Una citazione al giorno

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martedì 20 dicembre 2011

Decidere la punizione

In una comunità anarchica ci sono regole e punizioni. Questo voglio dirlo subito per quanti ancora credono (ipotizzano) che anarchia sia sinonimo di licenza, caos e disorganizzazione.
Non essendoci fortunatamente autorità, in anarchia le regole non piovono mai dall'alto, non hanno carattere coercitivo, ma vengono pensate e discusse in ambito assembleare, come pure tutte le altre decisioni attinenti alla comunità. In questo modo si rafforza il senso di responsabilità e di autonomia di ognuno. Si decide seguendo un obiettivo preciso e mai prescindendo da esso, che è il seguente: migliorare le caratteristiche e le prerogative di quella specifica comunità secondo le sue necessità e capacità. E siccome la comunità è costituita da singoli, anche i bisogni del singolo vengono presi in considerazione da tutti e discussi insieme agli altri, se quel singolo ne fa richiesta. Il tornaconto che l'anarchia esige dalle sue stesse regole è l'accrescimento del benessere individuale e collettivo.
Riguardo alle punizioni, anche queste vengono pensate e discusse da tutti nel corso di un'assemblea (o più di una), non devono mai essere lesive della libertà dell'individuo, devono essere di utilità collettiva.
Oggi, assemblea per decidere una gamma di punizioni. questa decisione si è resa necessaria dopo la constatazione di alcuni atteggiamenti da parte di una persona che impediscono alla comunità di svolgere le attività con la dovuta serenità e attenzione (disegnare, leggere, plasmare, parlare, giocare, progettare, pensare...). I ragazzi hanno così sentito l'esigenza di intervenire con una punizione verso quella persona. I tempi di acquisizione di una coscienza anarchica variano da individuo a individuo, perciò è normalissimo vedere persone con qualche difficoltà rispetto agli altri nel cooperare per il benessere di tutti, soprattutto quando queste persone devono fare i conti con un indottrinamento all'autoritarismo più ferreo acquisito, o con problemi di varia natura, assorbiti soprattutto in famiglia, dove subordinazione e autorità si respirano in ogni cosa.
Prima dell'assemblea, i ragazzi e le ragazze (11 anni) hanno ricevuto da me soltanto una raccomandazione: scegliete punizioni che non privino la libertà personale, che non abbiano carattere aggressivo, che siano utili a tutti. L'assemblea ha deliberato la seguente lista, che poi è stata trascritta al computer e appesa in classe:

  1. Pulire e mettere in ordine banchi e sedie
  2. Togliere le scritte dai banchi e dalle sedie
  3. Spazzare per terra
  4. Pulire i cestini
  5. Aiutare la bidella nell'intervallo
  6. Pulire il cancellino
  7. Mettere tutto in ordine: cattedra, armadi e banchi

I ragazzi sceglieranno, di volta in volta, quale servizio far compiere, a seconda della gravità dei fatti.

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Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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