Una citazione al giorno

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Data Rivoluzionaria
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La collega smascherata dai ragazzi


Tra i colleghi e le colleghe dall'impostazione tradizionale (pedagogia del 'si è sempre fatto così'), nella scuola dove lavoro ce n'è una apparentemente progressista, ma con l'indole profondamente autoritaria. Ed è con questa collega che a volte mi sono trovato a discutere di pedagogia libertaria, ma anche a scontrarmi per il suo finto modo di applicarla. Una volta, ad esempio, le avevo detto che io non pretendo che i ragazzi mi chiedano il permesso per andare in bagno e lei, anche se lì per lì sembrava volesse portarmi al rogo, aveva voluto seguire la stessa mia decisione, ma solo per apparire più 'moderna' agli occhi degli studenti, e comunque facendo loro capire che era una 'gentile concessione'. Lo dico chiaro, e lo dirò sempre: un conto è sembrare libertari, un altro conto è esserlo per davvero. Infatti c'è ben poco da apparire anarchici e umani se poi, comunque, prevale la pratica della paura inculcata, un atteggiamento che la mia collega non perde.
Realtivamente alla scelta dei banchi in cui gli studenti devono stare per 5 ore al giorno, una scelta che normalmente viene fatta dagli insegnanti (e chi fiata son guai), oggi in una classe ho potuto assistere ad una gloriosa presa di coscienza dei ragazzi rispetto al metodo falso-libertario della collega di cui sopra, la quale, al cambio dell'ora, è uscita da quell'aula e, vedendomi in corridoio, mi ha detto con l'aria sconsolata: 'guarda, sono arrivata a un punto tale che devo proprio essere io a decidere dove far sedere questi ragazzi'. Ho pensato: cosa avranno fatto i ragazzi per meritarsi questa imposizione? Quindi sono entrato in classe e con loro abbiamo fatto un'assemblea, dalla quale è emerso il fatto che la mia collega ben si era guardata dal fare scegliere veramente i posti agli stessi ragazzi (misera consolazione questa libertà di scelta, ma in una scuola di stato vuol dire già qualcosa), ma aveva invece escogitato un sistema per poter essere lei a scegliere per tutti, un sistema autoritario e ipocrita. Quale?
Anzitutto facendo credere che la scelta fosse gestita dai ragazzi, invitandoli a scrivere su un bigliettino il nome di colui o colei con cui desideravano essere compagni di banco, ma in realtà quei bigliettini sarebbero passati attraverso il vaglio burocratico della collega, quindi della sua esclusiva e arbitraria decisione. Capperi, ho pensato, bella libera scelta dei ragazzi! Conoscendo la mia collega, questa sua strategia mi sembra più un voler spiare i desideri dei ragazzi, per poi magari ricattarli, quindi controllarli. Ma i ragazzi non si sono limitati a raccontarmi questo episodio; coscienti di cosa voglia dire libertà di scelta, essi hanno cominciato a criticare tutto il metodo autoritario della collega. Riporto alcune frasi:
- 'la prof non ci dà mai libertà, ma viene sempre a raccontarcela, che senso ha?'
- 'ma dove sta la nostra scelta se poi decide sempre tutto lei'?
- 'il guaio è che con te
(io) abbiamo solo due ore alla settimana'.
La cosa sorprendente è stata constatare la lucidità e la consapevolezza delle affermazioni di questi ragazzi (12 anni) in merito al concetto stesso di pedagogia libertaria, ad esempio ho ascoltato frasi come queste:
- 'noi dovremmo imparare attraverso la nostra curiosità, non con l'obbligo'.
- 'un bravo insegnante dovrebbe stare a osservarci se vuole capirci'.
- 'ma se nessuno ha fiducia di noi, come facciamo a dire tutto quello che abbiamo voglia di dire o fare'? 
Mi sembra che questi ragazzi siano consapevoli del ruolo della scuola tradizionale e di come un buon processo educativo necessiti di tutti quei diritti che mai avranno se non si ribelleranno, sia dentro che fuori la scuola.
Una nota non a margine: c'è stata una ragazza, oggi, che ha mostrato più degli altri la sua indignazione nei confronti della scuola tradizionale, è stata la ragazza che ha detto 'noi dovremmo imparare attraverso la nostra curiosità, non con l'obbligo'; ebbene, questa ragazza l'anno scorso era molto innervosita del fatto che io parlassi di libertà, non le piaceva che io le mostrassi altri modi per imparare. Era infastidita, direi anche ferita, e difendeva sempre la scuola tradizionale. Oggi il seme è germogliato?

