Una citazione al giorno

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giovedì 22 dicembre 2011

Irene e Carolina e il controllo dello Stato sui cittadini

Parlare del controllo da parte dello Stato sull'individuo, in una classe seconda (12 anni), può risultare assai ardimentoso e velleitario. Abbiamo provato lo stesso. Siamo partiti dal concetto di globalizzazione (con le sue accezioni) e siamo giunti all'esercizio coercitivo di controllo dello Stato sull'individuo attuato per mezzo di vari sistemi (elettronici e non). La partecipazione dei ragazzi si è manifestata soprattutto nella loro attenzione, ma anche nella voglia di intervenire per integrare i concetti (Pietro ha parlato della paventata legge sugli animali domestici e sui microchip).
Quando ho capito che per loro il discorso si faceva abbastanza duro da seguire, siamo usciti dall'aula. In cortile ho invitato Irene e Carolina a scrivere in estrema sintesi quello che avevano capito. Questo è quello che hanno elaborato:
'Lo Stato ci controlla tramite cose elettroniche tipo i cellulari. Con la scusa che è per il nostro bene! Anche la carta d'identità è un metodo di controllo (anche se non tecnologico). Lo Stato ci controlla perché teme che il popolo si ribelli.
Ci illude dicendoci che gli elementi della globalizzazione sono tutti positivi... Mentre in realtà la maggior parte degli elementi sono negativi, è un esempio la multinazionale'.


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Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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