Una citazione al giorno

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sabato 11 febbraio 2012

I miei ragazzi non chinano la testa!

Scoprire il modo in cui una coscienza decontaminata dall'etica di Stato reagisca autonomamente all'autorità è sempre un conforto. Scoprire poi che la reazione all'oppressione e all'ingiustizia venga portata avanti da una classe di tredicenni, mi riempie di orgoglio e fa ben sperare.
Così capita che ai ragazzini di una classe terza venga negato il diritto di andare alla macchinetta delle bevande durante la ricreazione per prendere la cioccolata. Motivo addotto dall'insegnante autoritaria: 'gli alunni non possono entrare in sala insegnanti'. Peccato che in tutta la scuola ci sia solo quella macchinetta, quella in sala insegnanti. Per inciso, quando in quella classe ci sono io, i ragazzi sanno benissimo che possono andare alla macchinetta, da clandestini, infrangendo il 'regolamento', ma vanno. Non perché sia io a concederglielo, ma perché è un loro diritto gustare la cioccolata! Non saranno docenti (per fortuna?), ma sono persone! Altro inciso: non hanno mai combinato guai, non hanno mai sfasciato la macchinetta, non hanno mai arrecato fastidio a nessuno, hanno sempre atteso il loro turno per inserire le monetine.
Invece no, per l'autorità scolastica essi sono soltanto degli studenti, e come tali non hanno diritto alla cioccolata (proprietà privata dei professori), devono subire le decisioni che calano dall'alto che si esplicano in un ignobile cartello sulla porta della sala insegnanti che recita: 'vietato l'ingresso agli alunni' (questo è il loro testo di legge) che suona proprio come quei cartelli 'non si affitta ai meridionali' o 'io qui non posso entrare' riferito agli animali ('dovete scegliere se educare bambini o addestrare animali' - Sébastien Faure).
Quando l'insegnante autoritaria li ha scoperti con la cioccolata in mano è iniziato il quarto grado, ma certamente i ragazzi non si sono lasciati intimorire. Ad ogni attacco violento dell'autorità, una splendida reazione (e lezione) da parte dei ragazzini, i quali le hanno sbattuto in faccia tutta l'ipocrisia di una legge che è puro arbitrio, che rivela solo ingiustizia, inganno, oppressione, volontà di reprimere chi vuole diritti e libertà. Aveste visto che piglio, soprattutto quando hanno voluto sapere il motivo per cui essi sono invece costretti a fare i servetti alla stessa insegnante che li manda nella stessa sala insegnanti a prenderle il caffé nella stessa macchinetta.
A fronte di cotanta reazione, l'autorità come si è protetta? Naturalmente alzando la voce, tentando di sopraffare acusticamente e non lasciando parlare, giustificando l'esistenza delle gerarchie, dicendo che l'anarchia è solo utopia, mostrando i muscoli, e soprattutto non sapendo proprio argomentare con i ragazzini. L'autorità si nasconde dietro scuse che i valorosi ragazzini definiscono banali e assurde. Poi le minacce. Allora sono intervenuto anche io: 'a questo punto noi insegnanti dovremmo smetterla di predicare ai ragazzi che siamo tutti uguali, che siamo tutti fratelli e sorelle, dobbiamo smetterla di predicare la pace nel mondo e la solidarietà, cosa vogliamo insegnare se poi i nostri stessi comportamenti contraddicono i propositi? Credi che i ragazzi siano scemi? Diciamo loro piuttosto la verità, che siamo tutti sudditi, diseguali, che qualcuno vale più di qualcun altro, che il bambino vale meno dell'adulto, che lo studente vale meno del docente' (applauso dei ragazzi). Come ha reagito l'autorità? Essendo quest'ultima sempre forte con i deboli e debole con i forti, l'insegnante fascista ha poi lavorato subdolamente di delazione, segnalando e spiegando a suo modo l'accaduto al 'borghesotto' seduto sul gradino più alto e melmoso della piramide. Da una parte lo Stato violento, dall'altra i 'miei' bravi ragazzi. E io con loro sempre.

3 commenti:

carolina verzeletti ha detto...

metaforicamente anch'io con voi :-)

Federica ha detto...

il tuo blog è stupendo, la scuola libertaria è stupenda, insegnare ed imparare sono due cose stupende, l'anarchia è stupenda! raccontaci sempre tante cose perchè queste cose fanno stare bene!! un abbraccio libertario :)

gianni ha detto...

Grazie.

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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