Genova 2001-2026: a 25 anni dall'uccisione di Carlo Giuliani
Coltivare la pace: l'infanzia contro la competizione
La scuola come agenzia di conservazione: quando l'istruzione alimenta la superstizione sociale
Bisogna scavare un po’ in profondità nelle coscienze della folla conformata e plasmata dalla scuola per rendersi conto che, ancora oggi, essa ragiona in modo errato come faceva in passato riguardo alla natura umana - intesa come entità biologica e genetica - ritenendo che la malvagità umana appartenga solo a certi strati della popolazione, a determinate categorie sociali o a specifiche razze. Sì, proprio razze!
La ricostruzione di una morale umana passa attraverso la descolarizzazione della società
Il bambino cresce immerso in un contesto specifico, plasmato da logiche educative e radicato in una determinata cultura. Fin dai primi anni, assorbe modelli di pensiero e comportamento che diventano la lente attraverso cui interpreterà il mondo per tutta la vita. E qual è l’insegnamento più profondo che i bambini ricevono dalla nostra cultura? Quello dell’autoritarismo: l’idea che ogni problema trovi soluzione nella punizione, nel controllo, nella repressione.
Burocrazia a scuola: l'utopia delle regole.
- Dal suo libro 'L'utopia delle regole' (The Utopia of Rules: On Technology, Stupidity, and the Secret Joys of Bureaucracy).
- Edizione italiana: 'Burocrazia, perché le regole ci perseguitano e perché ci rendono felici'. Il Saggiatore, 2016.
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| L'edizione italiana |
Educazione sessuo-affettiva a scuola? Anche no!
Il mondo che desideriamo è già dentro il bambino!
Da dove proviene la parola 'cultura'? Etimo e distruzione del luogo comune.
Dalla cultura del conflitto non può nascere una società di pace
Da dove giunga la violenza che vediamo nella società è risaputo. E' una questione di assetto strutturale e culturale della società. Del resto, è sufficiente aggiornarsi sui testi specifici più aggiornati o sui vari esperimenti scientifici compiuti per constatare come delle persone pacifiche possono diventare carnefici e vittime tra di loro quando vengono poste in un tipo preciso contesto relazionale, coercitivo e gerarchico, com'è questa società.
Le case editrici fasciste e l'intelligenza perduta
Guerre e conflitti sorgono ubbidendo alla nostra cultura
Il povero oppresso ama il ricco che lo opprime
La scuola disintegra la coscienza critica degli individui
Nel corso dei secoli, in tutto il mondo, c'è stato un poderoso e progressivo aumento della scolarizzazione, accompagnato da una capillare diffusione delle informazioni per mezzo di sempre più nuove e potenti tecnologie. Ma occorre chiarire una cosa: tutte le informazioni che passano attraverso il mondo dei mass-media - di cui la scuola fa parte ed è anzi il mezzo di comunicazione di massa più importante perché si rivolge a un 'pubblico' sensibilissimo, ingenuo e con una mente ancora in formazione - sono filtrate e vidimate da coloro che gestiscono il potere a livello centrale.
Perché la guerra?
Manifestazioni per la pace? Ancora? E quale pace?
E adesso, tutti i sostenitori dello stato, cioè tutti coloro che hanno sempre accusato gli anarchici di essere degli utopisti, dei sognatori, quando non dei terroristi e chi più ne ha più ne metta, dovranno ammettere, se ne hanno il coraggio, che i loro bei discorsi sulla pace e sull'amore fra i popoli garantiti dalla loro 'civiltà statuale' non erano soltanto delle falsità e anche piuttosto palesi, ma anche tutta una serie di frasi fatte, una vera dottrina religiosa, un catalogo di locuzioni retoriche tirate fuori alla bisogna. Che la pace sia impossibile da raggiungere attraverso lo stato, questo, i sopracitati, non lo ammetteranno mai! Infatti, proprio in questi giorni, stiamo assistendo a uno spettacolo mediatico indecoroso, miserevole, deprimente e imbarazzante, quello dove intellettuali e giornalisti, arrampicandosi sugli specchi, fanno a gara, con l'uso esagerato della retorica propagandistica, a chi nasconde meglio la verità, quella che dice palesemente che lo stato non è altro che un'organizzazione militare e non può fare a meno delle sue care armi e delle guerre.
