Una citazione al giorno

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domenica 5 febbraio 2012

Cinque minuti per me (posson bastare)

Venerdì scorso, durante i brevi minuti che passano tra un cambio di insegnante e l'altro, tra un'ora e l'altra, sono entrato in una classe 'scoperta' (momentanemente priva di insegnante) dove non conoscevo gli studenti, e quindi loro non conoscevano me. Dico la verità, non ho potuto fare a meno di approfittarne per parlare con loro un momento, e davvero i bambini capiscono talmente al volo il concetto di libertà/prigionia che son bastati credo neanche cinque minuti.

Entro, il silenzio totale.
'Chi sarà questo tizio? Un insegnante, certo, lo abbiamo visto nei corridoi, ma che vuole da noi? Perché è qui? C'è supplenza? Che dirà'? E' esattamente questo quello che pensano sempre i ragazzi davanti a un volto nuovo e 'adulto' in classe, ci siamo passati tutti. E gli sguardi sono sempre tra lo stupito e l'impaurito (sottolineo impaurito).

Vado alla cattedra, non dico niente, li guardo, vado avanti e indietro, mi blocco e li riguardo, riprendo a camminare in silenzio, per loro sto solo facendo la sentinella, anzi, il generale che passa in rassegna le truppe. Lo faccio apposta, faccio lo sgurado corrucciato, severo. Passa qualche secondo e il mio sguardo diventa anche sdegnoso. Finalmente parlo. Pronuncio solenne una massima di Diderot: 'nessun uomo ha ricevuto dalla natura il diritto di comandare gli altri'. Silenzio più totale, stanno ragionando su queste parole. Capisco che per degli undicenni la frase risulti ostica, intuisco ogni loro interrogativo. La ripeto ancora, poi più lentamente, scandisco le sillabe, dò peso alla parola 'nessun' e 'natura' (il mestiere del teatro mi aiuta sempre), utilizzo l'indice ammonitore. Ma insomma, guardatevi! E qui con le mani faccio il gesto, come per dire siete tutti inquadrati, allineati, inscatolati. Accentuo l'espressione sdegnosa. Loro capiscono al volo, qualcuno fa l'espressione rassegnata, come per dire 'eh sì, purtroppo'. Riprendo il bandolo della matassa e domando a uno: tu hai il diritto di comandare qualcun altro? La natura ti ha dato questo diritto? Qualche vostro professore ha per caso ricevuto dalla natura il diritto di farvi stare tutti così buonini e inquadrati, tutti seduti e in tre file perfette? E se qualcuno di voi, adesso, avesse voglia di alzarsi e andare dall'altra parte dell'aula? 'Non si può', mi dice quello del primo banco. Devi chiedere il permesso, vero? 'Sì', mi fa lui. Ma come -dico io- ma a casa tua chiedi il permesso per alzarti dalla sedia? 'No'. E a casa tua chiedi il permesso per bere? 'No'. E per andare in bagno? Ride, come per dire: 'che assurdità, certo che no'. E allora perché qui a scuola dovete tutti chiedere il permesso per fare tutto? Ho ripetuto: nessuno ha il diritto di comandare gli altri. 'Prof, ma perché non sono tutti come lei'?
Qui ha fatto ingresso la generalessa, la vicepreside che aveva lasciato scoperta la classe, e sono uscito da quell'aula.

6 commenti:

stregaa ha detto...

Il genere di Insegnante che purtroppo non mi è mai capitato di incrociare lungo il mio percorso scolastico (scolarizzante). Fra qualche mese ne sarò fuori, ma resta il rimpianto di un pò di anni che avrebbero potuto essere ben più fertili e ricchi di accrescimento personale, e che sono invece stati un calvario. Scuola sì, ma scuola che non fa altro che insegnare la sottomissione e l'apprendimento mnemonico e acritico.

Mi tornavano in mente l'altra mattina, mentre mi alzavo "in segno di rispetto" di fronte al professore, alcuni versi di De André. La ginnastica d'obbedienza, ecco qual è l'insegnamento al quale si dà più rilievo.

Complimenti per l'esperienza di libertà cui stai dando vita nella scuola dove insegni. I giovani uomini e le giovani donne dall'altra parte del banco te ne saranno grati.

gianni ha detto...

Ciao Stregaa, penso che il tuo senso critico e analitico ti abbia già fatto uscire dalla scuola in cui stai. La ginnastica d'obbedienza è praticamente quello che Ivan Illich definisce 'il programma nascosto' delle scuole di tutto il mondo. Pochi lo intravvedono, soprattutto gli insegnanti. Tu sei già avanti rispetto a loro.
Grazie del tuo commento.

Anonimo ha detto...

Sono stati solo 5 minuti....ma decisamente piu'utili del resto dell'ora con la vicepreside

carolina verzeletti ha detto...

Grandeeee!!! Ti avrei voluto come professore.
Un girono ho fatto un favore ad un amico,sono passata a prendere suo figlio alla scuola materna e sottolineo materna, rimasi impressionata,uscita da li dissi se avrò un figlio-qui mai,ci verra!- ne in altra simile.
I bimbi tutti seduti in circolo,immobili,in silenzio, i genitori o chi per loro ad uno ad uno li andavano a "ritirare" come pacchi postali, i bimbi uno ad uno si alzavano con il consenso della maestra,volevo piangere sono uscita da una scuola materna triste,grigia anzichè allegra e colarata di quell'allegria e di quel colore interiore che i bambini ti donano.
Mi ricordo del mio asilo, faticavano atenerci al momento di uscire, prima di uscire tutte le classi erano radunate nella grande sala tutti insieme fra giochi,litigi e risate, le mamme arrivavano e ti cervavano nella mischia o la tua la individuavi con il radar :-) ,corse ed abbracci,le mamme ne approffittavano per chiaccherare fra loro, e noi si continuava a giocare...le suore e le maestre salutavano e poi tutti a casa.

stregaa ha detto...

Ho letto qualcosa di Illich, ricordo la menzione del "programma nascosto".
Per il resto, sto cercando di sopravvivere ancora un pò, provando di tanto in tanto a "descolarizzare" qualche momento scolastico portando avanti iniziative che prendono in contropiede alcune abitudini degli insegnanti.

Ho visto che insegni in una scuola statale: in che misura riesci a portare avanti esperienze "altre"? Non ti ritrovi sempre di fronte qualcuno che tenta di metterti i bastoni fra le ruote?

gianni ha detto...

Carolina
Davvero una brutta scuola materna quella che descrivi. Riguardo al tuo asilo, peccato che la libertà si respirava soltanto nel momento precedente l'uscita, dove tutti i bambini stavano allegramente insieme, lontani dai muri delle rispettive classi e dai regolamenti.
Grazie.

Stregaa
La tua domanda contiene già la risposta. Certo che sì, gli ostacoli sono tanti, i bastoni tra le ruote pure. Ma devo per questo rinunciare? La conoscenza obbliga. Si cerca di fare il possibile, fin dove è possibile, in autentica clandestinità. Questo ci dà la misura della non-libertà che abbiamo, io, tu, tutti. Ma anche la misura della necessità di una vera e definitiva libertà.

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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