Una citazione al giorno

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sabato 3 dicembre 2011

'Questo ragazzo è poco scolarizzato'

Di fronte a uno studente dal carattere esuberante, quante volte ho sentito dire dai miei colleghi 'questo ragazzo è poco scolarizzato'. Cosa intendono comunemente i docenti per 'scolarizzazione'? Stare bravi, tranquilli, inquadrati, imbancati, rispettare le regole, chiedere il permesso per ogni cosa, temere le note e i cattivi voti, non contestare il professore, rimanere sempre attento e pronto, non trascurare i compiti assegnati, fidarsi ciecamente dell'insegnante di turno, non criticare i contenuti e i programmi, non prendere iniziative in maniera autonoma e spontanea, adeguarsi al gioco della competizione, eccetera. C'è da stare ancora sereni di fronte alla scolarizzazione? Per la stragrande maggioranza dei miei colleghi sì, tutto ciò è giusto, doveroso. Mi sembra ovvio che un insegnante (cieco) voglia per i propri studenti le stesse cose di cui la sua coscienza si è impregnata.
Di fronte alla non-scolarizzazione di uno studente, il docente medio è un professionista della punizione che non si accorge neppure che quello studente gli sta dicendo molte cose, in primo luogo che quel tipo di scuola fa male, che forse è il caso di riflettere sul concetto di educazione, formazione, pedagogia. Ho fatto una breve indagine tra i miei colleghi, ho chiesto loro cosa sapessero di pedagogia. Niente, o quasi. Non voglio dire che lo studio della pedagogia risolva miracolosamente e istantaneamente i problemi della scuola e dell'apprendimento, ma quantomeno aiuterebbe i meno attenti al proprio mestiere di educatore a capire il significato delle parole. E tuttavia, anche senza far ricorso alla pedagogia libertaria, i miei colleghi dovrebbero almeno sfruttare la loro intelligenza per capire che scolarizzazione vuol dire standardizzare, appiattire, normalizzare, controllare, mettere in competizione, allenare alla sudditanza, privare la libertà (con tutti i disastri che la privazione della libertà comporta, paure e bullismo in primis).
Il pedagogista Ivan Illich (ma non solo lui) è stato chiarissimo nell'analizzare la scuola quale luogo che ha come fine ultimo quello di produrre sudditi consumatori, individuando nella scuola un 'programma occulto' che è uguale in tutto il mondo!
'Il sistema scolastico ha dappertutto la stessa struttura e dappertutto il suo programma occulto produce gli stessi effetti [...] le scuole sono sostanzialmente simili in tutti i paesi, siano essi fascisti, democratici o socialisti, ricchi o poveri, grandi o piccoli. L’identità dei sistemi scolastici ci costringe a riconoscere la profonda identità, su scala mondiale, del mito, dei modi di produzione e dei metodi per il controllo della società, nonostante la grande varietà di mitologie nelle quali il mito si esprime'.
Così tremo tutte le volte che sento dire 'bisogna scolarizzare questo ragazzo'. Povero cristo, così piccolo e già così controllato e condannato.
Invito i colleghi a porre dubbi cartesiani sul loro lavoro e anche sul lessico adoperato, ormai troppo incancrenito e stantìo, a tal punto che non si bada più neanche al significato delle parole. A proposito, riguardo al POF (Piano dell'Offerta Formativa), i miei colleghi dovrebbero facilmente capire che tale acronimo è più coerente e veritiero se alla vocale 'O' si fa corrispondere la parola 'Obbligo' (Piano dell'Obbligo Formativo), perché tale è, se davvero vogliamo metterci dalla parte di chi è costretto a stare per cinque ore al giorno in un banco, tutti i giorni, per anni e anni. E ci si deve sorprendere se poi un ragazzo si dimostra 'esuberante'?

P.S. Prestate attenzione anche alla formula strausata (ma sempre disattesa) 'la centralità dello studente'.

Approfondimento:
'Descolarizzare la società' di Ivan Illich (scaricabile).

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Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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