Ho scritto tutte queste parole per un motivo molto semplice: vorrei che anche queste parole fossero uno specchio per la coscienza, un ulteriore spunto di riflessione per i miei colleghi. Non per altro.

Goran disegna un'assemblea

Lascio qui il disegno di Goran (11 anni) che restituisce l'immagine di una nostra assemblea. In quell'occasione i ragazzi e le ragazze avevano discusso una regola a causa di un litigio che era parso a tutti/e particolarmente fastidioso. E' stato deciso che tutto il gruppo classe, da quel momento in poi, si sarebbe interessato di tutti gli eventuali futuri attriti, aiutando i diretti interessati a fare pace. Grazie, Goran. Gran bel disegno!

Assemblea antibavaglio

Stamattina abbiamo dedicato mezz'ora a discutere sulla negazione del diritto ad esprimersi, una negazione data dal preside ai ragazzi in merito all'intitolazione di un plesso scolastico ad una suora autoritaria e manesca (post precedente).
La discussione è stata molto partecipata dal punto di vista emotivo. L'argomento, che tocca profondamente la coscienza e la dignità dei ragazzi e delle ragazze, ha avuto la giusta attenzione da parte di tutti, nessuno escluso.
Avendo aperto io l'assemblea, ho immediatamente fatto emergere le anomalie e le ipocrisie proprie del sistema scolastico e che si sono manifestate nell'avvenimento in questione. Dalla discussione, che ha avuto momenti interattivi pertinenti e formativi, è emerso quanto segue:
  1. Gli studenti e le studentesse non contano nulla agli occhi dell'autorità scolastica. Non vengono considerati/e neanche come persone. Questo è emerso palesemente anche perché il preside stesso, parlando ieri con alcuni studenti, ha detto loro che non hanno alcun diritto di opinione poiché non hanno compiuto 18 anni, non sono elettori, quindi non possono interferire sulle decisioni che li riguardano e che qualcuno decide dall'alto per loro.
  2. Il diritto di scelta dell'alunno, declamato da un testo di legge del 2004, non ha alcun seguito, alcun compimento, alcun significato all'interno delle aule scolastiche. Quando ai ragazzi ho chiesto di indicarmi le cose per le quali possono esercitare una libera e autonoma scelta, essi hanno risposto e convenuto di essere liberi soltanto nella scelta dell'attaccapanni dove appendere il soprabito o in quale lato del banco poter sistemare lo zaino e i libri.
  3. Gli studenti a scuola devono imparare a sopportare le ingiustizie, poiché questo allenamento li porterà, in futuro, a sopportare meglio i soprusi da parte di tutte le autorità, e persino a difendere l'autorità stessa.
  4. La 'centralità dello studente' e la 'centralità della persona' evocate ed auspicate dal succitato testo di legge del 2004, sono belle parole, ma assolutamente ingannevoli, disattese, e prive di qualunque applicazione effettiva e concreta.
L'unanimità degli studenti è convenuta su tutti i punti emersi. Si è preso atto del fatto che essere coscienti di quanto avvenuto basti al momento. Ho registrato una grande serietà nel corso di tutta l'assemblea. La messa in evidenza dei difetti del sistema scolastico ha reso ancora più coscienti gli studenti del 'programma nascosto' della scuola (cfr. Ivan Illich). Vista la tensione emotiva creatasi, e sovvertendo la legge, ho accompagnato la classe ai giardini dove abbiamo giocato con le altalene, con gli scivoli e a nascondino.

