Una citazione al giorno

Una citazione al giorno -
Data Rivoluzionaria

Coltivare la pace: l'infanzia contro la competizione

 


N
on sono la guerra e la competizione a portare felicità nei cuori, ma la pace e la solidarietà. Un individuo è felice quando vive in pace: su questo, tutti gli uomini e le donne di buon senso possono concordare. 
Prendiamo ora un bambino non ancora scolarizzato e lasciamolo interagire liberamente con gli altri. Poiché è ovvio che cercherà il proprio piacere e la propria felicità, è naturale che ricerchi rapporti pacifici e solidali, non il conflitto. Scapperà da chi non lo rende felice e cercherà legami e amicizie sincere. Per sua natura, l’infanzia è priva di sovrastrutture: al bambino non importa il colore della pelle, le religioni o i confini nazionali. Non conosce il significato della parola 'nemico'. Il bambino naturale possiede inoltre una fantasia straordinaria. Perché, dunque, non permettergli di crescere preservando questa natura? Cosa crediamo di 'migliorare' mandandolo a scuola, formandolo per essere un ingranaggio di questa società progettata appositamente per essere violenta e distorta? 
Al contrario, rischiamo di peggiorarlo, inculcandogli una cultura fondata sul conflitto, sulla competizione, sulla punizione per chi sbaglia e sulla ricompensa per chi obbedisce. Eppure ogni essere vivente nasce con un unico desiderio: vivere in pace e godere della felicità che deriva dall’essere libero e in relazione solidale con gli altri. 
La scuola serve solo se l’intento è spezzare il legame spontaneo e naturale che unisce l’individuo al suo prossimo e al circostante. E ci riesce benissimo.

Nessun commento:

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

Lettori fissi