Una citazione al giorno

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sabato 24 marzo 2012

Il rappresentante dei libri di Stato

Come ogni anno, di questi tempi, nelle scuole arrivano i rappresentanti delle case editrici per proporre i libri di testo per l'anno successivo. Nella scuola dove lavoro arrivano sempre tre o quattro rappresentanti, sempre quelli, sempre quelle case editrici, come se non ne esistessero più sul territorio nazionale. Ma poi cosa importa -mi dico- anche se di rappresentanti dovessero arrivarne cento o mille, tutti i loro libri conterrebbero sempre le stesse informazioni, quelle che convengono allo Stato.
L'altro giorno arriva uno di questi signori incravattati con dei testi di 'Arte e Immagine' da propormi, tutti belli impacchettati e cellophanati, ne presentivo già il buon odore, ma solo quello. Il rappresentante comincia a parlarmi della possibilità di scaricare il materiale anche da internet (non è una possibilità, ma una recente disposizione del ministero), che la ricerca delle immagini è stata più accurata, che all'interno c'è anche un dvd, ecc. Fin qui tutto chiaro e lineare. Però alla fine l'ho invitato a sfogliare insieme a me il suo libro. Comincio sempre dall'indice, gli dico.
- Perché dall'indice?
- Ma perché basta un'occhiata per capire.
- Capire cosa?
- Il grado di censura dello Stato.

(mi guarda stralunato e indispettito)

- Senta -gli dico- ma lei ha agganci direttissimi con l'editore?
- Sì, perché?
- Allora, per favore, può dire all'editore che anche in questo libro mancano migliaia di anni?

(ancora più stralunato, ma interessato)

- E cosa mancherebbe?
- Guardi, anzitutto mancano le società gilaniche.
- Le società che?
- Le società gilaniche, o acefale, o senza Stato. Insomma, qui manca la parte dove si viveva tutti in pace, in anarchia, in cooperazione, senza guerre. E poi guardi qui, il libro parla di 'inizio della civiltà' solo in corrispondenza delle prime monarchie, dello Stato, delle guerre, dei faraoni e degli schiavi in Egitto. E' questa la civiltà?
- Eh sì, prima non eravamo civilizzati.
- Questo lo dice lei perché anche lei ha studiato su questi libri, o ha informazioni televisive, di massa. Così non conoscerà neanche l'archeologa Marija Gimbutas, e come tutti associerà l'isola di Creta al re Minosse -come dice anche il suo libro- e non sa invece che anche Creta è stata una società libera e gilanica prima di quel re, che poi non è neanche esistito, ma è sufficiente che sia un re, ancorchè inventato, perché lo Stato ne faccia il proprio vanto di 'civiltà'. Io invece penso che la civiltà sia là dove l'arte era fiorente, prima di Micene, e dove non vi sono guerre.
- Ma lo sa che mi interessa davvero questa cosa? Ora mi annoto tutto e vado a fare una ricerca.
- Il libro è zeppo di censure, questa è solo una delle tante.

(e inaspettatamente...)

- E' vero, posso confermarglielo, ci sono molte cose non scritte.
- Ma certo, posso anche capire, ma non posso tollerare che i miei studenti rimangano ignoranti su queste informazioni così preziose. Guardi, non viene scritto neanche che la maggior parte degli artisti erano anarchici, soprattutto tra il 1830 e il 1930, coadiuvati da letterati e poeti altrettanto anarchici, ma di cui non si deve conoscere la loro idea politica, mentre invece tutti devono sapere che Marinetti era interventista e abbracciò il fascismo, come D'Annunzio. Ci sarà un motivo in tutto questo, no?
- La censura ha sempre un motivo. E' ovvio che lo Stato faccia cancellare parti di Storia a lui sconvenienti. E poi, come si dice, la Storia è scritta dai vincitori. Però se lei conosce quelle parti cancellate penso sia giusto che le faccia conoscere agli studenti.
- E' quel che faccio, ne stia certo, gli dica anche questo all'editore. E gli dica anche che se volesse pubblicare uno dei miei testi, di cui già facciamo uso 'clandestino' qui a scuola, di tanto in tanto, sarei disponibile alla cosa. Ma non credo accetterà.

2 commenti:

Jinocchio ha detto...

Non capisco come si facciano ad accettare con tanta superficialità le teorie della Gimbutas. Un atteggiamento scientifico e corretto sarebbe quello di prenderle in considerazione, di approfondirle, e di portare avanti gli studi, non di prenderle per buone solo perché fanno comodo. Che poi quella gente faceva le gare di forza contro i tori, roba da machismi ante-litteram

gianni ha detto...

Vedo che anche tu non hai le conoscenze necessarie per capire, e non le vuoi avere perché ti abbeveri dal 'pensiero unico imposto'. Tu che parli di 'atteggiamento scientifico', quanti libri hai letto della Gimbutas? E cosa vuol dire 'atteggiamento scientifico'? Qual è la scienza esatta, quella che impone il sistema? Quella che dice agli archeologi 'tu vai bene, tu invece no perché mi dài fastidio'? Se tu ritieni 'teorie' le scoperte archeologiche della Gimbutas, vuol dire che proprio tu dovresti approfondire l'argomento. Ti consiglio la lettura diretta delle fonti, non del punto di vista impacchettato dal sistema e spacciato per verità. A meno che tu non voglia mettere in discussione l'atteggiamento scientifico anche di Erich Fromm o di James Patrick Mallory che delle società gilaniche parlano quale modello reale di vero progresso umano. O sono dei folli visionari?
Ma la tua ignoranza sul tema si spinge all'estremo quando ti riferisci ai giochi con il toro (giochi, non corride), perché vedi, se tu studiassi un poco di più, se tu sapessi anche solo osservare l'affresco a Creta, ti accorgeresti che le donne giocano insieme agli uomini, in armonia anche con il toro, cosa che nelle culture successive, statalizzate e maschiliste come quelle attuali, è stata vietata. Ignori persino il significato di 'gilanico'. Quindi il tuo commento ha come scopo soltanto il miserevole tentativo di difendere il sistema, demonizzando la verità e la cultura, negando persino l'evidenza. Tipico dello schiavo che difende il suo padrone.

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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