Decidere la punizione

In una comunità anarchica ci sono regole e punizioni. Questo voglio dirlo subito per quanti ancora credono (ipotizzano) che anarchia sia sinonimo di licenza, caos e disorganizzazione.
Non essendoci fortunatamente autorità, in anarchia le regole non piovono mai dall'alto, non hanno carattere coercitivo, ma vengono pensate e discusse in ambito assembleare, come pure tutte le altre decisioni attinenti alla comunità. In questo modo si rafforza il senso di responsabilità e di autonomia di ognuno. Si decide seguendo un obiettivo preciso e mai prescindendo da esso, che è il seguente: migliorare le caratteristiche e le prerogative di quella specifica comunità secondo le sue necessità e capacità. E siccome la comunità è costituita da singoli, anche i bisogni del singolo vengono presi in considerazione da tutti e discussi insieme agli altri, se quel singolo ne fa richiesta. Il tornaconto che l'anarchia esige dalle sue stesse regole è l'accrescimento del benessere individuale e collettivo.
Riguardo alle punizioni, anche queste vengono pensate e discusse da tutti nel corso di un'assemblea (o più di una), non devono mai essere lesive della libertà dell'individuo, devono essere di utilità collettiva.
Oggi, assemblea per decidere una gamma di punizioni. questa decisione si è resa necessaria dopo la constatazione di alcuni atteggiamenti da parte di una persona che impediscono alla comunità di svolgere le attività con la dovuta serenità e attenzione (disegnare, leggere, plasmare, parlare, giocare, progettare, pensare...). I ragazzi hanno così sentito l'esigenza di intervenire con una punizione verso quella persona. I tempi di acquisizione di una coscienza anarchica variano da individuo a individuo, perciò è normalissimo vedere persone con qualche difficoltà rispetto agli altri nel cooperare per il benessere di tutti, soprattutto quando queste persone devono fare i conti con un indottrinamento all'autoritarismo più ferreo acquisito, o con problemi di varia natura, assorbiti soprattutto in famiglia, dove subordinazione e autorità si respirano in ogni cosa.
Prima dell'assemblea, i ragazzi e le ragazze (11 anni) hanno ricevuto da me soltanto una raccomandazione: scegliete punizioni che non privino la libertà personale, che non abbiano carattere aggressivo, che siano utili a tutti. L'assemblea ha deliberato la seguente lista, che poi è stata trascritta al computer e appesa in classe:

  1. Pulire e mettere in ordine banchi e sedie
  2. Togliere le scritte dai banchi e dalle sedie
  3. Spazzare per terra
  4. Pulire i cestini
  5. Aiutare la bidella nell'intervallo
  6. Pulire il cancellino
  7. Mettere tutto in ordine: cattedra, armadi e banchi

I ragazzi sceglieranno, di volta in volta, quale servizio far compiere, a seconda della gravità dei fatti.

Post correlato: i ragazzi decidono da soli cosa studiare

Gli argomenti li decidono i ragazzi e le ragazze (11 anni)

Oggi la sovversione di ben quattro leggi scolastiche ha dato ottimi frutti, gli studenti hanno potuto decidere in maniera autonoma e libera gli argomenti di Storia dell'Arte per quest'anno.

Prima regola violata:
Ho invitato in classe un bambino e una bambina di un'altra classe, che sono stati accolti in modo naturale e direi anche ovvio (tenuto conto del fatto che in questa classe gli studenti sono già maturi rispetto al discorso comunitario e libertario). La regola secondo cui le persone devono essere divise per età o per aule non ha alcun fondamento scientifico-pedagogico, anzi, tale divisione è dannosa per la crescita dell'individuo, per la condivisione delle idee, degli spazi, degli strumenti, delle abilità, delle fisicità, dannosa anche per lo sviluppo della coscienza collaborativa, e per la maturazione del concetto di accoglienza.

