Una citazione al giorno

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venerdì 9 dicembre 2011

La classe preferisce il gatto nero dell'anarchia

Impazzano in classe i gatti neri anarchici, oggi me ne hanno regalati ancora due (vedi disegni a fine post), se continua così inaugurerò presto una 'sezione felinA' in questo blog*.
Perché questi disegni sono importanti? Primo perché sono spontanei (non imposti), secondo perché sono l'espressione della voglia di comunicare che quell'argomento piace, fa parte dello studente, e lo vuol dimostrare con orgoglio. Non càpita la stessa cosa quando si tratta di argomenti ritenuti noiosi o inutili, ad esempio non ho mai visto disegnare spontaneamente un Cavour o un Leopardi e poi mostrarlo con orgoglio.
Il gatto nero anarchico è diventato l'eroe di questa classe terza (13 anni), altro che Garibaldi! Ci sarebbe da chiedersi il motivo di tanto interesse nei confronti dell'anarchia da parte dei ragazzini, la spiegazione è relativamente semplice: l'Uomo nasce anarchico e con il tempo assimila dallo Stato e dalla Chiesa quelle sovrastrutture artificiali (regole, norme, leggi, comandamenti) che occultano, sostituiscono e annientano l'originale sistema di leggi naturali. I bambini sono molto più vicini all'anarchia rispetto all'adulto, hanno un'età che permette loro di riconoscersi nell'anarchia, in quanto persone ancora libere. Più si è giovani, più si è vicini all'anarchia, più si percepisce la libertà e la si ama (e allo stesso tempo si capiscono le prigioni imposte dalle leggi dello Stato e della Chiesa). Ben lo sapeva il poeta anarchico Giovanni Pascoli. Con l'anarchia ci si ama, e si amano anche la vita, la Natura e gli altri.

Il primo gatto nero di Sabrina


Non li trovate anche voi meravigliosi?

Eccone un altro.

* realizzata la zonA felinA, vedere scheda.

2 commenti:

elenamaria ha detto...

Sì, sono meravigliosi. Come il tuo lavoro. Come il modo con il quale svolgi il tuo lavoro. Ho anch'io una gatta nera, ribelle e libertaria come tutti i gatti neri. Si chiama Nennella. Complimenti e grazie per renderci partecipi di queste tue straordinarie esperienze.

gianni ha detto...

Grazie, elenamaria, per le tue parole. Una caro saluto a te e a Nennella.

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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