Una citazione al giorno

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domenica 11 marzo 2012

Resistenze antilibertarie

Non tutti i bambini trovano immediata facilità nella comprensione della libertà e dell'anarchia, ma la maggioranza sì. Ho studiato, e sto ancora studiando, quei casi in cui il fanciullo adotta una sorta di resistenza al concetto di libertà, quindi alla sua pratica. Tra questi casi posso annoverare quelli in cui il bambino vive in un contesto familiare molto autoritario o borghese. In questi àmbiti familiari, tutta la vita del bambino è regolata da rigide convenzioni dettate da un padre padrone conformista o da una madre eccessivamente premurosa che trasforma inconsapevolmente le sue premure in leggi severissime e soffocanti.
Un caso particolare è quello di una bambina che quest'anno è arrivata dalle elementari. Mi occorre un'attenzione maggiore per poter capire l'origine della sua resistenza alla libertà. Posso però dire di aver già capito qualcosa grazie a un elemento assai sintomatico che mi ha aiutato a mettere più a fuoco la questione. Si tratta del disegno qui sotto:


Una mia collega, un giorno, aveva ordinato ai bambini di questa classe (11 anni) di fare un disegno che illustrasse il loro sogno lavorativo. Come dire: 'disegna quello che vorresti fare da grande'. Quando sono entrato in classe i disegni erano già tutti appesi alla parete, e c'era anche quello di questa bambina. Come vedete, il disegno rappresenta degli elicotteri militari a livrea mimetica che, durante il loro volo, sparano raffiche di mitra. Subito mi aveva sorpreso la livrea mimetica, perché rivelava una conoscenza specifica degli aeromobili militari e del militarismo in generale.
Le avevo chiesto come mai questa passione per le armi, ma non avevo ricavato una risposta esaustiva, piuttosto una certa reticenza e un misero 'mi piacerebbe fare la pilota di aerei militari'. Provai a entrare più nel merito e le chiesi se le piacesse fare la guerra e uccidere; mi rispose in un modo che rivelò qualcosa in più. Mi disse: 'ma i soldati portano la pace'. E' indubbio che un'affermazione simile poteva averla udita soltanto dai media o dai genitori che proprio dai media si lasciano condizionare. Una demagogia militarista di stampo fascista non appartiene a nessun bambino libero.
Mi ero preso dei giorni di riflessione prima di farle notare che i suoi 'pacifici' elicotteri disegnati sparano con tanto di proiettili infuocati. Ma l'altro giorno, quando ho percepito che fosse il momento giusto per chiederle direttamente chi dei due genitori avesse a che fare con l'ambiente militare, è venuto fuori che il padre ha una grande passione per le armi, e che questa passione è stata trasferita alla figlia, fino a farla convincere delle seguenti cose:
1) la guerra è pace (di orwelliana memoria).
2) il militarismo può essere motivo di orgoglio anche per una donna.
3) nella vita bisogna prevalere, e bisogna farlo utilizzando il 'prestigio' delle armi.
4) la divisa affascina.
Si spiega allora la resistenza e persino l'avversione alla libertà. Se poniamo la libertà ad un estremo speculativo, noteremo quindi che la guerra ne è il suo opposto naturale. Ne consegue che la libertà genera la pace, mentre la guerra genera solo se stessa. Chi riconosce il militarismo - e tutto ciò che gli gira intorno - quale fattore utile alla società, se non addirittura bello, è distante anni luce dalla libertà e da una vera idea di pace, e combatterà in tutti i modi possibili affinché libertà e pace non si realizzino.
Un gran lavoro mi aspetta.

1 commento:

Stregaa ha detto...

Mi sto scontrando - anche se come ragazzo che interagisce con altri ragazzi - con gli stessi meccanismi: nel mio caso, coetanei che stanno tentando di entrare all'accademia militare. Ho provato negli ultimi mesi a parlare con loro, a capire come persone per altri versi ottime possano chiudere gli occhi di fronte a quella che è la realtà della scelta che stanno facendo. Ho notato in loro molto attaccamento alla retorica patriottarda, alla visione del conflitto come "igiene del mondo"; ma anche un inquietante feticismo per le armi e la divisa, con l'illusione di sicurezza e orgoglio che portano con sè.
E, di certo, quel che si "studia" a scuola non aiuta. Qualche tempo fa ho provato a fare un esperimento nella mia classe: partendo da un pò di dati sulla grande guerra ho cercato di promuovere una riflessione sull'insensatezza del concetto di "guerra per portare la pace". Ne è venuto fuori un bel dibattito, segno che il resto dei compagni non erano poi così disinteressati all'argomento, un bel dibattito che però è finito nel momento in cui l'insegnante ha ripreso il controllo della situazione e ha "ripristinato l'ordine". Una breve cronaca dell'esperimento qui, se dovesse interessare: http://stregaa.wordpress.com/2012/02/04/la-guerra-dalla-parte-dei-banchi/ (spero che il link non mandi il commento nello spam).

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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