Una citazione al giorno

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Data Rivoluzionaria

La scuola come agenzia di conservazione: quando l'istruzione alimenta la superstizione sociale

 


B
isogna scavare un po’ in profondità nelle coscienze della folla conformata e plasmata dalla scuola per rendersi conto che, ancora oggi, essa ragiona in modo errato come faceva in passato riguardo alla natura umana - intesa come entità biologica e genetica - ritenendo che la malvagità umana appartenga solo a certi strati della popolazione, a determinate categorie sociali o a specifiche razze. Sì, proprio razze! 
Se andiamo a indagare, come accennavamo, emerge che per la maggior parte delle persone - anche se faticano ad ammetterlo apertamente - le razze umane esistono davvero, così come esisterebbero inclinazioni criminali di origine genetica, come ai tempi di Lombroso. La prova? Basta leggere i commenti sotto un titolo di giornale come 'giovane uomo rapina un negozio in centro': subito qualcuno chiede: 'Di che nazionalità è?', oppure: 'Sarà un drogato?', o ancora: 'Vengono dalla periferia a fare danni in centro'. E via dicendo. Difficilissimo far ragionare queste persone sui meccanismi sociopolitici che sono alla base delle decisioni e obbligano certe persone a compiere certe azioni. Ripetiamo: meccanismi sociopolitici. Siamo quindi purtroppo ancora ai tempi di Lombroso, anche se lo si vuol negare, immersi nell’ignoranza pseudoscientifica delle 'razze umane' e delle categorie sociali classificabili. 
Eppure, proprio le masse scolarizzate (cioè istruite e educate dalla cultura imperante) insistono nel dire che la scuola serve a formare il pensiero critico e a emancipare. Sciocchezze! Come constatiamo ogni giorno, essa fa esattamente il contrario: nella realtà dei fatti, la scuola è il luogo dove vengono perpetuati e alimentati concetti di conservazione, stereotipi e superstizione. 
Ed è su questa base valoriale, sulla nostra cultura, su questo strato solido di ignoranza profonda, che certi politici fanno leva per poi avere consenso. E ce l'hanno! E dato che la scolarizzazione è un fenomeno mondiale, è chiaro che i suoi risultati non sono osservabili soltanto in Italia. Poi, un giorno, per caso, ci capita di osservare dei bambini che se ne fregano delle razze, delle religioni, del colore della pelle e di ogni 'provenienza' e diciamo allarmati: 'dobbiamo portarli a scuola, altrimenti chissà cosa ci diventeranno!' Eh già, cosa ci diventeranno? Non sia mai poi che ci ritroviamo con qualcuno di diverso da noi, qualcuno davvero umano e che non saprà che farsene dei governi! - come dicono padroni, presidenti, dirigenti e governanti d'ogni risma.

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Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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