questo caso rispetto a disgrafia, dislessia etc? i cosidetti binari in quel caso sono fondamentali. per l'incolonnamento dei numeri è impensabile nn vare uno schema per alcuni bimbi e la brutta scrittura potrebbe esser un sintomo ignorato perdendo tempo utile (la logopedia iniziata tardi sarebbe inutile).

edmondo ha detto...

Caro anonimo.
Le dislessia o la disgrafia sono disturbi che nel mondo occidentale sono aumentati in proporzione a ciò che noi definiamo 'progresso'. Questo è un dato di fatto. L'altro dato è quello relativo al fatto che questi disturbi hanno avuto una crescita nel momento in cui la scuola è diventata obbligatoria, e sono in progressivo aumento. Si è accertato che l'aumento di questi disturbi è dovuto alla concentrazione di elementi coercitivi e alla mancanza di relazioni umane fondate sulla solidarietà. La scuola tradizionale è l'alveo che maggiormente accoglie e predispone gli alunni a questi disturbi, poiché ogni relazione umana solidale (che vuol dire anche libertà di relazione) è bandita, vietata, punita, sostituita con la competizione che genera ansia, insicurezza. Inoltre si è accertato che nei contesti liberi e molto più sereni (ad esempio nelle zone ancora rurali), questi disturbi non esistono o sono presenti in misura assai ridotta. Per libertà, narturalmente, s'intende anche la facoltà del fanciullo di scegliere liberamente se scrivere nei binari oppure no.

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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