In tv e altrove non vediamo altro che cicisbei di stato, vassalli di regime, che non sanno più come fare per dire, nonostante l'evidenza, che la pace è una bella cosa, ma alla fine dobbiamo usare sempre le bombe, e i nostri arsenali devono essere sempre pieni e pronti. Pronti a cosa? Ovviamente pronti alla difesa da qualche attacco. Attacco da parte di chi? Degli anarchici o degli altri stati? La risposta è ovvia, e smentisce tutta la loro propaganda, ed eccola qui la risposta: lo stato, in qualunque modo lo si voglia aggettivare, e nonostante tutte le manifestazioni per la pace, è sempre guerra. E' questa la verità che si tende a nascondere, che non si può ammettere. Una tale ipocrisia da parte dei suddetti vassalli riassume perfettamente il carattere di un sistema organizzativo che si fonda sulla cultura della competizione e del disciplinamento, che è quella che viene inculcata a tutti i bambini attraverso l'addestramento scolastico prima, e il proseguimento di quell'addestramento nella società scolarizzata dopo.
I popoli, le persone ancora sane di mente, non vogliono la guerra, vogliono la pace, quella totale, la attendono da 5000 anni, ma non hanno capito che devono prendersela, come la libertà, ma senza delegare a chi dice loro 'ghe pensi mi'! Infatti le persone, i popoli oppressi, non potranno mai ottenere la pace, e nemmeno la libertà e la giustizia, finché continueranno a credere e sperare in questo sistema oppressivo chiamato 'status', finché crederanno nei governi, nelle loro promesse. Avete mai visto un governo rinunciare all'esercito o alle spese militari? Parliamo dei tagli alla sanità? Quelli sì che li fanno, eccome! Insomma, al di là della retorica pacifinta, tutti sanno che questo è un sistema violento e guerrafondaio di cui sbarazzarci, ma è difficile ammetterlo perché lo stato è come la religione, è una religione a cui si crede per fede, cioè a prescindere, per cultura assorbita! Liberiamo i bambini dalla scuola e dalla cultura competitiva con cui vengono allevati. Liberiamo i bambini dal loro obbligo di dover essere, dover fare, dover dire, dover pensare...e avremo finalmente un mondo diverso, giusto, libero! 'Giro giro tondo, cambia il mondo', canta Gaber! E' l'unica via! Viva la controcultura!
Il motivo della rinascita del fascismo nel mondo civilizzato
L'essere umano nasce cattivo?
La banalità dell'Intelligenza Artificiale
Ex-ducere e altre fandonie
Gli schiavi non devono pensare, devono solo marciare e marcire!
'Ragazzino, che fai in un angolo, muto? Attento che chiamo lo psicologo! Andiamo! là fuori c'è una vita di competizione, di produzione e consumo, quella è la realtà, unisciti alla massa in moto, non sognare, se ti fermi sei perduto, devi adattarti alla gara, non essere diverso dagli altri, non vedi come lavorano, lavorano, lavorano..? Non vedi anche quegli altri? Quali altri? Quelli che corrono lo stesso perché non hanno un lavoro e devono trovarlo per campare? Quella è gente responsabile, non tu! Non pensare, figliolo, iscriviti in palestra, gioca a calcio, fai karate, pallacanestro, gare di tuffi, atletica, pugilato. Fai vedere quanto sei forte! Fai tutti i corsi che ti propongono i miei insegnanti, così avrai dei crediti a scuola e alla fine ti dichiarerò maturo! Ma se proprio vuoi stare fermo e pensare, fallo solo per strategia militare, per battere un avversario, puoi quindi iscriverti a dei campionati di scacchi, usa la tua fantasia solo in funzione del conflitto e per vincere una medaglia, te la dò volentieri, sai? Oppure puoi pensare nel modo che voglio io, con ciò che voglio io, perciò ti fornirò i miei libri, i miei filosofi, ben inteso solo quelli che alla fine ti conducono sempre a me e a questa società, non un'altra. Ma non pensare per conto tuo al tuo essere, ai tuoi desideri più reconditi, non riflettere in autonomia, non trovare altre soluzioni, non inventare nuovi mondi e nuove possibilità. Sii serio e rinnega l'utopia! Se ti fermi a pensare significa che ozi, e io cosa ti ho sempre insegnato? Ti ho sempre insegnato che l'ozio è il padre dei vizi, e tu non dovrai mai scoprire che l'ozio è invece una santa virtù. L'ozio è rivoluzionario, risveglia il bisogno di libertà, ti allontana dalla società dei padroni... Rifuggi il pensiero e avanti marsh! Unò, duè, unò, duè.. Produrre, produrre!'









