Una citazione al giorno

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venerdì 10 febbraio 2012

La verifica sull'aggressività

I ragazzi si sono basati su un discorso che avevo fatto anche la settimana scorsa relativo ai motivi per cui il comportamento in classe (e nella vita) tenda all'aggressività, all'accusa reciproca, al dispetto... Ero curioso di conoscere la loro risposta scritta su un foglio di carta. I dispetti e gli attriti, anche nella società, nascono da un preciso marchio di disuguaglianza inciso dalle varie autorità nella coscienza degli individui. Chi si sente inferiore aggredisce, e non certo per necessità vitali come il cibo o la casa, ma per qualsiasi banalità, per cultura gerarchica imposta. La scuola è maestra suprema nell'insegnare la disuguaglianza, la gerarchia e la discriminazione sociale. I colleghi non se ne accorgono, ma non è colpa loro, non del tutto.
Mi ha sorpreso positivamente il fatto che in alcune verifiche il discorso sia stato argomentato utilizzando elementi trattati all'inizio dell'anno.
La verifica ha avuto una valenza creativa anche dal punto di vista grafico. Infatti, sulla base dei discorsi fatti intorno alle righe dei quaderni, ho invitato i ragazzi e le ragazze a usare il foglio e le penne in maniera molto libera e autonoma, non seguendo necessariamente le righe. Si sono divertiti tantissimo, e io pure.

Questa è stata la traccia:



E questo è l'elaborato di Marco, 11 anni. Sotto trascriverò la sua risposta, errori compresi (sentitevi bambini per intelligere le sue parole).


'Questo comportamento sociale non è un comportamento istintivo, infatti non è la Natura che voleva questa lite o questi atti aggressivi, è lo Stato che ordina con tutti la sua potenza di insegnare solo a essere comandati e a sentirsi uno superiore a un altro. Agli alunnni che, spinti dai genitori ad andare a scuola, obbedire, pretendere voti belli per rallegrarli, ma loro non sanno che mandando i propri figli a scuola, li rovinano solo perché a scuola gli alunni vengono comandati a bacchetta ad obbedire, ma se sbagliano vengono sgridati così tanto che non lo faranno più, poi, di conseguenza gli alunni non sapranno autogestirsi e, quando il cosiddetto 'capo' se ne va, gli allievi non sapranno come fare e cercheranno in ogni modo di trovarsi un altro 'capo'. Anche vengono dati i voti perché bisogna far cercare ai ragazzi di salire di classe sociale, quindi essi sono spinti a far dispetti o atti aggressivi a quelli superiori. Secondo me si può risolvere questa situazione se: tutti i cittadini siano d'accordo ad abbattere lo Stato e acquisendo lo stato anarchico per auto gestirsi'.

Le virgolette sulla parola 'capo' valgono più di cento verifiche. Altri elaborati qui sotto.

Elena ha scelto di ritagliare il foglio e di scrivere di sbieco.



A Marzia piacciono le onde, i cuori, e l'associazione tra i concetti di libertà e responsabilità.
Tommaso sembra ricreare i testi poetici degli avanguardisti surrealisti (in verità erano i surrealisti, o meglio anche loro, che guardavano al mondo libero e naturale dei bambini e del sogno).

E l'opera di Matteo ricorda il lavoro sulla spirale di quel gran genio anarchico di Marcel Duchamp (Dada)

'E non ho provato dolore'
L'autorità sì, e molta.


grazie, ragazzi, vi voglio bene anche io.

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Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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