Una citazione al giorno

Una citazione al giorno -
Data Rivoluzionaria

Costruire un sottopentola

(prima media - 11 anni)

- Ragazzi, vi va di costruire un sottopentola per la mamma?
- Sììììììì!
- Per la prossima volta procuratevi dei rametti, di quelli che trovate già caduti a terra. E poi anche dello spago.

Stimolare l'abilità creativa e manuale consolida il senso di autonomia, spinge il cervello a ricercare nuove possibilità e altre soluzioni. L'esperimento ha infatti dimostrato che per un problema da risolvere (adesso il sottopentola) vi possono essere diverse soluzioni. Ognuno ha il diritto di sbagliare, di riprovare, di organizzarsi come vuole, di esercitare la fantasia, di seguire le proprie idee, di attingere dalle idee altrui, di criticare, di fare un progetto iniziale, di montare l'oggetto come meglio crede, eccetera.
La quantità di informazioni e di stimoli che il cervello riceve da questo tipo di attività è di gran lunga superiore a quella che gli alunni possono avere dalla lettura di un brano antologico. Ed è un'attività -appunto- attiva. Qual è stata la mia unica preoccupazione? Far capire ai ragazzi che, in quel frangente, mi interessava di più il percorso di costruzione, più che il risultato finale. D'altro canto, costruire un sottopentola badando anche all'aspetto estetico e funzionale è un lavoro oggettivamente difficile per chi non ha mai praticato queste attività manuali.

I ragazzi si sono dati un gran da fare, c'è stato chi ha scelto dei rametti nodosi...

...trovando un proprio metodo per legarli.


Altri hanno scelto dei rami lisci, e hanno trovato altri sistemi di legatura.


Chi ha portato lo spago grosso si è accorto che forse sarebbe stato meglio utilizzare quello fino, ma ha proseguito lo stesso, e con entusiasmo.


Hanno provato e riprovato, sistemando i legnetti, prefigurando il risultato, progettando, calcolando, elaborando.


Cooperazioni nascono spontanee. E questo ha un altissimo valore, nonché un grande significato anche dal punto di vista antropologico.


Uno dei sottopentola finito. Tutto è stato fatto dai ragazzi, in due ore. Io ho osservato senza dire niente. Proprio niente. I ragazzi avevano anche capito il motivo per cui stavo zitto, e non hanno chiesto nulla. Eccezionali.

Gli appunti di Giulia

Perché mai dovrebbero essere gli adulti a insegnare ai bambini? E cosa dovrebbero insegnare ai bambini se questi adulti non hanno assorbito nient'altro che l'autoritarismo, tanto da ritenerlo ormai cosa normale? Non sarà invece che, proprio perché gli adulti sono tali, cioé ormai incapaci di pensare in modo orizzontale e cooperativo, dediti alla competizione e alla delega, dovrebbero imparare da chi è molto più vicino all'idea di libertà e di autonomia?
Su questi temi si è incentrata la lezione di oggi, prendendo a prestito la poetica del Pascoli (poetica del fanciullino) e una frase di Picasso ('a 15 anni dipingevo come Raffaello, ho impiegato tutta la vita per imparare a disegnare come i bambini').
E Giulia, che ha 13 anni, ha preso qualche appunto:


'Una cosa normale per noi è il fatto che un bambino piccolo non sa niente e quindi deve imparare da un uomo adulto, ma a dire il vero dovrebbe essere il contrario perché il bambino appena nato ha un senso di libertà che ormai l'uomo non ha più, perché l'unica cosa che il pargolo può imparare è quella di esercitare un potere autoritario cioè pensare di essere il migliore e voler comandare'

