Una citazione al giorno

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martedì 10 gennaio 2012

Un'analisi tanto spietata quanto veritiera

Ho rivisto per caso Matteo, l'altro giorno, e ci siamo messi a parlare. Lui adesso è iscritto al primo anno di Liceo Artistico, e per chi non conosce la sua esperienza scolastica alla scuola media e la sua maturazione libertaria posso dire che all'inizio Matteo era quello additato da tutti i miei colleghi, bollato come lavativo, seriamente a rischio, non controllato, problematico, ma che attraverso l'interesse nei confronti dell'ideale anarchico è riuscito a rendersi consapevole della propria coscienza, dei propri atti, e a svolgere un esame di terza media con una personalità e una maturità da liceo (applauso dei colleghi annesso).
Gli ho chiesto se si fosse trovato bene in quel suo primo anno di Liceo Artistico. Mi ha risposto che non va bene, che fa tante assenze, che perciò rischia la bocciatura. Naturalmente gli ho anche chiesto il motivo, confidando nella sua onestà. Matteo è stato molto più che onesto, mi ha riferito con esattezza disarmante tutti i motivi per cui un ragazzo come lui, interessato all'Arte, non potrebbe mai trovare soddisfazione in un simile Liceo (dove peraltro ho insegnato).
La sorprendente analisi che Matteo mi ha fatto, li per lì, seduta stante, mi ha lasciato di stucco per la lucidità e la precisione, mi è sembrato di conversare con un pedagogista libertario. Sintetizzo:
'è una scuola che tarpa le ali agli artisti! Ma come posso esprimere liberamente la mia arte se tutti i professori non fanno altro che decidere per me, imbrigliarmi in percorsi stabiliti, darmi delle regole che snaturano ciò che volevo trasmettere? E' logico che poi prendo brutti voti, e io faccio molte assenze perché non mi piace stare in una scuola che, per sua natura, dovrebbe liberare la creatività, la fantasia, l'emozione, ma che invece uccide ogni inventiva, ogni entusiasmo. Lì dentro è tutto preordinato, inscatolato. I professori dovrebbero insegnarci a liberare l'arte, non a soffocarla'.
Gli ho detto quello che gli dovevo dire, poi ci siamo abbracciati.

Per conoscere l'evoluzione di Matteo clicca qui

Immagine: James Ensor, 'Ecce homo'

1 commento:

Anonimo ha detto...

è fottutamente triste, lo so.

vivo più o meno la stessa situazione di Matteo, son costretto a relegare una parte di me stesso tutte le mattine per andare a scuola. ed è una delle parti di me che mi piace di più.

a tal proposito consiglierei di leggere il primo comunicato, trovabile su Culmine, del processo ai conpagni greci della CCF.
indipendentemente dalla condivisione o meno dell'informalità e dei metodi d'azione della CCF ci sono scritte belle parole, di compagni che non indietreggiano di un passo di fronte al sistema.

saluti. complimenti per il blog!

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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