Come ogni anno, di questi tempi, nelle scuole arrivano i rappresentanti delle case editrici per proporre i libri di testo per l'anno successivo. Nella scuola dove lavoro arrivano sempre tre o quattro rappresentanti, sempre quelli, sempre quelle case editrici, come se non ne esistessero più sul territorio nazionale. Ma poi cosa importa -mi dico- anche se di rappresentanti dovessero arrivarne cento o mille, tutti i loro libri conterrebbero sempre le stesse informazioni, quelle che convengono allo Stato.
L'altro giorno arriva uno di questi signori incravattati con dei testi di 'Arte e Immagine' da propormi, tutti belli impacchettati e cellophanati, ne presentivo già il buon odore, ma solo quello. Il rappresentante comincia a parlarmi della possibilità di scaricare il materiale anche da internet (non è una possibilità, ma una recente
disposizione del ministero), che la ricerca delle immagini è stata più accurata, che all'interno c'è anche un dvd, ecc. Fin qui tutto chiaro e lineare. Però alla fine l'ho invitato a sfogliare insieme a me il suo libro. Comincio sempre dall'indice, gli dico.
- Perché dall'indice?
- Ma perché basta un'occhiata per capire.
- Capire cosa?
- Il grado di censura dello Stato.
(mi guarda stralunato e indispettito)- Senta -gli dico- ma lei ha agganci direttissimi con l'editore?
- Sì, perché?
- Allora, per favore, può dire all'editore che anche in questo libro mancano migliaia di anni?
(ancora più stralunato, ma interessato)- E cosa mancherebbe?
- Guardi, anzitutto mancano le
società gilaniche.
- Le società che?
- Le società gilaniche, o acefale, o senza Stato. Insomma, qui manca la parte dove si viveva tutti in pace, in anarchia, in cooperazione, senza guerre. E poi guardi qui, il libro parla di 'inizio della civiltà' solo in corrispondenza delle prime monarchie, dello Stato, delle guerre, dei faraoni e degli schiavi in Egitto. E' questa la civiltà?
- Eh sì, prima non eravamo civilizzati.
- Questo lo dice lei perché anche lei ha studiato su questi libri, o ha informazioni televisive, di massa. Così non conoscerà neanche l'archeologa
Marija Gimbutas, e come tutti associerà l'isola di Creta al re Minosse -come dice anche il suo libro- e non sa invece che anche Creta è stata una società libera e gilanica prima di quel re, che poi non è neanche esistito, ma è sufficiente che sia un re, ancorchè inventato, perché lo Stato ne faccia il proprio vanto di 'civiltà'. Io invece penso che la civiltà sia là dove l'arte era fiorente, prima di Micene, e dove non vi sono guerre.
- Ma lo sa che mi interessa davvero questa cosa? Ora mi annoto tutto e vado a fare una ricerca.
- Il libro è zeppo di censure, questa è solo una delle tante.
(e inaspettatamente...)- E' vero, posso confermarglielo, ci sono molte cose non scritte.
- Ma certo, posso anche capire, ma non posso tollerare che i miei studenti rimangano ignoranti su queste informazioni così preziose. Guardi, non viene scritto neanche che la maggior parte degli artisti erano anarchici, soprattutto tra il 1830 e il 1930, coadiuvati da letterati e poeti altrettanto anarchici, ma di cui non si deve conoscere la loro idea politica, mentre invece tutti devono sapere che Marinetti era interventista e abbracciò il fascismo, come D'Annunzio. Ci sarà un motivo in tutto questo, no?
- La censura ha sempre un motivo. E' ovvio che lo Stato faccia cancellare parti di Storia a lui sconvenienti. E poi, come si dice, la Storia è scritta dai vincitori. Però se lei conosce quelle parti cancellate penso sia giusto che le faccia conoscere agli studenti.
- E' quel che faccio, ne stia certo, gli dica anche questo all'editore. E gli dica anche che se volesse pubblicare uno dei miei testi, di cui già facciamo uso 'clandestino' qui a scuola, di tanto in tanto, sarei disponibile alla cosa. Ma non credo accetterà.