Seconda regola violata:
Non mi sono seduto in cattedra (abolizione del 'luogo deputato' all'autorità), non ho voluto portare il registro, né fare l'appello (inutile l'ultima ora), né annotare le assenze (non ci sono studenti che rischiano l'anno per le troppe assenze), né firmare il giornale di classe (hanno visto tutti che ero a scuola). Secondo il modello scolastico tradizionale che infonde paure e angosce, la sovversione di queste regole può apparire certamente ardita e persino pericolosa, ma ho voluto dimostrare ai ragazzi che ai fini della formazione di una persona responsabile e autonoma la burocrazia è un grave limite, è una schiavitù, perché abitua gli individui a consegnarsi anzitutto nelle mani di un'autorità-controllore (Stato-Chiesa). Chi ha già questa abitudine non avrà retto il colpo, si sarà scandalizzato o indignato, e avrà pensato: 'ma come si fa senza registro, senza firmare, e senza annotare le assenze? E' una cosa grave'. Se lo avete pensato, allora siete tra quelli che hanno bisogno di essere sempre controllati e governati, non siete persone completamente autonome, libere e responsabili (anche se credete di esserlo). La burocrazia è piuttosto utile quando si devono tenere sotto controllo le bestie in allevamento.

Terza regola violata:
Assemblea generale. Chi ha scelto di sedersi per terra, chi sul banco, chi è rimasto seduto al posto (la cara Silvia che stava male). Va da sè, ormai, che chi ha voluto andare in bagno per fare pipì, ci è andato senza chiedere permesso, in assoluta responsabilità e correttezza.

Quarta regola violata:
Si discute sul programma di Storia dell'Arte. Dico ai ragazzi di scegliere da soli gli argomenti, che io mi sarei limitato a soddisfare le loro curiosità e la loro voglia di imparare. Il libro viene sfogliato davanti a tutti, quando l'argomento è stato oggetto del loro interesse, la 'piccola' Maddalena ha annotato il capitolo su un foglio di carta. Non si vota, ma si discute, si chiariscono dubbi, ci si accorda, questo è il metodo anarchico. In questo caso, poiché ci sono stati due ragazzi che non hanno voluto che si parlasse di un capitolo, e poiché non si è giunti a un accordo, abbiamo deciso tutti insieme che quei due ragazzi, al posto di quel capitolo, sceglieranno da soli l'argomento che vorranno. Raggiunto l'accordo finale, ho invitato i ragazzi a dare una priorità ai capitoli. Assemblea sciolta. Nell'immagine che segue c'è la nota di Maddalena, che verrà ricopiata secondo l'ordine dato ai capitoli (vedi numeri in nero) e poi appesa in classe.

Nell'ordine stabilito secondo il comune accordo:
1) Pop Art
2) Il cinema delle Avanguardie
3) Vincent Van Gogh
4) Giotto da Bondone
5) L'Impressionismo
6) La pittura cretese
7) La pittura veneziana
8) Le sculture di età ellenistica
(solo quelle relative alla rappresentazione della gente comune).

