Una citazione al giorno

Una citazione al giorno -

domenica 1 aprile 2012

Caro, piccolo anarchico

Non hai avuto altro dalla vita che dolore, e due genitori che qualcuno oggi ti nasconde. Le tue lacrime non sono acqua, sono i tuoi pugni sul muro. Sei in gabbia, molto più di me. Nessuno conosce il tuo dolore e la tua voglia di libertà, nessuno capisce, nessuno ti accarezza. Ti hanno detto 'ora stai qui e fai quel che ti diciamo, ora salta, ora siedi, ora mangia, ora dormi, ora studia', ma più tu cerchi la vita, più quei mostri te la negano. Ti hanno detto che la vita è eseguire gli ordini, ma tu sai che non è quella la vita, lo sai molto meglio di noi tutti. Così ti ribelli, mio caro Simone, e io imparo da te la dignità. Cosa vuoi tu, piccolo anarchico, se non amore? Amore e nient'altro, ciò che vale davvero, ciò che è tutto. Sei venuto da me, come fai sempre, con una domanda: 'vuoi vedere il mio disegno'? Piccolo grande Simone, il tuo mondo vibra di amore e di fantasia, è il tuo sogno da realizzare, ma nessuno se ne accorge. E tu che vorresti regalare quell'amore a piene mani, non puoi, i tuoi mille padroni non te lo permettono. Io so che quell'amore non morirà mai, nonostante l'odio e le prigioni che ti hanno costretto a sopportare. Mi hai chiesto: 'quei bastardi non mi fanno parlare al telefono con i miei genitori per più di cinque minuti, ti sembra giusto'? Niente è giusto intorno a te, Simone, ogni cosa bella ti viene negata. Allora, ribelle, ti aggrappi all'amore chiuso dentro di te, al sogno della tua libertà, e sei persona, fiore meraviglioso cresciuto in mezzo all'odio e al letame di questa società schifosa che accusa anche me perché difendo la tua dignità. La mia carezza è per te.

Il disegno di Simone

2 commenti:

carolina verzeletti ha detto...

A volte sento che non mi resta che piengere davanti a certe cose...è quel maledetto senso d'impotenza davanti a questi automi del sistema.

gianni ha detto...

Hai detto bene, automi del sistema. E non sanno neanche di esserlo, per loro l'autoritarismo è la cosa più giusta al mondo.

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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