Un'analisi tanto spietata quanto veritiera

Ho rivisto per caso Matteo, l'altro giorno, e ci siamo messi a parlare. Lui adesso è iscritto al primo anno di Liceo Artistico, e per chi non conosce la sua esperienza scolastica alla scuola media e la sua maturazione libertaria posso dire che all'inizio Matteo era quello additato da tutti i miei colleghi, bollato come lavativo, seriamente a rischio, non controllato, problematico, ma che attraverso l'interesse nei confronti dell'ideale anarchico è riuscito a rendersi consapevole della propria coscienza, dei propri atti, e a svolgere un esame di terza media con una personalità e una maturità da liceo (applauso dei colleghi annesso).
Gli ho chiesto se si fosse trovato bene in quel suo primo anno di Liceo Artistico. Mi ha risposto che non va bene, che fa tante assenze, che perciò rischia la bocciatura. Naturalmente gli ho anche chiesto il motivo, confidando nella sua onestà. Matteo è stato molto più che onesto, mi ha riferito con esattezza disarmante tutti i motivi per cui un ragazzo come lui, interessato all'Arte, non potrebbe mai trovare soddisfazione in un simile Liceo (dove peraltro ho insegnato).
La sorprendente analisi che Matteo mi ha fatto, li per lì, seduta stante, mi ha lasciato di stucco per la lucidità e la precisione, mi è sembrato di conversare con un pedagogista libertario. Sintetizzo:
'è una scuola che tarpa le ali agli artisti! Ma come posso esprimere liberamente la mia arte se tutti i professori non fanno altro che decidere per me, imbrigliarmi in percorsi stabiliti, darmi delle regole che snaturano ciò che volevo trasmettere? E' logico che poi prendo brutti voti, e io faccio molte assenze perché non mi piace stare in una scuola che, per sua natura, dovrebbe liberare la creatività, la fantasia, l'emozione, ma che invece uccide ogni inventiva, ogni entusiasmo. Lì dentro è tutto preordinato, inscatolato. I professori dovrebbero insegnarci a liberare l'arte, non a soffocarla'.
Gli ho detto quello che gli dovevo dire, poi ci siamo abbracciati.

Per conoscere l'evoluzione di Matteo clicca qui

Immagine: James Ensor, 'Ecce homo'

Giro giro tondo, ecco cambia il mondo!

Avere come priorità la descolarizzazione della società vuol dire tenere a cuore la questione della formazione culturale e morale delle generazioni a venire, ma anche concretizzare la promessa di una società autodeterminata e responsabile fatta di individui autonomi e liberi.
Descolarizzare, cioè smantellare la morale che è stata costruita intorno a quella 'falsa coscienza' fatta di abitudini borghesi che portano anche all'aggressività, è necessario per far riemergere la natura libera e cooperativa dell'Uomo, la sua morale più naturale, quella autentica, scevra da tutte le opportunistiche sovrastrutture.
E' dunque quella dell'abbattimento della morale imposta un obiettivo vitale se si vuole cambiare il mondo, il sistema globale che possiamo definire 'di autorità per l'autorità'. E oltre ai pedagogisti e agli anarchici, ben lo sapeva anche Giorgio Gaber che in questa canzone esprime il senso di quanto detto. Più che una canzone è un auspicio, un invito, un'urgenza.
Occorre aiutare i bambini a staccarsi dalla morale 'stanca e malata' di un mondo di adulti ormai troppo intossicati e troppo convinti del fatto che ciò che hanno imparato a loro volta sui banchi di scuola e nella vita sia corretto, 'esperenziale', giusto, buono, indispensabile, utile, ma che invece porta inevitabilmente -come vediamo- all'alienazione e alla sudditanza, all'incertezza e alla paura, al crimine e al desiderio inconscio di costruirsi varie autorità alle quali affidare il proprio destino e quello degli altri, per poi dire: 'è giusto che sia così, non ci si può fare nulla'. Invece si può fare molto, seguiamo le parole di Gaber (secondo me, la canzone anarchica più lungimirante al mondo). Buon ascolto.

Irene e Carolina e il controllo dello Stato sui cittadini

Parlare del controllo da parte dello Stato sull'individuo, in una classe seconda (12 anni), può risultare assai ardimentoso e velleitario. Abbiamo provato lo stesso. Siamo partiti dal concetto di globalizzazione (con le sue accezioni) e siamo giunti all'esercizio coercitivo di controllo dello Stato sull'individuo attuato per mezzo di vari sistemi (elettronici e non). La partecipazione dei ragazzi si è manifestata soprattutto nella loro attenzione, ma anche nella voglia di intervenire per integrare i concetti (Pietro ha parlato della paventata legge sugli animali domestici e sui microchip).
Quando ho capito che per loro il discorso si faceva abbastanza duro da seguire, siamo usciti dall'aula. In cortile ho invitato Irene e Carolina a scrivere in estrema sintesi quello che avevano capito. Questo è quello che hanno elaborato:
'Lo Stato ci controlla tramite cose elettroniche tipo i cellulari. Con la scusa che è per il nostro bene! Anche la carta d'identità è un metodo di controllo (anche se non tecnologico). Lo Stato ci controlla perché teme che il popolo si ribelli.
Ci illude dicendoci che gli elementi della globalizzazione sono tutti positivi... Mentre in realtà la maggior parte degli elementi sono negativi, è un esempio la multinazionale'.