Collettivismo artistico

Oggi abbiamo iniziato subito con un'assemblea chiesta a gran voce dai ragazzi. Non avevano un tema su cui discutere, non avevano un vero motivo per fare assembela, ma si vede che l'esperienza della prima assemblea fatta qualche giorno fa era piaciuta e oggi l'hanno voluta riproporre. Questo fatto è un buon indice di maturità da parte loro. Ricordo a tutti i lettori, ai miei colleghi, che questi ragazzi (di questa classe) hanno in media 11 anni. Così ci siamo avvicinati, creando complicità, ci siamo seduti sui banchi, ed io ho potuto informarli dell'attività che avremmo svolto da lì a poco. Ci siamo organizzati bene, ho detto loro che avevo portato da casa un foglio gigante sul quale fare tutti insieme un disegno.
Il valore del disegno collettivo è molto alto, se svolto in serenità, poiché la libertà espressiva di ognuno viene condivisa con quella degli altri senza percepire sensi di fastidio. E' un'intimità compartecipata, ognuno secondo le sue proprie preferenze e disponibilità, per un obiettivo comune. Questa compartecipazione di sentimenti diversi, operanti su un unico obiettivo non imposto, ha in sé una carica molto forte, poiché viene amplificato il senso di comunione non solo dei beni, ma anche delle coscienze e degli intenti, base necessaria per sentirsi -in futuro- davvero un popolo unito e solidale.
Ho detto loro che esistono tre possibilità di scelta: paesaggio, natura morta, ritratto. Hanno scelto il paesaggio, decidendo poi da soli come farlo, quali elementi inserire, come colorarli, ecc. Siamo usciti dall'aula in maniera decisa, ma silenziosi perché nelle altre classi stavano studiando (questa è responsabilità, nella libertà). Ho steso il foglio sul pavimento del corridoio, poi i ragazzi hanno appoggiato sul foglio la loro art-box comune, i loro strumenti condivisi. Hanno esitato, nessuno aveva il coraggio di tuffarsi, di fare il primo segno (un foglio bianco e per giunta grande può causare perplessità). Li ho osservati un po', e vedendo che continuavano ad esitare ho deciso di intervenire. Ho disegnato soltanto il profilo di qualche montagna e subito i ragazzi hanno iniziato l'opera. Dobbiamo ancora finirla, un'ora non basta, ma già un meraviglioso sole comincia a scaldare i cuori, insieme a qualche altro elemento.


Ma cos'è successo quando dal corridoio son passati gli studenti di altre classi per andare in bagno? Vediamolo.
Non ho perso certo l'occasione per dimostrare ai ragazzi quanto 'gli altri' siano incatenati, considerando la loro prigionia una normalità. Perciò, il primo ragazzo che è passato (aria incuriosita e stupita nel vederci così, per terra, uniti a cooperare per un megadisegno) l'ho chiamato e gli ho chiesto se volesse darci una mano per fare gli alberi. Per tutta risposta, il 'prigioniero inconsapevole' ha detto: 'non posso, devo fare matematica, devo andare in bagno e poi tornare subito in classe, sennò la prof si arrabbia'. A quel punto, mentre 'i miei ragazzi' avevano già capito tutto e sghignazzavano di nascosto, ho chiesto al ragazzo: scusami tanto, ma a te piacerebbe adesso fare il disegno con noi? 'Sì, ma non posso', ha risposto. Non potevo non coinvolgerlo comunque, sarebbe stato questione di un minuto, gli ho detto: senti, per favore, ci serve anche il TUO albero, disegnalo anche velocemente, come ti viene. Il ragazzo si è fiondato a terra con una matita e ha disegnato il suo albero, che ora però serve a tutti. Quest'azione di coinvolgimento mi servirà in futuro per spiegare ai ragazzi cosa voglia dire non aver paura dello straniero, cosa voglia dire davvero intercultura, accoglienza, fratellanza, solidarietà attiva.
Chissà perché, ma dopo la comparsa in scena di quel ragazzo, dalla sua classe sono usciti altri ragazzi, uno ad uno, per andare in bagno, ma con quell'aria un po' sorridente di chi aveva già saputo. Ma questa volta non sono stato io a coinvolgere 'gli stranieri', bensì spontaneamente 'i miei' ragazzi, ed ogni volta abbiamo riscontrato prigioni, catene, timori.
Adesso siamo curiosi di vedere in che modo la notizia di questo esercizio di libertà (esteso ai 'prigionieri stranieri') si sia diffusa in tutto l'istituto.

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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