Una citazione al giorno

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sabato 31 marzo 2012

Utilità del lavoro secondo un libro di grammatica

A cosa dovrebbe servire il lavoro? Naturalmente alla formazione del benessere sociale, a soddisfare le necessità non soltanto personali, ma di tutta la collettività. In quest'ottica, va da sé che ogni lavoro diventerebbe importante e ogni lavoratore/trice rivestirebbe la medesima importanza nella società. Ma per un libro di grammatica quest'obiettivo comunitario del lavoro non deve far parte del bagaglio culturale dei giovani.
Si tratta del testo scolastico dal titolo 'Parole in riga', scritto da Silvia Fogliato, casa editrice Loescher, dove si invita l'alunno/a ad analizzare la seguente frase: 'Tu lavorerai per la gloria, ma a me interessano i soldi'.
Questo è un tipico esempio di come la scuola fornisca sempre elementi precisi (pochi e accuratamente scelti), affinché il cervello possa elaborare un altrettanto preciso pensiero, non un altro. E dato che a farne le spese sono i giovanissimi (la futura società), l'elaborazione dei dati forniti dal testo non riguarda soltanto il cervello, ma soprattutto la coscienza. Quindi, nel caso specifico, il libro offre alla mente del giovane e alla sua coscienza solo due opzioni possibili in merito all'utilità del lavoro:
1) si lavora per la gloria.
2) si lavora per acquisire superiorità economica, quindi potere sugli altri.
Abolito il valore sociale del lavoro! Non esistono altre opzioni! E ammesso che qualcuno possa scegliere di lavorare per la gloria, ciò significa che siamo di fronte a:
1) uno che possiede già tanti soldi per cui il lavoro è solo un'attività secondaria.
2) uno che pone come obiettivo la fama e il successo, quindi potere economico, quindi dominio sugli altri.
In ogni caso, come fanno tutti i mass media e coerentemente al sistema imposto, al giovane viene offerto sempre e solo un modello di superiorità, di competizione, di potere economico, di dominio sugli altri. Secondo i principii del libro in questione, sarebbe andata benissimo anche l'opzione 'a me interessa sposare il figlio o la figlia di Berlusconi'. Ecco come si aiutano i ragazzi e le ragazze a crescerli nel pensiero unico, acritico, e nell'ambizione del dominio che non genera mai armonia sociale, tutt'altro.

P.S. A scanso di equivoci, avere tanti soldi non è un problema, lo è quando il modello gestionario della società è quello attuale, statale, capitalistico, gerarchico, autoritario.

Nessun commento:

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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