Una citazione al giorno

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Data Rivoluzionaria

Educazione sessuo-affettiva a scuola? Anche no!

 


 La scuola, fino a oggi, ha portato avanti il suo 'programma occulto' talmente efficacemente e all'insaputa della maggior parte dei suoi attori (docenti, studenti, ata...), da imporsi, nell'immaginario collettivo, come il luogo sacro e insostituibile, unico, della Sapienza Universale. Che ingenuità e quale errore! Perciò, di fronte allo sfacelo sociale, la gente la invoca ancora come soluzione di ogni problema invece di riconoscerla come causa. E' un circolo vizioso progettato per impedire il cambiamento e, anzi, peggiorare le cose. Ricordiamo a tutti che l'introduzione dell'obbligo di istruzione scolastica è stato voluto dalle classi egemoni, se ne indovini il motivo. Il dramma è vedere un popolo che difende la scuola anziché lottare per smantellarla, chiamandola anche a risolvere questioni intime come l'educazione sessuale. 
 La scuola - chiederà l'ingenuo - non dovrebbe quindi insegnare l'educazione sessuo-affettiva? Assolutamente no, risponderemo noi. Pochi lo comprenderanno. E questo perché la scuola è riuscita a farsi percepire come l'unico sacro totem del Sapere Universale, a cui delegare tutto, anche il personale, il privatissimo. Se avessimo chiesto a Pasolini cosa pensasse dell'educazione sessuale inculcata nelle scuole, ci avrebbe risposto ripetendo le parole che aveva scritto nel 1975: «Mi angoscia letteralmente l'idea che vi venga aggiunta una educazione sessuale». Così scriveva il poeta e pedagogo Pasolini nel suo articolo per il Corriere della Sera dove, tra l'altro, indicava nell'abolizione della scuola la soluzione del problema della violenza sociale.
Allo stesso modo, il famoso pediatra e pedagogo Marcello Bernardi - chi non lo conosce farebbe bene a documentarsi - sosteneva che introdurre l'educazione sessuale nei programmi scolastici fosse un vero abominio. Probabilmente molti lettori non ne comprenderanno il motivo, neppure se lo si spiegasse (e non lo faremo qui), fintanto che continueranno colpevolmente a considerare la scuola come un’autorità illuminata e astratta davanti alla quale prostrarsi con reverenza come di fronte a un altare. Sbagliano coloro che temono che l’assenza dell’educazione affettiva nelle scuole provocherebbe danni: è esattamente il contrario (rimandiamo ancora a Pasolini per la spiegazione del nesso tra la scuola e l’origine della violenza sociale). 
Quei governi che si rifiutano di introdurre vim legis l'educazione sessuo-affettiva nelle scuole non lo fanno perché, come pensa la maggior parte della gente, non vogliono che i giovani imparino il rispetto o l'amore, ma lo fanno perché sono governi ignoranti (essendo essi espressione della massa e credono anche loro che la scuola emancipi) e quindi, alcune volte, quel tipo preciso di governo, vietando certe cose che qualcuno vorrebbe fossero imposte col metodo scolastico, fa inconsapevolmente del bene. Domandiamoci piuttosto come mai la chiesa - somma maestra di oscurantismo e conservatorismo - vuole invece che i giovani imparino l'amore all'interno delle celle scolastiche, con registri, griglie, schemi, obblighi, decaloghi, divieti, obiettivi e voti, e non, invece, come sarebbe giusto e ovvio, nella libera, gioiosa, serena, non competitiva e plurale relazione con il prossimo, di qualsiasi sesso esso sia, e seguendo spontaneamente il sentimento innato che, essendo tale, non può e non deve mai essere insegnato da alcuno, men che meno da 'specialisti' scolarizzanti affiliati al sistema. Riflettiamoci.

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Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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