Decidere la punizione

In una comunità anarchica ci sono regole e punizioni. Questo voglio dirlo subito per quanti ancora credono (ipotizzano) che anarchia sia sinonimo di licenza, caos e disorganizzazione.
Non essendoci fortunatamente autorità, in anarchia le regole non piovono mai dall'alto, non hanno carattere coercitivo, ma vengono pensate e discusse in ambito assembleare, come pure tutte le altre decisioni attinenti alla comunità. In questo modo si rafforza il senso di responsabilità e di autonomia di ognuno. Si decide seguendo un obiettivo preciso e mai prescindendo da esso, che è il seguente: migliorare le caratteristiche e le prerogative di quella specifica comunità secondo le sue necessità e capacità. E siccome la comunità è costituita da singoli, anche i bisogni del singolo vengono presi in considerazione da tutti e discussi insieme agli altri, se quel singolo ne fa richiesta. Il tornaconto che l'anarchia esige dalle sue stesse regole è l'accrescimento del benessere individuale e collettivo.
Riguardo alle punizioni, anche queste vengono pensate e discusse da tutti nel corso di un'assemblea (o più di una), non devono mai essere lesive della libertà dell'individuo, devono essere di utilità collettiva.
Oggi, assemblea per decidere una gamma di punizioni. questa decisione si è resa necessaria dopo la constatazione di alcuni atteggiamenti da parte di una persona che impediscono alla comunità di svolgere le attività con la dovuta serenità e attenzione (disegnare, leggere, plasmare, parlare, giocare, progettare, pensare...). I ragazzi hanno così sentito l'esigenza di intervenire con una punizione verso quella persona. I tempi di acquisizione di una coscienza anarchica variano da individuo a individuo, perciò è normalissimo vedere persone con qualche difficoltà rispetto agli altri nel cooperare per il benessere di tutti, soprattutto quando queste persone devono fare i conti con un indottrinamento all'autoritarismo più ferreo acquisito, o con problemi di varia natura, assorbiti soprattutto in famiglia, dove subordinazione e autorità si respirano in ogni cosa.
Prima dell'assemblea, i ragazzi e le ragazze (11 anni) hanno ricevuto da me soltanto una raccomandazione: scegliete punizioni che non privino la libertà personale, che non abbiano carattere aggressivo, che siano utili a tutti. L'assemblea ha deliberato la seguente lista, che poi è stata trascritta al computer e appesa in classe:

  1. Pulire e mettere in ordine banchi e sedie
  2. Togliere le scritte dai banchi e dalle sedie
  3. Spazzare per terra
  4. Pulire i cestini
  5. Aiutare la bidella nell'intervallo
  6. Pulire il cancellino
  7. Mettere tutto in ordine: cattedra, armadi e banchi

I ragazzi sceglieranno, di volta in volta, quale servizio far compiere, a seconda della gravità dei fatti.

Post correlato: i ragazzi decidono da soli cosa studiare

Ma è assurdo, prof!

Oggi i ragazzi e le ragazze della III A li ho visti particolramente ansiosi di dirmi qualcosa. E infatti...

Matteo e gli altri (13 anni): 'prof, lo sa che nel nostro libro di Storia si parla di Bakunin'?
Io: che strano, e... che cosa dice il libro? (conosco quel libro, ma ho voluto ascoltare la loro analisi).
Matteo: 'parla della Prima Internazionale, di Marx e di Bakunin'.
Io: quindi? Che dice?
Matteo (tra l'ironico e lo scocciato): 'sto libro del cavolo dice che Marx voleva l'ordine, mentre Bakunin voleva la violenza'.
Io: ve l'ho già detto: riguardo all'anarchia, o non se ne parla affatto, oppure se ne parla solo per denigrarla e dipingere come criminali i suoi esponenti.
Giulia: 'ma è assurdo, prof'!

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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