Una citazione al giorno

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giovedì 23 febbraio 2012

Il bavaglio agli studenti

I bambini devono imparare ad obbedire alle autorità, soprattutto quando le autorità si impossessano dei diritti delle persone. Perciò anche la legge-bavaglio si impara a scuola, si deve imparare a rispettarla. Un momento, dipende!
La storia è quella relativa all'intitolazione di una scuola a una suora definita 'educatrice' e all'opposizione dei ragazzini che sono usciti sia da quella scuola, sia dalle sberle della 'educatrice' in oggetto. I fatti di seguito.
Il Comune chiede alla scuola di far esprimere i docenti in merito all'intitolazione della scuola ad una suora che tanto 'bene' ha fatto alla comunità a suon di schiaffi e autoritarismo. Prontamente il dirigente scolastico fa stampare una foglio con la lista dei docenti e il relativo spazio ove apporre 'favorevole' e 'contrario'. Si tratta di un vero e proprio referendum a scrutinio palese, un foglio lasciato sul tavolo alla mercé di tutti, postini e giardinieri compresi. Naturalmente, la maggioranza dei docenti è stata favorevole, solo un contrario, io mi sono astenuto. La mia astensione viene da me sottoscritta con una nota a margine: 'sarebbe giusto chiedere il parere anche agli studenti'. Ma gli studenti possono mai avere diritto di opinione e di parola nella scuola di Stato? I ragazzini, i quali avevano un'idea precisissima, altra, circa il nome da dare alla scuola (che condivido appieno), sono stati ignorati, evitati, cancellati, calpestati, imbavagliati. Anche sulla mia astensione c'è stato da ridire, pensate un po'!
Quindi, secondo voi, chi ha vinto in questa assurda messinscena (perché tale è stata)? La suora manesca e fascista? L'istituzione fascista? Lo Stato fascista? La 'democrazia' fascista? Sì, ma solo momentaneamente, perché se oggi l'istituzione violenta ha vinto, domani la stessa istituzione dovrà fare i conti con dei ragazzini che già oggi stanno registrando tutto nella loro coscienza, e non è una buona immagine dell'istituzione quella che i ragazzini stanno registrando. Non ho bisogno di spiegare agli studenti quel che di orribile è stato fatto loro, lo hanno capito benissimo, sono tutti venuti da me a sfogarsi del trattamento ricevuto dallo Stato. Ma avremo modo di fare un'assemblea per discutere ancora sull'accaduto ed eventualmente sul da farsi.

P.S. Continuano a parlare di 'centralità della persona', e di 'centralità dello studente' ('...valorizzazione della dimensione umana [...] allievo considerato non più come destinatario passivo dell'offerta formativa o come oggetto da trattare, ma come soggetto attivo e responsabile, protagonista delle proprie scelte* e del suo percorso educativo e formativo).
(pagina 9 del 'documento di sintesi', Riforma 2004)

* come essere protagonisti delle proprie scelte, se allo studente non viene data la possibilità di scegliere o di decidere? Per 'scelta' forse si intende quella dell'acquisto dei diari personali.

fonte foto: internet

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Per cuorisita'....qual'era questa suora che educava a suon di schiaffi a cui volevano intitolare una scuola???

gianni ha detto...

E non faresti prima, tu, anonimo (e sottolineo anonimo), a chiedermi in quale scuola insegno e in quale città?

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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